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L’UDIENZA
Disabile maltrattato, il giudice accoglie il patteggiamento
LIVORNO. Mamma Rita voleva solo guardarli negli occhi, metterli davanti alle loro responsabilità. È andata in tribunale nonostante non fosse convocata, ma loro non c’erano. E ha assistito alla...
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LIVORNO. Mamma Rita voleva solo guardarli negli occhi, metterli davanti alle loro responsabilità. È andata in tribunale nonostante non fosse convocata, ma loro non c’erano. E ha assistito alla conferma di quella che lei stessa, in un’intervista al Tirreno, aveva definito «una pena troppo leggera, un’altra ferita». Il giudice ha infatti accolto il patteggiamento degli operatori socio-sanitari Norma La Cava e Marco Totano, chiudendo così gran parte dell’inchiesta sui maltrattamenti aggravati nei confronti del figlio di Rita, un giovane disabile di 23 anni. Gli avvocati dei due e la Procura avevano trovato un accordo per due anni di reclusione con pena sospesa, condanna confermata durante l’udienza di ieri mattina. E proprio alla luce del patteggiamento accolto dal giudice, il Comune non ha potuto costituirsi parte civile nel processo, come aveva annunciato il sindaco Filippo Nogarin subito dopo l’arresto di La Cava e Totano a marzo.
Tra gli indagati c’è anche un’altra dipendente della cooperativa sociale Cuore, che è convenzionata con l’amministrazione comunale e si occupava di seguire costantemente il 23enne all’interno della sua abitazione. Si tratta di Daniela Amadori e anche lei è stata sospesa dal lavoro subito dopo essere indagata, ma a differenza degli altri due non ha chiesto il patteggiamento: sarà processata con rito ordinario a marzo e lì, eventualmente, il Comune e la stessa cooperativa avranno la possibilità di costituirsi parte civile.
Nel processo in corso, la mamma del giovane è coinvolta sia come genitore che come amministratrice di sostegno del figlio, dato che stiamo parlando di un ragazzo diversamente abile. Entrambi sono parte lesa: il 23enne ha subìto i maltrattamenti con botte e schiaffi, lei invece ha vissuto un vero e proprio dramma. «Mi dicevano di stare tranquilla - aveva raccontato al Tirreno - e invece le immagini registrate dai carabinieri fanno capire benissimo cosa facevano quando io non ero in casa». E proprio quel video aveva dato il via all’inchiesta, arrivata ora alle condanne per due dei tre operatori socio-sanitari.
Gianni Tacchi
Tra gli indagati c’è anche un’altra dipendente della cooperativa sociale Cuore, che è convenzionata con l’amministrazione comunale e si occupava di seguire costantemente il 23enne all’interno della sua abitazione. Si tratta di Daniela Amadori e anche lei è stata sospesa dal lavoro subito dopo essere indagata, ma a differenza degli altri due non ha chiesto il patteggiamento: sarà processata con rito ordinario a marzo e lì, eventualmente, il Comune e la stessa cooperativa avranno la possibilità di costituirsi parte civile.
Nel processo in corso, la mamma del giovane è coinvolta sia come genitore che come amministratrice di sostegno del figlio, dato che stiamo parlando di un ragazzo diversamente abile. Entrambi sono parte lesa: il 23enne ha subìto i maltrattamenti con botte e schiaffi, lei invece ha vissuto un vero e proprio dramma. «Mi dicevano di stare tranquilla - aveva raccontato al Tirreno - e invece le immagini registrate dai carabinieri fanno capire benissimo cosa facevano quando io non ero in casa». E proprio quel video aveva dato il via all’inchiesta, arrivata ora alle condanne per due dei tre operatori socio-sanitari.
Gianni Tacchi
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