Gioco
«Inagibili i nostri alloggi, dovete spostarci altrove»
Via Giordano Bruno, un gruppo di inquilini protesta dopo il cedimento di un tetto «Alt al rimpallo di responsabilità». Rimosso l’amianto senza avvertire i residenti
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LIVORNO. «Gli stabili in via Giordano Bruno non sono più agibili, stop al ping pong delle responsabilità. Vogliamo essere trasferiti altrove». Ieri mattina davanti al Comune si sono riuniti i residenti che vivono nelle case popolari di via Giordano Bruno per chiedere una soluzione ai tanti problemi che quelle abitazioni hanno da diverso tempo. Insieme al sindacato Asia-Usb è stata anche organizzata una raccolta firme di quartiere che ieri è stata protocollata.
«Abito al civico numero 6 e la situazione di quei condomini è insostenibile», spiega Daniela Turini: «Il tetto è distrutto, le scale sono inutilizzabili, non abbiamo mai avuto il portone e dai buchi nel muro entrano i topi. Non possiamo più tenere aperte le porte di casa, sennò arrivano dentro. Non sappiamo più come fare. Per di più le cantine al piano terra sono tutte allagate e da lì fuoriesce una sostanza liquida maleodorante che infesta il palazzo».
Per non parlare del tetto, che è letteralmente crollato per 34 metri e che nella parte in cui è rimasto in piedi è sconnesso. «Il tetto è rotto ed è venuto giù – aggiunge Antonella Montigiani – inoltre spesso casca l’intonaco e va a finire su macchine e motorini parcheggiati per strada. Hanno fatto dei lavori, ma solo in una zona circoscritta, il resto del palazzo è rimasto come prima. Per ora non ha colpito nessuno, non vorremmo aspettare che capiti qualcosa di grave prima che siano presi provvedimenti».
Viene segnalato anche che per la rimozione dell’amianto dal tetto i residenti non sono stati dotati di maschere o altre protezioni. «È incredibile – dice Giovanni Ceraolo (Asia-Usb) – che gli operai siano andati a togliere l’amianto con mascherine e protezioni, senza avvisare gli inquilini. Avrebbero dovuto dire loro di abbandonare la casa, o quantomeno di chiudere le finestre. Invece niente. Inoltre davanti alle abitazioni è parcheggiato da diverso tempo un furgone con parecchie bombole del gas all’interno. Non sappiamo di chi sia il mezzo, ma è lì da tanto ed è pericoloso».
Secondo i promotori della protesta, il problema è il rimpallo delle responsabilità. «Abbiamo saputo che i finanziamenti regionali sono saltati. Va bene, ma ora basta fare gli scarica-barile. Casalp e Comune si mettano d’accordo con la Regione per trovare una soluzione. La prossima settimana ci incontreremo con Casalp, abbiamo chiesto anche un incontro al sindaco e all’assessora Dhimgjini. Speriamo che riescano a dare nuove case popolari a queste famiglie perché vivere lì è troppo rischioso». (ni.c.)
«Abito al civico numero 6 e la situazione di quei condomini è insostenibile», spiega Daniela Turini: «Il tetto è distrutto, le scale sono inutilizzabili, non abbiamo mai avuto il portone e dai buchi nel muro entrano i topi. Non possiamo più tenere aperte le porte di casa, sennò arrivano dentro. Non sappiamo più come fare. Per di più le cantine al piano terra sono tutte allagate e da lì fuoriesce una sostanza liquida maleodorante che infesta il palazzo».
Per non parlare del tetto, che è letteralmente crollato per 34 metri e che nella parte in cui è rimasto in piedi è sconnesso. «Il tetto è rotto ed è venuto giù – aggiunge Antonella Montigiani – inoltre spesso casca l’intonaco e va a finire su macchine e motorini parcheggiati per strada. Hanno fatto dei lavori, ma solo in una zona circoscritta, il resto del palazzo è rimasto come prima. Per ora non ha colpito nessuno, non vorremmo aspettare che capiti qualcosa di grave prima che siano presi provvedimenti».
Viene segnalato anche che per la rimozione dell’amianto dal tetto i residenti non sono stati dotati di maschere o altre protezioni. «È incredibile – dice Giovanni Ceraolo (Asia-Usb) – che gli operai siano andati a togliere l’amianto con mascherine e protezioni, senza avvisare gli inquilini. Avrebbero dovuto dire loro di abbandonare la casa, o quantomeno di chiudere le finestre. Invece niente. Inoltre davanti alle abitazioni è parcheggiato da diverso tempo un furgone con parecchie bombole del gas all’interno. Non sappiamo di chi sia il mezzo, ma è lì da tanto ed è pericoloso».
Secondo i promotori della protesta, il problema è il rimpallo delle responsabilità. «Abbiamo saputo che i finanziamenti regionali sono saltati. Va bene, ma ora basta fare gli scarica-barile. Casalp e Comune si mettano d’accordo con la Regione per trovare una soluzione. La prossima settimana ci incontreremo con Casalp, abbiamo chiesto anche un incontro al sindaco e all’assessora Dhimgjini. Speriamo che riescano a dare nuove case popolari a queste famiglie perché vivere lì è troppo rischioso». (ni.c.)
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