Il Tirreno

Livorno

Tirrenia, bocciati dal Tar i canoni delle spiagge

Tirrenia, bocciati dal Tar i canoni delle spiagge

Vittoria per 23 gestori di stabilimenti balneari dal Calambrone a Marina di Pisa: hanno pagato più del dovuto. I giudici: sono stati utilizzati parametri sbagliati

2 MINUTI DI LETTURA





TIRRENIA. Hanno pagato più di quanto avrebbero dovuto. Un esborso eccessivo frutto di un errore nell’applicazione dei parametri Omi (Osservatorio mercato immobiliare) per il calcolo del canone sulle aree demaniali dove insistono bar e ristoranti. E dopo aver duellato per anni contro Comune e Agenzia del Demanio di Livorno hanno vinto.

Sono 23 proprietari di altrettanti stabilimenti balneari allineati tra Marina di Pisa e Tirrenia. Il Tar ha annullato gli atti con cui per i canoni del 2009 e in alcuni casi anche negli anni a seguire, Comune di Pisa e Demanio hanno preteso il saldo di un importo alla base del quale c’era un calcolo errato almeno per la voce degli arenili sui quali si trovano quelli che in gergo si chiamano impianti di difficile rimozione.

Non le cabine, per intenderci, ma i bar e i ristoranti. Dovevano considerare un parametro e, invece, nel conteggio ne hanno adottato un altro. Peggiorativo per i privati che si sono visti lievitare la cifra da versare. Prima hanno saldato, poi si sono rivolti ai legali. Per almeno 19 posizioni (legate al sindacati Sib) l’assistenza è stata curata dall’avv. Alberto Giovannelli, il resto dall’avv. Giuseppe Toscano.

In tutto i balneari nel tempo preso in esame davanti ai giudici amministrativi hanno versato circa 530mila euro. Non sono i soldi da dover restituire. La quota eccedente da dover incassare ancora non è stata calcolata. Di sicuro i titolari degli stabilimenti sono pronti ad avviare un’azione di recupero crediti verso Comune e Demanio per i soldi pagati e non dovuti. Dal 2015 i canoni richiesti ai balneari non risentono più di quella maggiorazione che ha portato lo scontro in Tribunale.

L’inghippo chiarito dal Tar nasce dall’applicazione della Finanziaria del 2007 con la quale il governo «disponeva la rideterminazione dei “canoni annui per concessioni rilasciate o rinnovate con finalità turistico-ricreative di aree, pertinenze demaniali marittime e specchi acquei” stabilendo, per quanto di interesse, una articolata tariffazione in relazione alle aree scoperte, a quelle occupate “con impianti di facile rimozione” e a quelle occupate con “impianti di difficile rimozione”».

La tesi dei balneari accolta dal tribunale amministrativo è che «non sia intervenuta la scadenza della concessione demaniale marittima rilasciata alla ricorrente, ma il suo rinnovo automatico, con la consequenziale esclusione dell’acquisizione al patrimonio dello Stato, quale pertinenza, degli impianti di difficile rimozione». (p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web