Gioco
Parlamento, sono 38 gli onorevoli toscani che per la prima volta ottengono il vitalizio
Sara Paglini (M5S): "Non voglio dare fuffa agli italiani, i problemi del Paese sono altri". Dario Parrini (Pd): "La legge che abolisce i vitalizi porta la nostra firma"
Venerdì 15 settembre i parlamentari italiani eletti per la prima volta in questa legislatura hanno maturato il “vitalizio”. La normativa era già stata modificata nel 2012 dal governo Monti. I vitalizi sono ora calcolati con metodo contributivo, con la conseguenza che l’importo si è decisamente ridimensionato: un deputato neoeletto che non si ricandida potrà contare a partire dai 65 anni su circa mille euro di pensione aggiuntiva.
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FIRENZE. Forse ha ragione Luigi Di Maio. Il primo tempo (perso) sui “vitalizi” sarà l’Armageddon dei vecchi partiti, l’apocalisse per tutte le mutazioni genetiche subite dalle “ditte” della prima Repubblica. Ma forse anche no. Forse non è come sostiene il candidato premier in pectore dei Cinque Stelle, e la battaglia sulle pensioni scattate con il gong dei quattro anni, sei mesi e un giorno di legislatura venerdì insieme alla campanella della scuola italiana anche per 26 deputati e 12 senatori toscani alla prima esperienza romana è solo una questione di «fuffa». Sì, fuffa, esatto, ciarpame dialettico, paccottiglia comunicativa di evanescente consistenza politica. A dirlo non è un dinosauro da Transatlantico che già oggi può contare su un vitalizio d’oro – uno di quelli veri, vecchio stampo, da 5 o 6 mila euro mensili. Ma uno degli onorevoli pentastellati che al «privilegio medievale» hanno chiesto di poter rinunciare, di potersi sottrarre al meccanismo che consentirà a 608 parlamentari eletti per la prima volta nel 2013 di godere di una pensione da 800 euro netti una volta raggiunti i 65 anni.
Parola di Sara Paglini, senatrice di Carrara, una delle sacerdotesse dell’ortodossia grillina. Che pure rivendica la lotta anti casta. «Sarò onesta – dice Paglini – Per me è più importante dare diritti alle persone che non fare una campagna elettorale su un tema sì importante ma non fondamentale per risollevare il Paese. Io rinuncerò ai miei privilegi, ma non ho voglia di dare fuffa agli occhi degli italiani. Mi spenderò per il reddito di cittadinanza, ché i poveri sono raddoppiati». Ecco. Ora guai a pensare che per la Paglini quella sui privilegi di casta non sia la strada maestra. «Nessuno si azzardi a dire che siamo uguali agli altri. Vincenzo Cuomo, il dem che si è preso due mesi per decidere se mollare il Senato o la fascia da sindaco, per maturare così il vitalizio, è l’ultima metafora di una classe politica vergognosa».
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Sulla stessa lunghezza d’onda la consorella del M5s carrarese, Laura Bottici, anche lei senatrice al primo giro di boa. Di vitalizi si è occupata in commissione e il suo lavoro ha ispirato le lettere con cui i colonnelli DiMa e Dibba a Montecitorio hanno avuto gioco facile a sbandierare ancora una volta l’alterità grillina. E a chi due giorni fa le faceva notare che Boldrini e Grasso potrebbero pure rispedirle al mittente, visto che la rinuncia non è prevista dalle norme varate da Monti nel 2012, lei ha risposto che allora l’unico modo sarebbe stato morire: «Una battuta. Ovvio, scherzavo. Ma nessuno si azzardi a dire che la nostra richiesta ai presidenti di Camera e Senato è una boutade ad orologeria, solo propaganda», continua l’ex consulente contabile. «In questi anni abbiamo presentato atti, proposte di legge, emendamenti per spazzare via i vitalizi. Mai votate. Oggi vogliamo solo privarci di un privilegio. Che ci vengano applicate regole per età e contributi previste dalla Fornero come per tutti i normali cittadini. Lo vadano a dire a un cavatore che i parlamentari, con i loro assegni privilegiati, se ne andranno in pensione prima».
Certo. Solo che a prevedere che la versione “mini” dei vitalizi e pure quelli per i parlamentari di lungo corso possano essere agganciati alla Fornero è il ddl Richetti. «Non accettiamo lezioni di morale da nessuno – si schermisce Dario Parrini, deputato e renzianissimo segretario toscano del Pd – La legge che abolisce i vitalizi porta la nostra firma. Fosse stato per i 5 Stelle avremmo prodotto solo montagne di chiacchiere». Nessuno però dimentica l’sms con cui a fine gennaio, a tsunami del referendum appena passato, Matteo Renzi sembrò preconizzare un voto anticipato: «Per me votare nel 2017 o nel 2018 è lo stesso – scrisse in trasmissione a Giovanni Floris – L’unica cosa è evitare che scattino i vitalizi. Sarebbe molto ingiusto verso i cittadini. Sarebbe assurdo». Quel messaggino non piacque ad Alessandra Bencini, ex M5s fiorentina, confluita nel gruppo misto per solidarietà ai colleghi espulsi, ha preso casa nel campo progressista di Pisapia ma è convinta sia necessario il dialogo con Renzi perché «l’atomizzazione della sinistra ha sempre portato il Paese a destra». «Quando fece quella dichiarazione, scrissi anch’io un sms a Matteo – dice l’infermiera – “Hai schiacciato una m... Così fai il loro gioco”. Lui rispose che a volte gli capitava, ma che era importante per la gente, poi mi fece gli auguri di compleanno. Non c’è dubbio – continua – è un privilegio, ma un parlamentare deve ricevere una pensione dignitosa se si vuole assicurare dignità alla politica. E non dimentichiamo che in 5 anni abbiamo versato gli stessi contributi che un impiegato ne versa in 25. I 5 Stelle sono demagogici. Sanno benissimo di non poter rinunciare, quelle lettere possono usarle come carta igienica».
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«Anch’io, dopo il referendum, fui uno dei maggiori sostenitori del voto anticipato – dice Andrea Romano, deputato dem livornese – Ma che si può far cadere il governo per 800 euro di pensione a 600 parlamentari? Suvvia. Piuttosto dai Cinque stelle ci aspettiamo pieno sostegno alla legge Richetti in Senato. Se avessero davvero voluto rinunciare alla pensione avrebbero potuto dimettersi prima del 15, ma nessuno mi sembra averlo fatto. I grillini, in realtà, sono molto attaccati ai soldi. Basti dire che uno dei primi atti di Lemmetti a Livorno fu aumentare i rimborsi per chi arrivava da fuori città». Niente, quasi sbadiglierebbero Edoardo Nesi, lo scrittore pratese confluito da Scelta civica nel misto, e Bernabò Bocca, torinese, presidente di Federalberghi trapiantato in Toscana, ed eletto nelle fila di Forza Italia. Sui vitalizi solo un «grazie, no comment». Atarassica la dem orlandiana Maria Chiara Carrozza. L’ex cyberministra, già rettrice del Sant’Anna, di certo non agogna la rendita: «Guardi, nemmeno ricordavo che venerdì fosse un giorno così fondamentale. Sono altri i problemi urgenti». Tipo? «Modificare i regolamenti delle camere. Snellire e rendere più efficiente il Parlamento per fare le leggi davvero utili ai cittadini».
SENATORI TOSCANI CHE HANNO MATURATO IL VITALIZIO
Alessandra Bencini (Misto), Bernabò Bocca (FI-PdL), Laura Bottici (M5S), Laura Cantini (PD), Rosa Maria Di Giorgi (PD), Valeria Fedeli (PD), Stefania Giannini (PD), Stefano Lepri (PD), Claudio Martini (PD), Sara Paglini (M5S), Alessia Petraglia (Misto), Maurizio Romani (Misto).
DEPUTATI TOSCANI CHE HANNO MATURATO IL VITALIZIO
Massimo Artini (Misto), Marco Baldassarre (Misto), Paolo Beni (PD), Caterina Bini (PD), Alfonso Bonafede (M5S), Francesco Bonifazi (PD), Maria Elena Boschi (PD), Maria Chiara Carrozza (PD), Luigi Dallai (PD), Marco Donati (PD), David Ermini (PD), Edoardo Fanucci (PD), Filippo Fossati (MDP), Nicola Fratoianni (SI-SEL-POS), Chiara Gagnarli (M5S), Federico Gelli (PD), Luca Lotti (PD), Andrea Manciulli (PD), Martina Nardi (PD), Edoardo Nesi (Misto), Dario Parrini (PD), Maria Grazia Rocchi (PD), Andrea Romano (PD), Samuele Segoni (Misto), Elisa Simoni (MDP), Irene Tinagli (PD).
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