Il Tirreno

Livorno

«Aiutatemi, la pressa ha schiacciato Fabio» Il grido del collega

di Sabrina Chiellini
«Aiutatemi, la pressa ha schiacciato Fabio» Il grido del collega

Lavoratore cinquantenne di Collesalvetti era accanto  all’operaio morto: l’urlo disperato per chiedere soccorso 

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COLLESALVETTI. È sabato, non tutto il personale è in servizio alla Revet, l’azienda di riciclo dei rifiuti a Pontedera. Ma chi alle 7 del mattino è al suo posto in fabbrica sente le urla disperate di un operaio cinquantenne di Collesalvetti, che è a una distanza di meno di mezzo metro da Fabio Cerretani, 54 anni, di Montopoli, il cui corpo viene trascinato e schiacciato dalla pressa.

La salma dell’operaio morto sul lavoro è stata recuperata dai vigili del fuoco e poi trasportata all’Istituto di medicina legale a Pisa solo nella tarda mattinata, quando mancavano pochi minuti a mezzogiorno, e solo dopo che il sostituto procuratore Lydia Pagnini è arrivata a Pontedera, nello stabilimento Revet di viale America, e ha ispezionato i luoghi insieme ai carabinieri e agli operatori della Medicina del lavoro ai quali spetta il compito di ricostruire la dinamica dell’infortunio.

«Aiutatemi, aiutatemi, correte, la pressa lo ha schiacciato», le mani nei cappelli, la voce disperata del dipendente colligiano: sa che può essere la fine per il suo collega. Capisce il dramma, chiede aiuto anche se sarà tutto inutile.

Da quel momento, mentre il cuore di Fabio si ferma, il collega precipita nella disperazione di chi si sente impotente, di chi si sente in colpa per non essere riuscito a capire in tempo quello che stava succedendo.

Il personale del 118, dopo aver constatato la morte dell’operaio, si concentra sul collega che è anche il primo testimone oculare della tragedia. Ore di dolore: una processione di colleghi cerca di portare una parola di conforto all’operaio e alla compagna della vittima, anche lei dipendente della Revet e subito arrivata in fabbrica. La donna resta a lungo nella portineria dell’azienda, lontana dal capannone della tragedia.

Mentre si attende il magistrato, arriva anche Matteo Franconi, assessore comunale a Pontedera, città dove ha sede lo stabilimento. Espressioni di cordoglio e tante domande senza risposta.

Sulla tragedia ci sarà un’inchiesta e prima che venga effettuata l’autopsia è probabile che si conosca il numero degli indagati: uno di questi potrebbe essere il collega di Cerretani se le ricostruzioni della polizia giudiziaria confermeranno che ha attivato la pressa manualmente su richiesta della vittima. E tutto ciò non fa che accrescere il dramma.

Numerose le dichiarazioni sindacali arrivate ai giornali.

«In una società civile, in una società avanzata non è ammissibile morire di lavoro. Quello che tutti facciamo per prevenire non è abbastanza, non è sufficiente», scrive Loris Mainardi, segretario della Filctem Cgil. E Federico Giusti del Sindacato Generale di Base aggiunge: «Vogliamo ricordare che non c’è niente di accidentale dietro morti e infortuni sul lavoro». Per l’Usb territoriale «la sistematica diminuzione del personale negli enti di controllo, la contrapposizione a tutte le basilari richieste dei lavoratori per condizioni di sicurezza e dignità del lavoro producono fatti come quello di stamani (ieri, ndr)». Il sindacato Uil «rinnova l’invito a tutte le istituzioni affinché la politica, regionale e nazionale metta la sicurezza in cima all’agenda come priorità assoluta». Secondo Dario Parrini e Antonio Mazzeo, segretario e vicesegretario regionale del Pd, questi fatti non possono che imporci una seria riflessione sulla sicurezza nei posti di lavoro. Il nostro impegno come Pd Toscana è e sarà costante». Secondo Rifondazione, «qualunque sia la causa dell’incidente mortale, è l’ennesimo episodio di una strage di classe».

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