Italia
Addio Giorgio Canaccini, pezzo di storia dell’ippica
Livorno, si è spento il proprietario della scuderia Ardenza: aveva 87 anni
LIVORNO . Se n’è andato Giorgio Canaccini, i cui portacolori con la classica giubba giallo e verde hanno spesso primeggiato al Caprilli, ma anche su tutti gli altri ippodromi toscani e non solo. È morto nella mattinata di lunedì 18 settembre, nel sonno, all’età di 87 anni per un improvviso arresto cardiaco.
La sua scuderia Ardenza è stata una delle più storiche dell’impianto livornese: i cavalli di Canaccini cominciano infatti a gareggiare già prima degli anni ’50. Giorgio si lega con Pietrino Sturla, uno dei più grandi dirigenti dell’ippica labronica. I primi cavalli acquistati erano degli ostacolisti: Giorgio Canaccini infatti amava l’ippica a tutto tondo, un legame quasi indissolubile. Basti pensare che i suoi portacolori hanno corso fino a pochi mesi fa, nonostante le precarie condizioni di salute lo tenessero sempre più lontano dai campi di corse. Ultimamente lo vedevamo spesso con Tonino Verdicchio, uno dei suoi allenatori storici con il quale ha firmato delle meravigliose pagine nell’ambito del turf toscano.
Talvolta, con fare imbronciato ma sempre benevolo, negli ippodromi si andava a lamentare con gli hadicapper di turno per i pesi affibbiati ai suoi purosangue. «Giorgio, vuol dire che vinci troppo...», gli dicevano sempre. Allora lui cominciava ad argomentare su pesi e lunghezze per confermare le sue tesi: poteva parlare per ore di performance e cavalli, ma non andava mai sopra le righe ed era rispettoso con tutti.
Quanto potremmo raccontare su questo personaggio e così pure sulla interminabile “saga” dei suoi campioncini. I livornesi ricordano soprattutto due cavalli, Caind e Nisorio, veri beniamini degli appassionati che tra gli anni ’70 e ’80 sono stati più volte protagonisti sulla pista del mare, quella pista che ora è un concentrato di degrado e abbandono. Il cavallo più forte in assoluto a vestire i colori della scuderia Ardenza è stato però Swing Fire, acquistato in Gran Bretagna per poche migliaia di sterline in comproprietà con Giuseppe Giordano, un altro grande dell’ippica livornese, anche se poi fu interamente rilevato da Giorgio Canaccini: il cavallo diventò subito campione degli sprinter italiani di tre anni nel 1982, ma nel suo palmarés ci sono anche la vittoria nel premio Certosa e diversi piazzamenti tra “Melton” e “Omeoni”, le massime prove italiane riservate ai velocisti.
La sua scomparsa è una pugnalata a questo settore ferito, specialmente ora che l’ippica livornese sta andando completamente alla deriva: un iceberg che continua a frantumarsi nell’oceano del nulla.
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