Toscana
L’ultimo viaggio del dottor Bechere è sulle spalle dei suoi ragazzi
Livorno, in centinaia al funerale del medico sportivo scomparso giovedì 12 ottobre a 57 anni. Il ricordo di don Kownacki: «Quando lo incontravi vedevi splendere il sole»
LIVORNO. Colleghi, amici, parenti. Ma soprattutto ragazzi di ogni età. Una chiesa gremita ha dato l’ultimo saluto ad Alessandro Bechere e il pomeriggio in Banditellla è stato colorato dalle divise dei tanti sportivi che si sono presentati per dare l’ultimo saluto al medico scomparso l’altro giovedì 12 ottobre. A don Piotr Kownacki il difficile compito di convincere una platea di persone abituate ai minuti di recupero e al triplice fischio finale che stavolta, dopo l’ultima sirena, si continuerà a giocare. E che la morte non è una sconfitta quando il ricordo vale più di un tiro da tre punti realizzato o un campionato vinto. Perché il «Doc», come lo chiamavano quelli della Pielle, sarà sempre lì con loro.
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In prima fila la moglie Raffaella e le figlie Ilaria e Francesca non hanno mai smesso di guardare il feretro sul quale era stata messa una sciarpa biancazzurra. In chiesa tante personalità livornesi. La Pielle, ovviamente, era una delle società più rappresentate, con i giocatori della prima squadra. Accanto dirigenti e molti tesserati. A tingere di verde la chiesa, sparsi qua e là, sono stati i tanti atleti dell’Atletica Livorno che hanno avuto Bechere come dirigente e come medico. Molti altri personaggi legati allo sport non sono voluti mancare.
Presente anche una delegazione del Livorno Calcio, con i calciatori Gasbarro e Morelli, con Alessandro Doga e l’addetto stampa Paolo Nacarlo. «Ogni volta che lo incontravi – ha detto don Piotr – era come vedere splendere il sole». La messa si è conclusa con il saluto di Paolo Razzauti, che Bechere conosceva benissimo. «Un anno fa mi disse quello che gli era accaduto e dopo qualche lacrima gli tornò il sorriso e mi ringraziò per averlo inserito nella fede. Poi mi chiese di stargli vicino, sia con le preghiere che con qualche telefonata. Ci siamo sentiti spesso, anche pochi giorni fa. Questo momento di dolore non deve essere inutile, ma deve aiutarci a non far mai spegnere quel sorriso luminoso che rimarrà nel cuore a tutti». A portare il feretro fuori dalla chiesa, proprio come il «Doc» aveva chiesto, sono stati i giocatori di basket della Pielle che, prima di prenderlo sulle spalle, hanno scandito l’urlo che ogni domenica fanno prima delle partita.
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