Il Tirreno

Livorno

I 5 Stelle disertano l’aula la sfiducia non passa

di Juna Goti
I 5 Stelle disertano l’aula la sfiducia non passa

Le opposizioni approvano la mozione ma i voti non bastano: «Assenza vergognosa» M5S: «Scelto il silenzio ai processi sommari». Pd: «Ma Nogarin non ne esce più forte»

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LIVORNO. Partiamo dagli effetti concreti: la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro il sindaco ieri non è passata. O meglio, è stata votata dalla maggioranza dei consiglieri presenti (15 su 17, le opposizioni) ma non ha avuto abbastanza voti per essere approvata (ne sarebbero serviti 17 su 32). Quindi Filippo Nogarin resta al suo posto. Ma questa non è la Notizia, visto che le opposizioni hanno sempre saputo di non avere i numeri per dare la spallata e anche ieri hanno ripetuto di avere presentato la mozione dopo il dramma dell’alluvione «per principio e per rispetto» della città, per «marcare le distanze» da come viene governata. La Notizia è quello che è successo (o non è successo) intorno a quell’atto: la maggioranza di governo, sia i grillini sia chi è uscito di recente dal gruppo del M5S, ha disertato l’aula. Tutti assenti, o quasi. Nessuna replica, nessuna discussione. Alcuni consiglieri del Movimento sono rimasti a guardare la seduta in diretta streaming, come fosse un film, chiusi nella stanza accanto. Pronti ad entrare solo se fosse mancato il numero legale, assicurato da opposizioni, presidente del consiglio, Daniele Esposito, e Filippo Nogarin.

In questo scenario surreale, è stato solo il capogruppo M5S Marco Galigani a prendere posto sulla sua sedia dopo un’ora, quando Marco Valiani (Lpt) è uscito facendo saltare il numero legale, e la seduta è stata sospesa per un po’. Galigani è entrato ma nel corso del dibattito non ha aperto bocca. Come Nogarin: zitto con lo sguardo fisso davanti a sé e le mani incrociate sul banco, salvo poi pubblicare un post su Facebook per dire che «l’amministrazione può andare avanti più forte di prima».

Una volta, per la verità, Nogarin la parola l’ha presa: «Se non è necessaria la mia presenza, chiedo di non partecipare alla votazione...», ed è uscito. Esposito si è astenuto «per rispetto del mio ruolo istituzionale», Galigani ha fatto lo stesso: astensione. Cosa vuol dire dal punto di vista politico? «Niente, astensione», taglierà corto dopo il voto.

Il 5 Stelle pensiero è stato affidato a una nota in cui i consiglieri hanno scritto di avere «optato per il silenzio ai processi sommari», confermando la «totale fiducia al sindaco». Contro l’eventuale consegna di Livorno «nelle mani di un commissario».

Ma Livorno «è già commissariata da Rossi per l’emergenza, il porto, la sanità...» ha detto Marco Cannito (Cd). Le opposizioni hanno attaccato la scelta dei colleghi di disertare l’aula e sono tornate a criticare la gestione dell’emergenza prima, durante e dopo il nubifragio, e più in generale della città. Mentre dal pubblico, a inizio dibattito, hanno gridato verso i banchi vuoti: «Vergogna, vergognatevi».

Per le opposizioni quei banchi sono stati «una mancanza di rispetto» e «uno spregio prima di tutto ai familiari delle vittime», come ripete da Ll Giuseppe Grillotti. Una «baracconata triste» per Valiani. È dura Elisa Amato (Fi), che chiama i 5 Stelle «dilettanti allo sbaraglio» che stanno «portando Livorno nel baratro». Di «vuoto politico» di cui «l’assenza della maggioranza è rappresentazione plastica» parlano Andrea Raspanti e Giovanna Cepparello (Futuro). Mentre Pietro Caruso (Pd) si chiede se quell’assenza sia «considerazione nulla del consiglio» o «mancata volontà di imporsi a un atto che mette in discussione il governo della città». «Anche se non passa la sfiducia – tuona Jari De Filicaia – il sindaco da qui oggi non esce rafforzato». «Il gruppo è compatto – replicherà solo a margine Galigani – per noi non è cambiato niente. La responsabilità nei confronti dei cittadini? La dimostreremo con gli atti e il lavoro, sono altri gli irresponsabili».

Alla fine tutte le opposizioni votano la sfiducia. Compreso Marco Bruciati (Bl) che eppure non aveva firmato la mozione e che ha esordito con un lungo silenzio «per l’indecenza che sta venendo fuori dal consiglio». Le canta un po’ ai 5S assenti un po’ alle altre opposizioni, e chiude con un «vergogniamoci tutti».

Certo è che Nogarin andrà avanti. Ma con il vecchio fronte del ballottaggio che non esiste più e «con la metà esatta del consiglio» – per dirla con le parole delle opposizioni – che da ieri «giudica questa esperienza amministrativa chiusa».

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