Gioco
Ora il Rio Banditella si è ripreso la sua foce sulla spiaggia del Sale
di Enrico Paradisi
Mimetizzato per anni da ciottoli e vegetazione, il fiume ha riscavato il percorso finale dopo la tombatura che non ha tenuto la portata
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Inizia oggi il viaggio del Tirreno lungo i corsi d’acqua che attraversano la città, fino ad un mese sconosciuti ai più e saliti tragicamente alla ribalta per l’alluvione del 10 settembre.
LIVORNO. Ora è poco più di un rigagnolo di un paio di metri di larghezza che sbuca in mare tra le case di Antignano, ma la notte a cavallo del 9 e del 10 settembre, anche il fosso Banditella ha fatto paura (tanta) e danni (molti), raccogliendo le acque precipitate a valle dal colle di Montenero, sconquassando e allagando abitazioni, garage e cantine, e tutto quello che ha trovato sul suo breve e ripido cammino, da piazza delle Carrozze a venire giù.
Prima di quella sera maledetta, in pochi forse, ricordavano della sua esistenza e ancora in meno probabilmente avevano contezza di dove sfociasse.
Proprio la stessa piazza della funicolare, anch’essa danneggiata seriamente dalla sua piena, è la prima tombatura del torrente che a quell’altezza è chiamato Stringaio.
La seconda tombatura invece, forse lunga un centinaio di metri, lo incassa giusto in prossimità della foce, liberandolo di nuovo appena prima del ponte sul viale di Antignano.
E a quasi un mese di distanza dal disastro anche la sua foce ormai è del tutto evidente: rimasta mimetizzata per più di un’estate dal ciottolame accumulato dal mare e dalla vegetazione, data la scarsezza delle acque, ora è un canale dritto e pulito che taglia nettamente la spiaggia del Sale, o ciò che ne rimane, correndo da una parte a fianco della proprietà di una villa che si affaccia sull'arenile e dall’altra non lontano dalla struttura principale dello stabilimento dei bagni Roma.
Un piccolo e timido sbocco, niente a confronto di quello dei fratelli più grandi Rio Maggiore e Rio Ardenza (con il tragico bilancio di vittime che si sono portati dietro) che comunque ancora oggi mostra i segni evidenti della forza dirompente dell’acqua di un fosso che nel giro di un paio d’ore, dopo il primo diluvio di quel sabato sera che l’aveva già gonfiato, è uscita anche qui prepotentemente dagli argini.
Scendendo sul greto nella valletta compresa tra l’Aurelia e il mare, guardando verso monte si nota subito la volta del ponte che infila passando sotto la via Mondolfi. E’ molto ampia, con il botro che compie subito una sterzata a sinistra mentre lì sotto, tra due massi si è formato ora un laghetto con un papero che nuota indisturbato.
Una scena quasi aulica, se non che, incamminandosi dalla parte opposta verso la foce per un breve tragitto, più o meno all’altezza di via del Ciliegio, sulla sponda destra sono visibili i segni dell’ondata di piena che ha tirato dritto sbarbando di tutto e finendo per abbattere un tratto di un grosso muro di cinta di una villetta, prima di allagare i garage di un condominio di cinque piani tra via delle Fornaci e via della Scuola Comunale.
Qui, come racconta la signora Boldrini, proprietaria della graziosa villetta all’ombra del palazzone, l’acqua ha raggiunto i due metri e mezzo di altezza, inondando cortili e garage.
E non c’è nemmeno bisogno di bagnarsi le scarpe per notare subito come il fiume sia “deragliato” a destra della tombatura che qualche metro più indietro inghiotte il torrentello imbrigliandolo in una sorta di scatola di cemento, una volta che la portata delle acque ha superato abbondantemente la portata di questa strozzatura, forse anche in parte ostruita quella notte da detriti, alberi e quant’altro, portati a valle dalla piena.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
LIVORNO. Ora è poco più di un rigagnolo di un paio di metri di larghezza che sbuca in mare tra le case di Antignano, ma la notte a cavallo del 9 e del 10 settembre, anche il fosso Banditella ha fatto paura (tanta) e danni (molti), raccogliendo le acque precipitate a valle dal colle di Montenero, sconquassando e allagando abitazioni, garage e cantine, e tutto quello che ha trovato sul suo breve e ripido cammino, da piazza delle Carrozze a venire giù.
Prima di quella sera maledetta, in pochi forse, ricordavano della sua esistenza e ancora in meno probabilmente avevano contezza di dove sfociasse.
Proprio la stessa piazza della funicolare, anch’essa danneggiata seriamente dalla sua piena, è la prima tombatura del torrente che a quell’altezza è chiamato Stringaio.
La seconda tombatura invece, forse lunga un centinaio di metri, lo incassa giusto in prossimità della foce, liberandolo di nuovo appena prima del ponte sul viale di Antignano.
E a quasi un mese di distanza dal disastro anche la sua foce ormai è del tutto evidente: rimasta mimetizzata per più di un’estate dal ciottolame accumulato dal mare e dalla vegetazione, data la scarsezza delle acque, ora è un canale dritto e pulito che taglia nettamente la spiaggia del Sale, o ciò che ne rimane, correndo da una parte a fianco della proprietà di una villa che si affaccia sull'arenile e dall’altra non lontano dalla struttura principale dello stabilimento dei bagni Roma.
Un piccolo e timido sbocco, niente a confronto di quello dei fratelli più grandi Rio Maggiore e Rio Ardenza (con il tragico bilancio di vittime che si sono portati dietro) che comunque ancora oggi mostra i segni evidenti della forza dirompente dell’acqua di un fosso che nel giro di un paio d’ore, dopo il primo diluvio di quel sabato sera che l’aveva già gonfiato, è uscita anche qui prepotentemente dagli argini.
Scendendo sul greto nella valletta compresa tra l’Aurelia e il mare, guardando verso monte si nota subito la volta del ponte che infila passando sotto la via Mondolfi. E’ molto ampia, con il botro che compie subito una sterzata a sinistra mentre lì sotto, tra due massi si è formato ora un laghetto con un papero che nuota indisturbato.
Una scena quasi aulica, se non che, incamminandosi dalla parte opposta verso la foce per un breve tragitto, più o meno all’altezza di via del Ciliegio, sulla sponda destra sono visibili i segni dell’ondata di piena che ha tirato dritto sbarbando di tutto e finendo per abbattere un tratto di un grosso muro di cinta di una villetta, prima di allagare i garage di un condominio di cinque piani tra via delle Fornaci e via della Scuola Comunale.
Qui, come racconta la signora Boldrini, proprietaria della graziosa villetta all’ombra del palazzone, l’acqua ha raggiunto i due metri e mezzo di altezza, inondando cortili e garage.
E non c’è nemmeno bisogno di bagnarsi le scarpe per notare subito come il fiume sia “deragliato” a destra della tombatura che qualche metro più indietro inghiotte il torrentello imbrigliandolo in una sorta di scatola di cemento, una volta che la portata delle acque ha superato abbondantemente la portata di questa strozzatura, forse anche in parte ostruita quella notte da detriti, alberi e quant’altro, portati a valle dalla piena.
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