Il Tirreno

Livorno

Funicolare ko, danni per mezzo milione

Funicolare ko, danni per mezzo milione

Livorno, in tilt le due stazioni, ha ceduto in più punti anche la massicciata: tutto fermo per sei mesi

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LIVORNO. Non poteva essere più pesante la batosta per la Funicolare di Montenero: l’alluvione del 10 settembre l’ha messa in ginocchio davvero. Non è solo un rischio bensì una dura realtà la chiusura addirittura per sei mesi: sempre ammesso che bastino, perché i lavori di ripristino dovranno fare i conti con il fatto che stiamo andando nell’inverno e buona parte degli interventi hanno a che vedere con la massicciata devastata dalla furia delle acque di quella notte maledetta.

Dopo il sopralluogo dei tecnici e l’analisi dettagliata dei danni è emerso che l’alluvione ha causato agli impianti danni che superano il mezzo milione di euro. Impianti che, detto per inciso, risulta siano di proprietà del Comune con il Ctt nelle vesti di consorzio gestore.

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L’ondata si è abbattuta tanto sulla stazione a monte (ai piedi della piazza del santuario, sotto la terrazza panoramica) quanto su quella a valle (basterà ricordare le devastazioni causate dall’ondata di piena in piazza delle Carrozze): «A monte – dice Bruno Bastogi, responsabile area esercizio dell’azienda bus – l’acqua è venuta giù dal santuario e ha investito la stazione. A valle, all’impatto con le acque esondate si è aggiunto tutto quel che è arrivato in basso per il cedimento delle massicciate». Già: perché, come ricorda il dirigente Ctt, in più punti è sparito il terreno sotto i binari ed è franato a valle.

Nelle due stazioni i danni alle strutture murarie e agli infissi si sommano ai guasti che l’acqua ha causato alle varie apparecchiature elettriche: stiamo parlando delle macchinette, ad esempio, ma anche dei vari apparati che, caso più unico che raro, vengono mossi grazie all’energia fornita dai pannelli fotovoltaici. Senza contare che anche le carrozze risultano danneggiate.

Come faranno i monteneresi? «Abbiamo deciso di mettere in campo un servizio navetta che colleghi la zona del santuario con quella di piazza delle Carrozze», dice Bastogi aggiungendo che si tratta di un servizio alternativo che l’azienda bus «mette in atto in tutte le circostanze in cui la funicolare, per un motivo o per l’altro (magari anche soltanto per manutenzione), non è in funzione».

È anche questo un tassello del puzzle del dopo-alluvione: con la città che si rimette in piedi ma è costretta a fare i conti anche con il fatto che le conseguenze di una apocalisse del genere non passano con il ritorno del sole.
 

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