Il Tirreno

Livorno

«Che incubo l’Ugione Finiamo sott’acqua 3 o 4 volte all’anno»

di Nicolò Cecioni
«Che incubo l’Ugione Finiamo sott’acqua 3 o 4 volte all’anno»

Le famiglie accanto alla raffineria: le pompe erano spente «Sono venuti a portarci via con la barca di mio fratello» 

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STAGNO. La voglia di parlare è inversamente proporzionale al lavoro da fare. I residenti di Stagno hanno vissuto una settimana da incubo, con l’acqua che se n’è andata solo giovedì mattina. Per chi vive a Livorno, l’Ugione non è altro che un torrentello quasi sconosciuto che passa sotto il ponte di via Firenze, proprio in prossimità del cartello stradale. Per gli abitanti di Stagno è un vero e proprio incubo che allaga tutto.

Stavolta è andata peggio del solito, ma capita almeno tre o quattro volte l’anno che l’acqua superi gli argini. Lo sanno bene quelli che vivono di fronte alla raffineria Eni. E che sabato notte hanno capito fin da subito che c’era ben poco da fare. «Alle 23 – spiega Alice Visconti che abita davanti alla fermata dell’autobus all’inizio di Stagno – mi sono accorta che c’era qualcosa che non andava. Pioveva troppo e mi sono allarmata. Insieme ad altre persone che vivono in zona siamo andati a controllare le pompe dell’Ugione. E non erano accese. Prima di attivarle, dovevamo togliere tutto quello che si trovava nel letto del fiume. C’erano ruote di camion, cassonetti, bidoni, erba tagliata che non è stata buttata. Era stato tutto portato via dai campi dove il rio aveva esondato. O forse non era stato pulito a sufficienza».

Fatto sta che intorno a mezzanotte la pulizia era stata effettuata (per quello che era possibile fare a mani nude e sotto il diluvio) e la pompa era attivata. «Ma ormai era tardi. Non è bastato. Comunque siamo tornati a casa e la mia abitazione era in buone condizioni. Mi immaginavo che sarebbe stata una notte lunga, ma abbiamo comunque provato a dormire. Senza immaginarci quello che sarebbe accaduto».

Col passare del tempo, la situazione è peggiorata e molte famiglie hanno lasciato le case. «È successo tutto in sei minuti. Mi sono alzata verso le 3 per andare in bagno e mi sono trovata l’acqua alle caviglie. Poco dopo è arrivata a un metro e mezzo di altezza. Ho mandato i bimbi e mio marito a dormire da mia suocera, ma io non potevo andare via. Sono rimasta per dare una mano, qui abitano tanti anziani. Una donna che vive nella prima casa subito dopo il fiume aveva le stanze allagate. L’ho trovata arrampicata su un lucernario che chiedeva aiuto».

Anche la casa della signora Visconti è totalmente distrutta. Mobili da buttare via, stanze inagibili, mura da ritingere e acqua che continua a trasudare dalle mattonelle. «Una pesante trave di cemento che reggeva la porta è caduta a pochissima distanza da mio figlio. Qui siamo in pericolo, come faccio a far tornare a casa i miei bimbi? Impossibile. Il Comune dalla seconda notte ci paga l’albergo e noi dormiamo al Mediterraneo. Siamo costretti a pranzare e cenare al ristorante. E il sindaco non si è mai visto».

Stessa musica anche dall’altra parte della strada, proprio accanto allo stabilimento: con l’aggravante che, essendo il retro dei condomini in pendenza, l’acqua dell’Ugione è rimasta tra le case e l’Eni.

«Dalla finestra si vedeva solo il guardrail: noi ci siamo svegliati alle 6 di mattina ed eravamo circondati. In casa l’acqua ci arrivava al ginocchio, siamo stati prigionieri fino alle 17», racconta Veronica Marconi, che abita sulla sponda sinistra di via Firenze. «Sono venuti a prenderci con la barca di mio fratello, che era qui perché la stava sistemando. Hanno preso me, mia nonna di 85 anni che non sa nuotare, e i nostri due cani. Ci hanno portati in salvo e quella notte siamo andati in hotel. Ma il pernottamento ce lo siamo dovuti pagare noi».

Dal secondo giorno, però, l’amministrazione ha stabilito che quelle case erano agibili e molte famiglie sono tornate nelle proprie abitazioni. Anche se da fuori, lo stabile è stato transennato con il nastro bianco e rosso. «Le case dentro sono state dichiarate agibili e siamo tornati. Ma fuori i condomini sono pericolanti, perciò sono stati isolati».

I danni maggiori, però, l’acqua li ha causati nel retro, dove i residenti hanno orto e garage. E anche lì la gente, soprattutto gli anziani, sono stati tratti in salvo con la barca. «Questo cortile – spiega l’ottantenne Pierluigi Landi – si allaga spesso quando piove. All’Eni hanno delle pompe per togliere l’acqua ma non le usano mai. Stavolt hanno sfondato con una ruspa i tre muri che separano le nostre case dallo stabilimento per svuotare il loro piazzale. L’acqua era stata contaminata dall’olio sporco e non la potevano versare nel fiume. Ma così ci hanno allagato ancora di più. Solamente giovedì hanno asciugato tutto, perché hanno atteso così tanto? Ho ottant’anni e dovrò rimboccarmi le maniche per ripartire da zero».

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