Il Tirreno

Livorno

Paduletta, la Cilp si rivolge al Tar «Altolà al bando, è una svendita»

di Mauro Zucchelli
Paduletta, la Cilp si rivolge al Tar «Altolà al bando, è una svendita»

Comune e Spil nel mirino, chiesto maxi-risarcimento. Nel ricorso si alza il velo su un documento interno che indica già a giugno il nome dell’azienda e mostra dubbi su prezzo troppo basso e fattibilità giuridica «

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LIVORNO. Le grandi manovre sul porto si fanno sul ring della giustizia amministrativa: finora era stato il Comune di Livorno a bussare all’uscio del Tar per contestare l’Authority, adesso è Palazzo Civico a esser nel mirino. Parliamo del ricorso con cui la Cilp chiede l’annullamento (e la sospensiva) del bando per vendere l’80% di una società che, nata dalla costola di Spil, ha in pancia le “zolle d’oro” di Paduletta: è un’area-chiave a ridosso della Darsena Toscana, ed è al centro di una battaglia per gli equilibri di potere in porto. Lo fa preannunciando a Comune e Spil una richiesta di risarcimento danni di 22,4 milioni di euro.

Nelle 31 pagine del ricorso di Cilp – quartier generale nel Palazzone di via San Giovanni, 50% portuali e 50% Neri-Negri– salta agli occhi la “comfort letter” che, in risposta a una richiesta di accesso agli atti presentata da parte di Cilp agli inizi di settembre, viene allegata per asseverare il piano industriale 2017-2022 messo a punto da Kpmg. Già su questo piano i ricorrenti mettono i puntini sulle “i”: 1) come si fa a prendere come riferimento temporale i prossimi cinque anni se l’area è in affitto alla Cilp fino a fine aprile 2028?; 2) sul piano inviato dal Comune alla Cilp figura la dicitura “bozza soggetta a modifiche” in quanto Palazzo Civico ricorda che si tratta di elaborati non discussi né approvati nell’assemblea dei soci, riporta il ricorso.

È però sulla “lettera” allegata al piano che l’atto di Cilp punta i riflettori (ovviamente cercando di portare l’acqua al suo mulino: bisogna tener conto).

Il primo motivo riguarda il nome. Stando a quanto viene riferito nel ricorso, quel documento indica la strategia della nascita di una “Spil 2” nella quale conferire l’area di Paduletta e, parlando della cessione dell’80% delle quote a un partner industriale, dice esplicitamente che è individuato nel Palumbo Group. Da sottolineare: 1) la “lettera” – viene riportato – ha la data del 13 giugno scorso, cioè prima del via al bando che mette nero su bianco quella strategia; 2) è la stessa società che nel verbale del consiglio d’amministrazione del 26 aprile scorso, come rivelato dal Tirreno, viene indicata non solo come una delle due che si sono fatte avanti dopo l’ “avviso esplorativo” datato agosto 2016 ma anche come quella che è stata valutata positivamente.

La seconda ragione ha a che fare con le modalità. Soprattutto tre: occorre approfondire se l’operazione sia giuridicamente fattibile; ci si chiede se e quanto il bando sia compatibile con la riforma Madia; si valuta quali possano essere le conseguenze del diritto di prelazione dell’attuale affittuario (Cilp).

Il terzo tassello del puzzle è relativo al prezzo. È la stessa lettera dell’“attestatore” incaricato da Spil a sottolineare, sempre secondo quanto riportato nel ricorso, che la somma indicata per l’80% di “Spil 2” (13,7 milioni) è bassa: le perizie parlano di cifre ben più alte e dunque si ipotizza un negoziato per far aumentare quest’importo.

I ricorrenti mettono in campo una contro-valutazione, peraltro un po’ a spanne: nella compravendita di un’area in quella stessa zona l’Authority nel 2013 ha pagato 183 euro al metro quadro. Già così si arriva a un prezzo che sfiora i 14,9 milioni di euro. Senza contare i 18mila metri quadri di capannoni che, stimati a 750 euro al mq, fanno quasi raddoppiare il valore di mercato: secondo l’atto presentato dai legali di Cilp si arriva a 28 milioni di euro. Quanto basta per far dire ai ricorrenti che c’è il rischio di una “svendita” di Paduletta a un privato che avrà dagli affitti di Cilp (canone di 1,3 milioni annui per i prossimi 10 anni) grossomodo la stessa cifra da pagare per avere in pugno l’area. Ma senza poter realizzare il piano industriale – viene ribadito – perché è in rotta di collisione con le previsioni del Prg del porto e né Comune di Livorno né Spil hanno il potere di cambiarlo, può farlo solo l’Authority.

Dietro a tutto questo c’è la Spil sull’orlo del precipizio: è la società controllata al 61,4% dal Comune di Livorno, partecipata sia da due banche (Banco Popolare e Monte Paschi), entrambe al 15%, sia da altre istituzioni locali (Provincia, Camera di Commercio, Comune di Collesalvetti), tutte insieme con poco più dell’8% e tutte intenzionate a uscire dalla società.

A giudizio dei ricorrenti, sono in contrasto con le esigenze della stessa Spil sia il prezzo ritenuto decisamente basso sia l’“ingranaggio” per la valutazione dei pretendenti. Quanto al prezzo: viene giudicato ben al di sotto dei valori di mercato, invece sarebbe invece forse interesse di Spil ricavare quanti più soldi possibile da questa vendita per tamponare le falle dell’indebitamento-monstre causato dall’operazione ex Odeon. Quanto al meccanismo di valutazione: nel giudicare i progetti, solo 20 punti sono assegnati a un elemento oggettivo come l’offerta economica e il quadruplo invece a un piano industriale che nell’atto si definisce irrealizzabile perché in contrasto con il Prg portuale.



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