La protesta
«Stop cementificazione Adesso il territorio va messo in sicurezza»
di Enrico Paradisi
Tanta gente all’assemblea promossa da Usb e Brigate solidarietà «Mettiamo i vigili del fuoco al centro della protezione civile»
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LIVORNO. «Basta morire di disastri ambientali». Il primo pensiero va alle vittime, certo, ma ora si deve lavorare perché non si ripetano tragedie come quelle del 10 settembre. In una sala gremitissima, ieri, al circolo Arci di Collinaia (dove sarà aperto un punto di ascolto per i cittadini) cuore di una delle zone più colpite dall'alluvione, si è svolta l'assemblea pubblica organizzata dal sindacato Usb e "Brigate di solidarietà attiva".
Ci sono tanti residenti che hanno subito danni, molte le persone anziane, ma non solo, che chiedono informazioni sulla modulistica da compilare. «Sa mica quando viene l'avvocato? - chiede una signora - io sto qui in via Garzelli e con mio marito sa, abbiamo un pezzo di terra in via di Popogna».
«Io ho perso la macchina - racconta Maria Zoleo di via Guelfi - ma c'è chi ha perso tutto. Mi toccherà buttarla via».
«Bisogna pulire i boschi», dice un'altra dalla platea. E poi i timori, veri, che aleggiano come quelli avanzati da Federica, di uno dei comitati di cittadini "auto-organizzati", che ha paura di ritornare in casa: va bene ricostruire, ma se non si trova il modo di evitare che possa riaccadere è tutto inutile.
Per questo, oltre all'intervento pratico di circa 200 volontari, che hanno dato una mano concreta a spalare il fango, le Brigate hanno attivato immediatamente dei "gruppi di lavoro" per individuare che cosa non ha funzionato. «Abbiamo un dossier sulle casse di espansione e la cementificazione che abbiamo pubblicato in contemporanea con l'assemblea sul sito nazionale di Brigate di solidarietà - dice Andrea, uno degli organizzatori - e continueremo con l'uscita periodica sulle altre criticità su prevenzione e messa in sicurezza del territorio».
«Eravamo in tanti e abbiamo fatto il nostro dovere a dare una mano alle persone colpite - ha detto in apertura di assemblea Giovanni Ceraolo del sindacato Usb - Oggi siamo qui per andare oltre il dibattito che si è concentrato su quello che è successo quella notte». «Siamo convinti che le responsabilità ci siano ed è giusto che siano accertate, ma anche che non ci si possa ridurre a questo», ha aggiunto Ceraolo. Che incassa un applauso a scena aperta quando alza il tiro: «Abbiamo il dovere di interrogarci sulle cause pregresse di quello che è successo, e imporre una messa in sicurezza del territorio vero con uno stop al cemento. Ora diamo per scontato che i progetti di cementificazionee nella nostra città siano definitivamente chiusi».
Da subito le Brigate hanno promosso la formazione di comitati auto organizzati di cittadini alluvionati in tutte le zone colpite, Stagno, Salviano e Collinaia, che si occuperanno di sostenere le famiglie nella compilazione delle richieste di risarcimento danni, con l'obiettivo di porre avanti una vertenza unitaria sulla questione.
«Vorrei mettere in primo piano la fragilità del territorio con la quale dobbiamo convivere - ha spiegato Lorenzo Biagini del Coordinamento Regionale Vigili del Fuoco Usb - Non possiamo pensare di far spostare le persone dalle loro case. Chiediamo, con una proposta di legge, che i vigili del fuoco vengano messi al centro del sistema di protezione civile».
Oltre alla messa in sicurezza del territorio si declinano in tutte le salse speculazione edilizia e profitto. Livorno in Toscana ha una delle percentuali più alte di consumo del territorio, e una delle "cementificazioni" finite nel mirino di diversi interventi, anche in quello di Marco Dinetti della Lipu (che dice basta consumo del suolo, e valorizzare il verde urbano), è il Nuovo Centro.
Per il gruppo di lavoro la costruzione del nuovo Centro ha creato squilibri idraulici intorno al Rio Maggiore, come ha segnalato l'architetto Simona Corradini. Proprio sul rio Maggiore Fabio Giusti, geologo di Vertenza Livorno ha puntato il dito sul funzionamento delle casse di espansione che nel 2003 dovevano essere cinque e sono passate a quattro nel progetto concluso nel 2014. Poi il Rio Ardenza: «Ma è possibile che un fiume esondi alla foce? - ha detto dal pubblico Donatella Nesti che ha la sorella Anna Maria tra gli alluvionati che abita in via Pacinotti - Significa che non è pulito». Daria Faggi, infine, lancia un messaggio alla giunta Nogarin: c'è da rivedere il piano regolatore in modo da evitare i disastri e non riproporli.
Ci sono tanti residenti che hanno subito danni, molte le persone anziane, ma non solo, che chiedono informazioni sulla modulistica da compilare. «Sa mica quando viene l'avvocato? - chiede una signora - io sto qui in via Garzelli e con mio marito sa, abbiamo un pezzo di terra in via di Popogna».
«Io ho perso la macchina - racconta Maria Zoleo di via Guelfi - ma c'è chi ha perso tutto. Mi toccherà buttarla via».
«Bisogna pulire i boschi», dice un'altra dalla platea. E poi i timori, veri, che aleggiano come quelli avanzati da Federica, di uno dei comitati di cittadini "auto-organizzati", che ha paura di ritornare in casa: va bene ricostruire, ma se non si trova il modo di evitare che possa riaccadere è tutto inutile.
Per questo, oltre all'intervento pratico di circa 200 volontari, che hanno dato una mano concreta a spalare il fango, le Brigate hanno attivato immediatamente dei "gruppi di lavoro" per individuare che cosa non ha funzionato. «Abbiamo un dossier sulle casse di espansione e la cementificazione che abbiamo pubblicato in contemporanea con l'assemblea sul sito nazionale di Brigate di solidarietà - dice Andrea, uno degli organizzatori - e continueremo con l'uscita periodica sulle altre criticità su prevenzione e messa in sicurezza del territorio».
«Eravamo in tanti e abbiamo fatto il nostro dovere a dare una mano alle persone colpite - ha detto in apertura di assemblea Giovanni Ceraolo del sindacato Usb - Oggi siamo qui per andare oltre il dibattito che si è concentrato su quello che è successo quella notte». «Siamo convinti che le responsabilità ci siano ed è giusto che siano accertate, ma anche che non ci si possa ridurre a questo», ha aggiunto Ceraolo. Che incassa un applauso a scena aperta quando alza il tiro: «Abbiamo il dovere di interrogarci sulle cause pregresse di quello che è successo, e imporre una messa in sicurezza del territorio vero con uno stop al cemento. Ora diamo per scontato che i progetti di cementificazionee nella nostra città siano definitivamente chiusi».
Da subito le Brigate hanno promosso la formazione di comitati auto organizzati di cittadini alluvionati in tutte le zone colpite, Stagno, Salviano e Collinaia, che si occuperanno di sostenere le famiglie nella compilazione delle richieste di risarcimento danni, con l'obiettivo di porre avanti una vertenza unitaria sulla questione.
«Vorrei mettere in primo piano la fragilità del territorio con la quale dobbiamo convivere - ha spiegato Lorenzo Biagini del Coordinamento Regionale Vigili del Fuoco Usb - Non possiamo pensare di far spostare le persone dalle loro case. Chiediamo, con una proposta di legge, che i vigili del fuoco vengano messi al centro del sistema di protezione civile».
Oltre alla messa in sicurezza del territorio si declinano in tutte le salse speculazione edilizia e profitto. Livorno in Toscana ha una delle percentuali più alte di consumo del territorio, e una delle "cementificazioni" finite nel mirino di diversi interventi, anche in quello di Marco Dinetti della Lipu (che dice basta consumo del suolo, e valorizzare il verde urbano), è il Nuovo Centro.
Per il gruppo di lavoro la costruzione del nuovo Centro ha creato squilibri idraulici intorno al Rio Maggiore, come ha segnalato l'architetto Simona Corradini. Proprio sul rio Maggiore Fabio Giusti, geologo di Vertenza Livorno ha puntato il dito sul funzionamento delle casse di espansione che nel 2003 dovevano essere cinque e sono passate a quattro nel progetto concluso nel 2014. Poi il Rio Ardenza: «Ma è possibile che un fiume esondi alla foce? - ha detto dal pubblico Donatella Nesti che ha la sorella Anna Maria tra gli alluvionati che abita in via Pacinotti - Significa che non è pulito». Daria Faggi, infine, lancia un messaggio alla giunta Nogarin: c'è da rivedere il piano regolatore in modo da evitare i disastri e non riproporli.
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