Gioco
La raffineria riaccende gli impianti
di Giulio Corsi
Ieri notte il riavvio della centrale elettrica, perché la fabbrica lavori a regime servirà un’altra settimana
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LIVORNO. Dopo 26 giorni di stop la raffineria riaccende i motori. Il d-day è previsto per stamani, quando verranno messi in attività i primi impianti. Ma già nella notte appena terminata era previsto il riavvio della centrale elettrica interna e la distribuzione del vapore alle apparecchiature.
L’operazione di ripartenza non sarà breve: servirà infatti una settimana perché la fabbrica di Stagno torni a lavorare a pieno regime.
Ancora non c’è una stima esatta dei danni causati dall’allagamento dello stabilimento e dal blocco forzato delle macchine. Ma un conto - pur parziale - si può fare facilmente: un dodicesimo della produzione e del fatturato 2017 se n’è andato in fumo. Non era mai successo, almeno negli ultimi decenni, che la fabbrica si fermasse per un periodo così lungo. Alla fine i giorni di stop supereranno il mese.
Un colpo non da poco sui conti della fabbrica: nonostante questo la performance della raffineria sembra destinata a rimanere la migliore nella galassia del refining italiano di Eni: merito di un piano industriale, lanciato e condotto dal nuovo management, che ha portato lo stabilimento di Stagno ad aprirsi ad un mercato diverso, differenziando la produzione e spingendo sulla lavorazione di prodotti di nicchia, cosmesi, pneumatici, lubrificanti e oli di alta qualità per motori e autotrazione, prodotti ad alto valore aggiunto e con margini assai superiori di quelli della raffinazione classica.
Non è un caso che a metà della scorsa settimana i vertici del settore raffinazione siano venuti in città e incontrando i sindacati abbiano fugato di nuovo qualunque dubbio sulla volontà di ripartire. Dopo anni difficili (con rossi profondi che avevano toccato i 110 milioni annui nel 2013 e nel 2014) Livorno per Eni è tornata a dare utili.
Al tavolo i sindacati hanno chiesto investimenti per ridurre l’impatto ambientale della raffineria. A questo proposito va detto che negli ultimi giorni il puzzo di nafta che aveva invaso Stagno e i quartieri nord di Livorno a causa dello sversamento di idrocarburi durante l’alluvione, è diminuito e a tratti sparito, anche grazie all’utilizzo di 52 camion autospurghi, che hanno aspirato gli idrocarburi dalle acque evitando che dopo il prosciugamento restassero sul terreno della fabbrica.
L’operazione di ripartenza non sarà breve: servirà infatti una settimana perché la fabbrica di Stagno torni a lavorare a pieno regime.
Ancora non c’è una stima esatta dei danni causati dall’allagamento dello stabilimento e dal blocco forzato delle macchine. Ma un conto - pur parziale - si può fare facilmente: un dodicesimo della produzione e del fatturato 2017 se n’è andato in fumo. Non era mai successo, almeno negli ultimi decenni, che la fabbrica si fermasse per un periodo così lungo. Alla fine i giorni di stop supereranno il mese.
Un colpo non da poco sui conti della fabbrica: nonostante questo la performance della raffineria sembra destinata a rimanere la migliore nella galassia del refining italiano di Eni: merito di un piano industriale, lanciato e condotto dal nuovo management, che ha portato lo stabilimento di Stagno ad aprirsi ad un mercato diverso, differenziando la produzione e spingendo sulla lavorazione di prodotti di nicchia, cosmesi, pneumatici, lubrificanti e oli di alta qualità per motori e autotrazione, prodotti ad alto valore aggiunto e con margini assai superiori di quelli della raffinazione classica.
Non è un caso che a metà della scorsa settimana i vertici del settore raffinazione siano venuti in città e incontrando i sindacati abbiano fugato di nuovo qualunque dubbio sulla volontà di ripartire. Dopo anni difficili (con rossi profondi che avevano toccato i 110 milioni annui nel 2013 e nel 2014) Livorno per Eni è tornata a dare utili.
Al tavolo i sindacati hanno chiesto investimenti per ridurre l’impatto ambientale della raffineria. A questo proposito va detto che negli ultimi giorni il puzzo di nafta che aveva invaso Stagno e i quartieri nord di Livorno a causa dello sversamento di idrocarburi durante l’alluvione, è diminuito e a tratti sparito, anche grazie all’utilizzo di 52 camion autospurghi, che hanno aspirato gli idrocarburi dalle acque evitando che dopo il prosciugamento restassero sul terreno della fabbrica.
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