Il Tirreno

Livorno

La app avvisò il Comune Nogarin: mai scaricata

di Mario Neri
La app avvisò il Comune Nogarin: mai scaricata

Doveva essere il referente della Protezione civile di Palazzo Civico a dare al sindaco la password. «Se l’ho fatto? Parlerà il mio legale»  

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LIVORNO. Se squillasse così in un cinema o in un ristorante la liquideremmo come una di quelle suonerie di cattivo gusto per cui spesso aggrottiamo le sopracciglia. Giovanni Massini, ingegnere regionale alla difesa del suolo, sostiene stia diventando una delle «fonti principali di divorzio fra i funzionari delle protezioni civili della Toscana». Chiunque l’abbia installata, non ha scampo: nelle notti nere di maltempo viene tirato giù dal letto. Da nove mesi è uno dei meccanismi primari con cui la Regione mette in moto la macchina dell’emergenza, ma adesso potrebbe aggiungere un tassello all’inchiesta aperta dalla procura per omicidio e disastro colposi.

C'è una funzione sulla app del Centro funzionale regionale che fa scattare una sirena simile a quella dei vigili del fuoco ogni volta che i pluviometri e gli idrometri di un quartiere o un torrente superano il livello di guardia. Oltre a tecnici e funzionari, ne sono dotati anche dirigenti e sindaci. O almeno, dovrebbero.

Uno di quegli alert su Livorno e Marina di Pisa - dicono gli ingegneri da lungarno Pacinotti a Pisa, sede del quartier generale della sala di monitoraggio meteo idrogeologico della Toscana - è scattato per la prima volta sabato scorso alle 21, e poi in molte altre occasioni durante il diluvio che ha risvegliato Livorno all’alba di uno dei giorni peggiori della sua storia costringendola a contare nove morti. Dal gennaio scorso è attiva sui telefonini di 2.500 addetti ai lavori della protezione civile dei Comuni e della Province, ma con un'unica incognita. Per poter ascoltare il suono dell'emergenza bisogna essere "loggati". Il sindaco di Livorno Filippo Nogarin - secondo gli esperti del Cfr – doveva essere dotato delle credenziali per accedere all'area riservata.

Gliele avrebbe dovute fornire Luca Soriani, funzionario della protezione civile livornese. A lui il 6 dicembre 2016 le consegna a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze l’assessore Federica Fratoni nella presentazione delle nuova elaborazione della app nata nel 2015. In qualità di rappresentante del Comune, gli viene affidato il compito di trasmettere nome utente e password a chiunque in municipio abbia responsabilità di Protezione civile, sindaco compreso. Ma Nogarin ha mai ricevuto le credenziali? E la notte del disastro dal suo cellulare è risuonata la sirena?

«La app? L’ho scaricata oggi (ieri, ndr) all’ora di pranzo, prima non sapevo nemmeno esistesse - dice al Tirreno il sindaco- Non ho mai ricevuto nessuna busta contenente le credenziali per accedere all’account, né ho mai partecipato a nessuna presentazione ufficiale, se non nel mondo dei sogni della Regione. Ma se anche avessero fatto la presentazione, perché non avvertirmi? Insomma, non inviate la solita mail, una delle 1500 che ricevo ogni giorno. Se è una cosa a tutela dei cittadini, alzate il telefono. Chiamatemi». Ma a farlo - a stare allo staff di Rossi e agli ingegneri del Cfr - doveva essere Soriani. Non uno qualunque. È il referente di turno nella notte fra sabato 9 e domenica 10 settembre, il contatto in Comune che dalla sala operativa regionale riceve la comunicazione ufficiale per «la presenza di un forte sistema temporalesco» la prima volta alle 21,39, lo stesso che esce dalla sede di via dell’Artignano solo alle 23,15, ma per un sopralluogo nella zona a nord della città, la meno colpita, e arriva al ponte del Rio Maggiore solo alle 4. Quella password l’ha mai consegnata al sindaco? «A questa domanda non rispondo - dice al Tirreno Soriani - A questo punto dovrò affidarmi a un legale, ma se il sindaco ha risposto così, avrà avuto le sue ragioni». Stop.

Ma è chiaro: gli investigatori nei prossimi giorni dovranno aggiungere al fascicolo sull’alluvione anche l’elenco di chi che nella notte del diluvio era connesso alla app. «Non siamo noi a doverlo dire - dice il presidente Enrico Rossi - so solo che ci siamo spesi molto per potenziare il sistema delle allerta. E per questo adesso cerchiamo ancora di migliorarlo». Non è un caso che sia stato il governatore ieri a ricordare l'esistenza della app. È amareggiato per le accuse rivolte alla Regione sugli avvisi lanciati dalla sala operativa della Toscana. Proprio ieri è scattato un allarme giallo dalle 18 e dalla mezzanotte uno nuovo arancione su quasi tutto il territorio e Rossi ha voluto inaugurare un nuovo corso della comunicazione. «D’ora in poi, sarà la giunta regionale a comunicare direttamente con una conferenza stampa le allerta arancio o rosse alla popolazione - dice il presidente - In futuro ci attrezzeremo anche con altri metodi. Un modo per accrescere la consapevolezza dei cittadini. Non vogliamo commissariare né di sostituirci al ruolo dei sindaci e dei Comuni, spetta a loro la responsabilità di avvertire gli abitanti, ma non possiamo più accettare che si ripetano eventi con un numero di morti così alto come avvenuto a Livorno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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