Il Tirreno

Livorno

Gru, ruspe e camion Dal rio Ardenza via fango e detriti

di Nicolò Cecioni
Gru, ruspe e camion Dal rio Ardenza via fango e detriti

Proseguono i lavori nel letto devastato del corso d’acqua Dal Gabbro ai Tre Ponti le case portano i segni dell’alluvione

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Continua il viaggio del Tirreno lungo i corsi d’acqua che attraversano la nostra città, fino a un mese fa sconosciuti ai più e saliti tragicamente alla ribalta per l’alluvione del 10 settembre. Oggi è il turno del Rio Ardenza.



LIVORNO. È un cantiere all’aria aperta lungo più di 10 chilometri, il rio Ardenza. Dalla Foce dell’amore, sotto il monte Maggiore, fino ai Tre Ponti, il letto del torrente è invaso da ruspe, gru e camion che vengono utilizzati per sistemare gli argini che si sono rotti con la piena della notte tra il 10 e l’11 settembre. Il lavoro è lungo e serviranno mesi prima che tutto torni alla normalità. Il punto più critico è all’altezza dell’azienda Kayser Italia, al chilometro 7 di via di Popogna: la struttura si trova a 700 metri da dove i torrenti delle colline si uniscono e danno vita al rio Ardenza e in quel punto l’acqua si è portata via un pezzo di carreggiata. Per questo la Provincia ha deciso di chiudere la strada e per arrivare al Gabbro, e alla foce del rio, bisogna passare dalla Valle Benedetta.

Scendendo verso la città, ci si rende conto di quanto potente sia stata l’onda d’urto della piena. Alberi divelti, macigni di roccia trascinati via, canne ovunque. Ad aver causato gli allagamenti sono state delle dighe naturali che si sono create lungo l’argine. La legna, i detriti e il fango hanno fatto da “tappo”. La pressione dell’acqua, minuto dopo minuto, ha rotto queste barriere letali e ha portato tutto giù, creando un’onda inarrestabile. A quasi un mese dall’alluvione, sono ancora ben visibili i resti delle dighe. Sbarramenti creati da alberi, rami e canne che impediscono il passaggio e che si trovano anche a 10-15 metri dal torrente. Segno che quella notte l’acqua era più alta. Le dighe, però, non si sono solo create in modo spontaneo: lungo il Botro delle Piastraie, uno dei maggiori affluenti che dà origine al rio, sopra il letto del ruscello è stato infatti messo un filo spinato che ha bloccato tutto.

Proseguendo il cammino verso Livorno, il rumore delle ruspe e dei camion che lavorano sul rio Ardenza si fa sempre più forte. Dopo circa tre chilometri, si arriva a via Remota, dove una settimana fa è stato ricostruito il ponte che si collega con via di Popogna e che ha permesso a un centinaio di persone di tornare a casa. Il fango, con il passare dei giorni, si è asciugato, ma la terra da togliere è ancora tanta. Anche perché tra muri venuti giù, cancelli divelti e guard rail piegati, ci vorrà molto tempo prima che tutto si sistemi. Andando avanti si arriva all’altezza di via di Sant’Alò. La radura porta ancora i segni delle ferite: i campi sono diventati un ammasso di terra e fango e i terreni agricoli della zona sono spariti. Sembra impossibile che un torrentello che ieri aveva una larghezza di pochi centimetri abbia causato tutto questo.

Collinaia è una delle zone più colpite e lungo gli argini si trovano ancora pezzi di macchine, mobili e rifiuti di ogni genere. Superato il quartiere, si entra ad Ardenza. E prima del ponte della ferrovia, si trova una casa costruita proprio accanto all’argine: l’acqua è riuscita addirittura a sfondare il tetto, allagando le stanze e portando via tutto. Anche dopo l’Aurelia i danni sono enormi. Il night club è andato sott’acqua, così come le tante abitazioni sul lato nord del rio. La villetta bianca costruita proprio accanto all’argine, sotto il livello del fiume, per forza di cose è una delle più colpite: il segno dell’acqua è ancora visivo e il fango è arrivato a più di un metro e mezzo di altezza. Pochi metri più avanti si trovano le scuole Bartolena. Dal letto del fiume si sentono le voci dei bambini. Il rio ha allagato tutto il seminterrato e lì tre classi non verranno mai più allestite.

Il rio Ardenza sfocia ai Tre Ponti che, dopo quasi un mese, stanno tornando alla normalità. E lì è tornata anche la coppia di anatre mute che hanno sempre vissuto in quelle acque.

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