La protesta
Si cala dalla finestra con le lenzuola e salva la vicina
La donna, disabile, si era aggrappata a una persiana dopo che l’acqua aveva invaso la sua casa in via Mondolfi
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LIVORNO. Quando racconta di quella notte sembra quasi non crederci. Perché quello che è accaduto è difficile anche solo da immaginare: l’acqua e il fango che sfondano la porta di casa e salgono fino a superare il metro e mezzo, lei che si ritrova a galleggiare, di notte, senza la sua sedia a rotelle, aggrappata alla persiana di una finestra. Il vicino che sente le grida, improvvisa una corda annodando le lenzuola e si cala dal primo piano. Salvando lei e il suo cane. «Non ce l’avrei fatta senza di lui. Sentivo che le braccia stavano per cedere. Non ce l’avremmo fatta né io né il mio cane. Ci ha salvato la vita. Voglio dirgli grazie, a caratteri cubitali».
Miriam Pinna ha 63 anni e fino a quella maledetta notte tra il 9 e il 10 settembre ha vissuto al piano terra di una palazzina che si affaccia su via Mondolfi. Da qualche giorno è ospite da alcuni parenti, perché il nubifragio l’ha resa inagibile. E per poco non si è inghiottito anche lei.
A salvare la donna, disabile, è stato un carabiniere di 34 anni, Eugenio Sturniolo, che vive al piano di sopra e che è riuscito a calarsi in mezzo all’acqua con una corda fatta di lenzuola.
«Erano le 4 di notte – racconta la donna, impiegata in ospedale – quando la porta è scoppiata. La mia casa è un po’ sotto il livello della strada, per fortuna non stavo dormendo perché avevo paura, facevo la spola tra una finestra e l’altra, aspettavo mio figlio, che stava arrivando». È accaduto tutto in pochi minuti: «I mobili hanno iniziato a galleggiare, l’acqua è arrivata a un metro e settanta. Sono disabile, ho la sedia a rotelle, forse sono riuscita a salvarmi anche perché facendo riabilitazione in piscina ho imparato a stare a galla».
I flash di quella notte parlano da soli: «L’acqua mi spingeva da una parte all’altra, sembrava uno tsunami, i mobili in casa si muovevano come fossero in un vortice, sono riuscita ad aggrapparmi alla persiana e ho iniziato a gridare aiuto. Ho guardato il mio cane, Roy, e gli ho detto: la beviamo tutta, quest’acqua, o ci lasciamo le penne...». I vicini sentono, ma non possono aprire il loro portone: è bloccato, l’acqua ha la forza di un torrente. Così, il tempo di annodare le lenzuola, e il militare si cala dal primo piano. Non c’è più corrente. Il buio. La paura. Iniziano i primi tentativi di portare fuori la donna con una imbracatura di fortuna, fatta anche quella con le lenzuola, ma è troppo difficile. Alla fine, quando il livello dell’acqua inizia a scendere, dopo una mezz’ora, l’uomo riesce a farla uscire dalla finestra e a raggiungere il portone, a quel punto aperto. «Mi ha presa in braccio e mi ha salvata. Subito dopo è tornato a prendere il cane». Per poi soccorrere anche un’altra vicina, con la porta di casa bloccata dall’acqua, sempre al piano terra. «Voglio ringraziarlo – ripete Miriam – senza di lui non ce l’avrei fatta».
Juna Goti
Miriam Pinna ha 63 anni e fino a quella maledetta notte tra il 9 e il 10 settembre ha vissuto al piano terra di una palazzina che si affaccia su via Mondolfi. Da qualche giorno è ospite da alcuni parenti, perché il nubifragio l’ha resa inagibile. E per poco non si è inghiottito anche lei.
A salvare la donna, disabile, è stato un carabiniere di 34 anni, Eugenio Sturniolo, che vive al piano di sopra e che è riuscito a calarsi in mezzo all’acqua con una corda fatta di lenzuola.
«Erano le 4 di notte – racconta la donna, impiegata in ospedale – quando la porta è scoppiata. La mia casa è un po’ sotto il livello della strada, per fortuna non stavo dormendo perché avevo paura, facevo la spola tra una finestra e l’altra, aspettavo mio figlio, che stava arrivando». È accaduto tutto in pochi minuti: «I mobili hanno iniziato a galleggiare, l’acqua è arrivata a un metro e settanta. Sono disabile, ho la sedia a rotelle, forse sono riuscita a salvarmi anche perché facendo riabilitazione in piscina ho imparato a stare a galla».
I flash di quella notte parlano da soli: «L’acqua mi spingeva da una parte all’altra, sembrava uno tsunami, i mobili in casa si muovevano come fossero in un vortice, sono riuscita ad aggrapparmi alla persiana e ho iniziato a gridare aiuto. Ho guardato il mio cane, Roy, e gli ho detto: la beviamo tutta, quest’acqua, o ci lasciamo le penne...». I vicini sentono, ma non possono aprire il loro portone: è bloccato, l’acqua ha la forza di un torrente. Così, il tempo di annodare le lenzuola, e il militare si cala dal primo piano. Non c’è più corrente. Il buio. La paura. Iniziano i primi tentativi di portare fuori la donna con una imbracatura di fortuna, fatta anche quella con le lenzuola, ma è troppo difficile. Alla fine, quando il livello dell’acqua inizia a scendere, dopo una mezz’ora, l’uomo riesce a farla uscire dalla finestra e a raggiungere il portone, a quel punto aperto. «Mi ha presa in braccio e mi ha salvata. Subito dopo è tornato a prendere il cane». Per poi soccorrere anche un’altra vicina, con la porta di casa bloccata dall’acqua, sempre al piano terra. «Voglio ringraziarlo – ripete Miriam – senza di lui non ce l’avrei fatta».
Juna Goti
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