Italia
La cassa di espansione del rio Maggiore è una palude di melma
di Nicolò Cecioni
Ecco la seconda del viaggio lungo il rio Maggiore nel tratto dal ponte delle Valicelle al mare. Andiamo alla scoperta dei corsi d’acqua che fino ad un mese fa sconosciuti ai più e saliti tragicamente...
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Ecco la seconda del viaggio lungo il rio Maggiore nel tratto dal ponte delle Valicelle al mare. Andiamo alla scoperta dei corsi d’acqua che fino ad un mese fa sconosciuti ai più e saliti tragicamente alla ribalta per l’alluvione del 10 settembre.
di Nicolò Cecioni
LIVORNO
Il ponte in via delle Vallicelle è stato uno dei primi a essere ricostruito. L’acqua se lo era portato via e nei primi giorni gli abitanti dell’omonima località dovevano guadare il fiume per andare dall’altra parte e raggiungere la città. Oggi il collegamento è stato ripristinato e il passaggio ha superato la prova di carico. Ma i tubi dell’acqua e dell’elettricità sono ancora rimasti pericolosamente sospesi in aria e, con un’altra piena, il rischio è che si stacchino di nuovo.
A proposito di piena, se ne dovesse arrivare una, l’argine che è stato creato dopo l’alluvione per difendere il ristorante Limoncino probabilmente verrebbe giù. Il piccolo rigagnolo che arriva dal bosco era stato intubato prima del locale per poi confluire nel rio Maggiore. Ma la potenza della piena è stata tale che l’acqua è uscita fuori dal tubo, allagando tutto e distruggendo il locale. Adesso il letto del torrente è stato pulito e in prossimità della tubatura è stato innalzato un argine.
«Hanno costruito una sorta di diga – spiega Leonardo Vitali, il titolare del ristorante – ma lo hanno fatto con i detriti e il terriccio. Non è solido e se dovesse arrivare un’altra piena, verrebbe giù subito». Sono venuti giù, invece, gli argini e i muri divisori di tutta la località del Limoncino. Chi aveva l’orto accanto agli argini, adesso si ritrova solamente un ammasso di melma, rifiuti e fango. E possono ritenersi “fortunati” quelli che non hanno avuto l’acqua dentro casa, visto che buona parte delle abitazioni sono state sommerse. Un esempio è la villetta della famiglia Pannunzio, lungo la strada della Valle Benedetta, venendo giù dal Limoncino. Loro, quella notte, trovarono riparo sul tetto e attesero due ore sotto la pioggia prima di essere tratti in salvo da un parente. Adesso il livello del fiume si è abbassato, la mota che ricopriva il giardino si è asciugata e l’argine è stato risistemato. Ma di lavoro ce n’è ancora tantissimo, lo testimoniano i sacchi gialli di terra antipioggia che sono stati posizionati all’ingresso dell’abitazione.
I ponti lungo il rio alla periferia di Livorno hanno retto. Quasi tutti, però, hanno perso i guardrail, che sono sparsi in qua e in là lungo il tragitto del fiume. In alcuni casi sono stati ricostruiti, altrove si è deciso di proteggere il bordo strada con i new jersey.
La cassa di espansione del Maggiore si trova subito prima di Salviano. Lo scorso 11 settembre era una vera e propria piscina marrone alta più di 2 metri. Adesso sembra una palude melmosa cosparsa di rifiuti di ogni genere. Lì alcune ruspe lavorano incessantemente per ricostruire gli argini e pulire il letto. Proseguendo lungo il fiume, si entra nel quartiere di Salviano, passando proprio attraverso l’omonima via. Il passaggio è stato appena ripristinato ed è ancora ben visibile la forza distruttrice dell’ondata di piena. I palazzi accanto all’argine hanno subito danni enormi: muri venuti giù e seminterrati finiti andati sott’acqua.
Andando avanti, il rio svolta verso sud, passando sotto via del Levante e arrivando alla Rosa. Anche nel primissimo tratto di via di Popogna la devastazione è totale, con le mura del cimitero che sono crollate e le abitazioni che ancora oggi sono ricoperte dai detriti. Il ponticello sopra via dell’Ardenza ha subito dei danni, il muricciolo è stato ricostruito e ancora oggi è sorretto da alcuni ponteggi. Subito dopo quel che resta dell’azienda Biricotti, prima dei campi da calcio del Livorno 9, il rio Maggiore si incanala nella tombatura. Un autentico tunnel della morte voluto nel 1986 proprio per evitare allagamenti, ma che è costato la vita alle quattro persone nella villetta di via Rodocanacchi. A soli trecento metri dalla foce del fiume, che si trova all’interno dell’Accademia Navale.
di Nicolò Cecioni
LIVORNO
Il ponte in via delle Vallicelle è stato uno dei primi a essere ricostruito. L’acqua se lo era portato via e nei primi giorni gli abitanti dell’omonima località dovevano guadare il fiume per andare dall’altra parte e raggiungere la città. Oggi il collegamento è stato ripristinato e il passaggio ha superato la prova di carico. Ma i tubi dell’acqua e dell’elettricità sono ancora rimasti pericolosamente sospesi in aria e, con un’altra piena, il rischio è che si stacchino di nuovo.
A proposito di piena, se ne dovesse arrivare una, l’argine che è stato creato dopo l’alluvione per difendere il ristorante Limoncino probabilmente verrebbe giù. Il piccolo rigagnolo che arriva dal bosco era stato intubato prima del locale per poi confluire nel rio Maggiore. Ma la potenza della piena è stata tale che l’acqua è uscita fuori dal tubo, allagando tutto e distruggendo il locale. Adesso il letto del torrente è stato pulito e in prossimità della tubatura è stato innalzato un argine.
«Hanno costruito una sorta di diga – spiega Leonardo Vitali, il titolare del ristorante – ma lo hanno fatto con i detriti e il terriccio. Non è solido e se dovesse arrivare un’altra piena, verrebbe giù subito». Sono venuti giù, invece, gli argini e i muri divisori di tutta la località del Limoncino. Chi aveva l’orto accanto agli argini, adesso si ritrova solamente un ammasso di melma, rifiuti e fango. E possono ritenersi “fortunati” quelli che non hanno avuto l’acqua dentro casa, visto che buona parte delle abitazioni sono state sommerse. Un esempio è la villetta della famiglia Pannunzio, lungo la strada della Valle Benedetta, venendo giù dal Limoncino. Loro, quella notte, trovarono riparo sul tetto e attesero due ore sotto la pioggia prima di essere tratti in salvo da un parente. Adesso il livello del fiume si è abbassato, la mota che ricopriva il giardino si è asciugata e l’argine è stato risistemato. Ma di lavoro ce n’è ancora tantissimo, lo testimoniano i sacchi gialli di terra antipioggia che sono stati posizionati all’ingresso dell’abitazione.
I ponti lungo il rio alla periferia di Livorno hanno retto. Quasi tutti, però, hanno perso i guardrail, che sono sparsi in qua e in là lungo il tragitto del fiume. In alcuni casi sono stati ricostruiti, altrove si è deciso di proteggere il bordo strada con i new jersey.
La cassa di espansione del Maggiore si trova subito prima di Salviano. Lo scorso 11 settembre era una vera e propria piscina marrone alta più di 2 metri. Adesso sembra una palude melmosa cosparsa di rifiuti di ogni genere. Lì alcune ruspe lavorano incessantemente per ricostruire gli argini e pulire il letto. Proseguendo lungo il fiume, si entra nel quartiere di Salviano, passando proprio attraverso l’omonima via. Il passaggio è stato appena ripristinato ed è ancora ben visibile la forza distruttrice dell’ondata di piena. I palazzi accanto all’argine hanno subito danni enormi: muri venuti giù e seminterrati finiti andati sott’acqua.
Andando avanti, il rio svolta verso sud, passando sotto via del Levante e arrivando alla Rosa. Anche nel primissimo tratto di via di Popogna la devastazione è totale, con le mura del cimitero che sono crollate e le abitazioni che ancora oggi sono ricoperte dai detriti. Il ponticello sopra via dell’Ardenza ha subito dei danni, il muricciolo è stato ricostruito e ancora oggi è sorretto da alcuni ponteggi. Subito dopo quel che resta dell’azienda Biricotti, prima dei campi da calcio del Livorno 9, il rio Maggiore si incanala nella tombatura. Un autentico tunnel della morte voluto nel 1986 proprio per evitare allagamenti, ma che è costato la vita alle quattro persone nella villetta di via Rodocanacchi. A soli trecento metri dalla foce del fiume, che si trova all’interno dell’Accademia Navale.
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