Il Tirreno

Livorno

Alluvione a Livorno

Alluvione, l’accusa dell’ex capo della protezione civile sulla notte maledetta

di Enrico Paradisi
L'ex dirigente della protezione civile comunale Leonardo Gonnelli
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L'ex dirigente della protezione civile comunale Leonardo Gonnelli

Livorno, Leonardo Gonnelli: un sindaco deve stare in plancia

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LIVORNO. «Quando c'è un'emergenza, in plancia ci deve essere il sindaco, coadiuvato dalla struttura che si è dato». Lo ha detto ieri, al debutto della commissione di indagine comunale sull'alluvione, l’ex dirigente della protezione civile comunale Leonardo Gonnelli, spostato da Nogarin alla dirigenza del traffico cittadino quattro settimane prima dell’alluvione e sostituito con il comandante dei vigili urbani Riccardo Pucciarelli.

Pungolato da Elisa Amato (Fi) sulle differenze introdotte con l'avvento della nuova macrostruttura comunale, Gonnelli ha spiegato come era organizzata la protezione civile quando era responsabile lui e poi dirigente, e come è stata organizzata in seguito.

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IL PROGETTO-GONNELLI. Il progetto del 2014 nasce con un'idea che doveva essere questa: il dipartimento nazionale è in staff dal consiglio dei ministri, Enrico Rossi in Regione lo ha in staff, così come il presidente della provincia. «Mi sembrava interessante fare la stessa cosa in Comune - ha detto Gonnelli - cioè mettere il dipartimento di protezione civile in staff con il sindaco».

Allora fu la giunta a creare un progetto innovativo: la protezione civile diventava non solo soccorso, assistenza e ripristino, ma un nucleo per poter lavorare in termini di previsione e prevenzione. L'ufficio si componeva di 6 persone, compreso Gonnelli, 3 amministrativi e tre tecnici, e di 4 tecnici che lavoravano alla prevenzione. «Eravamo avanti, e prima che arrivasse la nuova normativa avevamo già impostato il lavoro», ha aggiunto il dirigente geologo: «In caso di emergenza avevamo la possibilità di unire le due parti, cioè 10 persone che insieme creavano un sistema flessibile».

LA RIFORMA NOGARIN. «Nella nuova struttura si è deciso di far diventare la protezione civile un ufficio incastonato nella polizia municipale - ha continuato il sindaco -. Questo innesto ha comportato che di là andassero 4 persone, mentre la parte della prevenzione è stata di fatto smantellata e tendendo al soccorso e ripristino senza valorizzare la parte della prevenzione, che ora è stata in parte innestata nel settore ambiente. La macrostruttura è andata verso un coordinamento di attività con persone laureate in giurisprudenza al posto di tecnici del settore».

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«Fermo restando che dovrebbe stare in staff con il sindaco - ha ripetuto Gonnelli - per paradosso la protezione civile la potete mettere anche a villa Serena, non con gli assistenti sociali, ma con le persone che hanno le competenze giuste».

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«CON LA VECCHIA STRUTTURA LA RISPOSTA SAREBBE STATA DIVERSA». A Marco Galigani (M5s) che ha domandato se il sindaco doveva essere avvisato anche secondo il vecchio piano di protezione civile, ancora vigente, Gonnelli ha risposto in maniera eloquente: «Quando c'è un'emergenza in plancia ci deve essere il sindaco, coadiuvato dalla struttura che si è dato».

Così come a una domanda di Daniele Galli (M5s) si lascia scappare che «con la struttura "pre-macrostruttura” la risposta all'allarme sarebbe stata sicuramente diversa». «Quando c'è un'allerta arancio - ha concluso Gonnelli - dopo aver esaminato il tempo e analizzato le previsioni per capirli, avvisati i tecnici reperibili, Asa e Aamps, l'ufficio stampa comunale e i volontari, si deve contattare il sindaco per evidenziare la possibilità di mandare l'allerta telefonica per avvisare ulteriormente la popolazione. Poi scatta il soccorso. Questo è stato fatto per 11 anni, quando ero responsabile della protezione civile».


 

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