Il Tirreno

Livorno

Sport in lutto per morte di Alessandro Bechere, gli amici: "Il tuo sorriso ci mancherà"

di Francesco Parducci
Sport in lutto per morte di Alessandro Bechere, gli amici: "Il tuo sorriso ci mancherà"

Livorno, aveva 57 anni ed era il medico di Pielle e Atletica Livorno. Pochi giorni prima di morire ha chiesto ai suoi giocatori di trasportare il feretro

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LIVORNO. La cosa che di lui colpiva di più era l'eterno sorriso, con cui accoglieva chiunque ogni volta che capitava di incontrarlo, fosse il suo studio di medico di base all'angolo tra corso Mazzini e l’Attias o uno dei tanti campi di gara degli sport di cui era innamorato, principalmente basket, atletica e calcio. Giovedì 12 ottobre se ne è andato, Alessandro Bechere, figura notissima nel mondo dello sport cittadino, medico sociale dell'Atletica Livorno e della Pallacanestro Livorno, quella che era diventato il suo primo amore, fatta eccezione, ovviamente, per la moglie Raffaella e per le figlie Ilaria e Francesca.

Aveva solo 57 anni. La malattia ha vinto, e lui, come medico, lo sapeva benissimo fino a prevedere con esattezza o quasi quando la fine sarebbe arrivata. Eppure quel sorriso eternamente stampato sul volto non se n'era andato, il lavoro non lo aveva lasciato se non nelle ultimissime settimane, quando anche le ultime forze lo stavano abbandonando. Il cordoglio in città è stato unanime e tante sono state le persone, principalmente del mondo dello sport (anche del calcio, perché era stato anche medico del settore giovanile dell'As Livorno e, per un breve periodo, anche della prima squadra amaranto), ma anche tanti suoi pazienti, che dal primo pomeriggio hanno cominciato il triste pellegrinaggio verso la camera mortuaria dell'ospedale. Su Facebook sono stati numerosi messaggi e ricordi di amici, colleghi e di tanti atleti del basket e dell'atletica che hanno avuto modo di conoscerlo e apprezzarne le qualità professionali e umane. Il presidente della Pielle Umberto Burgalassi ha la voce rotta dall'emozione. «Era con noi da tanti anni (dal 2000, ndr) e ci ha dato tanto, sia dal punto professionale che umano. Sempre pronto a sdrammatizzare ogni situazione, a avere parole di incoraggiamento per i giocatori. L'anno scorso abbiamo vinto tante partite e nel selfie di fine gara c'era sempre anche lui, davanti a tutti, con quel sorriso perenne a dispetto di quello che lo aspettava».

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«Aveva gareggiato come velocista nella Libertas di atletica», ricorda Fabio Canaccini, già dirigente del settore sport del Comune di Livorno e ora direttore tecnico del settore assoluto dell'Atletica Livorno. «Da diversi anni era il nostro medico sociale. Quando mi aveva detto della malattia avevo cercato di fargli coraggio con le solite cose che si dicono in questi casi, che la medicina oggi fa miracoli, che i casi di sconfitta del male sono sempre più frequenti e via di seguito. Mi aveva risposto con una frase sola: “Non prendermi in giro”. Ma non aveva smesso di sorridere».

Gianni Giannone, delegato provinciale del Coni, era un amico del dottor Bechere, il doc come lo chiamavano i suoi atleti. «Un grande professionista e un vero amico. Alessandro non si è mai staccato dal mondo dell'atletica che è stato il primo sport che ha praticato anche se ora la maggior parte della gente lo conosceva come il medico della Pielle. Ma mancherà a tutta la grande famiglia dello sport livornese».

I funerali venerdì pomeriggio alle 15 nella chiesa di Santa Lucia in Banditella e la bara sarà portata a spalla dai giocatori biancazzurri. Il perché lo racconta, con le lacrime agli occhi, Checco Sidoti, uno dei veterani della squadra. «Per me conoscerlo è stato un privilegio e gli devo tantissimo. L'anno scorso ho vissuto un campionato abbastanza travagliato per problemi fisici, uno dei quali abbastanza serio. Mi ha visto praticamente ogni giorno, aspettandomi in studio fino a tarda sera, incoraggiandomi sempre. Anche prima della partita mi si avvicinava e mi diceva: dai oggi farcela vincere te. Qualche volta l'ho accontentato, tante altre no ma sentirselo dire faceva piacere».

«Circa tre settimane fa - svela Sidoti - sono stato a trovarlo in ospedale insieme a Nello Venditti (un altro dei senatori della Pielle, ndr). Evidentemente sentiva che ormai non mancava molto e ci ha detto che quando sarebbe arrivato il momento, avrebbe voluto che la sua bara fosse portata dalla squadra e non gli addetti dei servizi funebri. Siamo usciti dalla sua stanza piangendo come bambini. Ovviamente lo accontenteremo». Alla moglie e alle figlie le condoglianze del Tirreno.
 

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