Il Tirreno

Livorno

Addio a Ilaria muore a 43 anni dopo l’incidente

Addio a Ilaria muore a 43 anni dopo l’incidente

Lavorava all’Agenzia delle Dogane Era ricoverata dal 16 agosto a Cisanello  

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LIVORNO. «È bene che si sappia che non mi faccio scoraggiare da niente e da nessuno». E così Ilaria Carletti, a viso aperto, ha sempre affrontato le difficoltà di una vita meno fortunata di altri. Si è arresa solo alle complicazioni dovute alle conseguenze di un incidente stradale, che hanno finito per minare il suo precario stato di salute. Il suo sorriso si è spento per sempre a 43 anni compiuti lo scorso 8 settembre, la mattina del 6 ottobre, all’ospedale Cisanello a Pisa, dove era ricoverata dal 16 agosto. Lei, invalida al cento per cento dalla nascita, nata e cresciuta a Cecina, da anni lavorava all’Agenzia delle Dogane di Livorno.

«Un gioiello di persona, un esempio di vita. Ci hai lasciati con il sorriso che ti ha sempre distinta, sarai comunque con noi ed in mezzo a noi nel ricordo più sincero della tua forza e del tuo coraggio». Ed è proprio il mondo della Dogana a salutare la “sua” Ilaria.

«Fino a quando ha potuto è sempre venuta tutti i giorni da Cecina dove abita con il suo mezzo riadattato, poi quando la disabilità si è aggravata si faceva portare da un servizio di accompagnamento a pagamento: il lavoro era la sua gioia più grande», raccontano dall’associazione Doganale italiana, con il suo presidente Antonio Dioguardi, ex direttore tributario della Dogana.

Ilaria dopo il diploma in ragioneria all’istituto Marco Polo di Cecina aveva sostenuto una miriade di corsi di perfezionamento determinata a far valere il suo diritto al lavoro.

Una battaglia combattuta a viso aperto. I suoi limiti li affrontava ogni giorno come una sfida, senza smettere mai di sorridere. E finché ha potuto tutti i giorni è partita da San Pietro in Palazzi con il suo mezzo riadattato verso Livorno. Verso la sua scrivania e il suo ufficio. Poi quando la disabilità si è aggravata si è aggrappata ancora una volta alla sua determinazione. Si faceva portare sul posto di lavoro da un servizio di accompagnamento a pagamento.

«Il lavoro era la sua gioia più grande: fino a quando ha potuto veniva al lavoro con un mezzo speciale adattato alle sue esigenze, dopo si faceva portare da un servizio di accompagnamento a pagamento», raccontano dall’Adi.

«I colleghi dell’ufficio si erano accordati per comperare a Ilaria un I-Phone per farla distrarre in ospedale: non sono riusciti a regalarlo a Ilaria», continua Dioguardi a nome di tutti i colleghi.

Ilaria Carletti alle 14,40 del 16 agosto rientrava a Cecina a bordo di un Fiat Doblò della Misericordia di San Pietro in Palazzi. Tornava da una visita specialistica, quando all’altezza di via Tronto avviene lo scontro frontale con un’auto, finita nella corsia di marcia del Doblò. Per liberare Ilaria dalle lamiere del veicolo fu necessario l’intervento dei vigili del fuoco. E una volta estratta venne trasferita con l’elicottero Pegaso a Cisanello. E da quell’ospedale non è più uscita. Le ferite dell’incidente hanno finito per compromettere il suo già precario stato di salute.

Una famiglia conosciuta i Carletti. Per anni hanno gestito il forno Il Ponte, in piazza XX Settembre. Ilaria dopo la morte del padre Carlo, nel 1983 per un incidente sul lavoro all’interno del forno, aveva continuato a vivere con la mamma Nadia Ricciardi nella casa di famiglia, in via Po.

«La salma di Ilaria è a disposizione del medico legale e non sappiamo quando potremo celebrare il funerale», dice lo zio Riccardo Ricciardi, assessore ai Lavori pubblici nei primi anni ‘80 a Cecina. Che aggiunge: «Quello di Ilaria è stato un calvario tra i reparti di rianimazione e traumatologia che non è riuscita a superare».



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