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Troppe ustioni sugli scogli: record di melanomi a Livorno
Nell’ultimo decennio ne sono stati diagnosticati 2200, il doppio di Pisa o Massa. Bagnoni: «Numeri abnormi, c’è un problema culturale. Prevenzione decisiva»
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LIVORNO. Una giornata agli Scogli Piatti, dalla mattina alla sera, con la pelle abbrustolita dal sole e dal sale. Ora che l’estate se n’è andata, in molti rimpiangono le ore passate al mare di Calafuria, di Calignaia, del Romito. Ma attenzione: è proprio lì, dove l’ombra non esiste o quasi, che la nostra pelle prende gli schiaffi più pericolosi.
I numeri sono impietosi: nell’ultimo decennio a Livorno c’è stata una media di circa 220 melanomi l’anno. Tanto per fare un confronto: a Pisa sono 125, a Lucca 135, a Massa Carrara 100, a Viareggio meno di 100. «Siamo una città che produce una quantità di tumori della pelle abnorme», afferma Giovanni Bagnoni primario di dermatologia all’ospedale di viale Alfieri e coordinatore della Melanoma Unit della Toscana Nord Ovest, nella quale sono integrate le strutture dell'Asl con quelle dell'azienda ospedaliero universitaria di Cisanello, un team multiprofessionale composto oltre che dai dermatologi da oncologi, chirurghi plastici, radiologi, radioterapisti, medici nucleari, genetisti, anatomopatologi, psicologi e riabilitatori. «Nel 1993 - continua Bagnoni - quando sono arrivato a Livorno, registravamo 12 melanomi all’anno, uno al mese, oggi siamo ad un melanoma ogni giorno lavorativo. E’ vero che è cambiata l’incidenza generale, è vero che diversi casi arrivano da fuori città, ma i numeri livornesi sono impietosi».
Il record negativo di Livorno si registra anche negli altri tumori della pelle: «Il melanoma è quello che colpisce di più la fantasia delle persone, perché è il tumore della pelle a più rapido accrescimento, che se non diagnosticato per tempo può avere un esito infausto - continua il primario -. Ma anche tra gli spinaliomi e gli epiteliomi i numeri sono molto più alti. Siamo a 600 l’anno, negli anni Novanta erano 4».
L’incremento riguarda tutte le fasce di età, anche quelle giovani-adulte, nella fascia 20-44. Con situazioni isolate che hanno coinvolto anche ragazzi: l’anno scorso, in viale Alfieri, c’è stato un caso di un quindicenne e di un diciottenne.
ATTENTI AI BAMBINI. Alzi la mano chi non ha mai preso una brutta scottatura da bambino. «Eppure sono proprio le ustioni solari infantili a rappresentare un pericolo per lo sviluppo successivo di tumori della pelle», spiega Bagnoni. La buona regola prevede che sotto i tre anni i bambini non siano mai esposti al sole in maniera diretta. «Le ustioni subite nei primi vent’anni di vita aumentano notevolmente la possibilità di sviluppare un tumore cutaneo in età matura», specifica il primario.
QUELLE GIORNATE AL MARE DALLA MATTINA ALLA SERA. Alla base c’è un problema culturale. «E’ l’abbronzatura a tutti i costi – sottolinea il primario livornese -, l’idea che prendere il sole sia benefico è malsana».
Ma da dove nasce questa differenza tra i dati di Livorno e quelli delle altre città della costa, come Viareggio o Massa? «Io vengo da Carrara e quando quasi 30 anni fa sono arrivato qui ho scoperto abitudini che altrove non ci sono: la vita sul mare che fa il livornese durante l’estate, quel rito di vivere sui bagni dalla mattina fino alla cena, oppure di passare giornate intere sugli scogli, nelle altre città della costa non c’è».
L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE... La prevenzione primaria abbatte il rischio: «È necessario esporsi ai raggi del sole con le dovute regole - sottolinea Bagnoni -: l’utilizzo della crema protettiva è importante ma non basta, perché limita il danno ma non lo esclude. Tra l’altro generalmente viene usata una quantità inferiore a quella necessaria e molti smettono di usarla non appena sono abbronzati. La crema deve far parte di una strategia complessiva, che prevede l’ombrellone e soprattutto la scelta dell’orario: è fondamentale evitare le ore più calde che tra l’altro ustionano tanto e abbronzano poco».
E L’IMPORTANZA DEI CONTROLLI. Sottoporsi ad una visita dermatologica una volta l’anno fin dai 20 anni: è questo il percorso corretto per prevenire. E poi è fondamentale autocontrollarsi: «Davanti a mutazioni della pelle o alla comparsa di macchie bisogna subito farsi vedere», dice.
Non è un caso che la maggiorparte dei melanomi, nel reparto guidato da Bagnoni vengano riscontrati in estate: «È il momento dell’anno in cui più ci si osserva, la gente va al mare e si guarda».
L’estate appena passata, negli ambulatori di dermatologia al primo piano del quarto padiglione, si è arrivati a diagnosticare anche otto melanomi in una giornata.
«La diagnosi precoce permette una guarigione dal melanoma che si avvicina al 100% - evidenzia Bagnoni -. Oltre ad essere rapida e a bassa morbilità: con un intervento di 15 minuti si risolve. Al contrario una diagnosi tardiva significa una terapia impegnativa che può anche non avere un esito positivo».
DALLA DIAGNOSI ALLA SALA OPERATORIA IN POCHI GIORNI. Trenta giorni: sono il tempo massimo previsto dalla diagnosi all’intervento. Ma a Livorno, reparto di dermatologia d’avanguardia fin dai tempi del professor Crudeli, l’attesa si riduce di gran lunga: «Cerchiamo di farli subito, massimo in una settimana,
per tutelare l’aspetto psicologico dei pazienti», dice Bagnoni. Questo significa una struttura che va ben oltre l’orario standard: «L’attività di ambulatorio e sala operatoria è continua dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20. Devo elogiare l’impegno, la dedizione, l’attenzione verso il paziente di chi lavora qui, infermieri e medici. L’azienda ci ha appena rinnovato due incarichi annuali, il che ci permette di tenere l’organico dei medici a 7 unità. Ma nella filiera un plauso lo meritano i patologi: gli inviamo 200 istologici a settimana e rispondono sempre in tempi strettissimi».
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