Il Tirreno

Livorno

«Svegliateci, non è vero»

di GIANNI TACCHI
«Svegliateci, non è vero»

Il funerale di Nigiotti è una pugnalata al cuore di una città ferita

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Scorrono le immagini di viaggi, di cene con gli amici, di domeniche passate in curva. Scorrono nella camera mortuaria del cimitero della Misericordia, sullo schermo di un computer lasciato accanto alla bara da chi ha condiviso tutto con lui: la scuola, il calcio, il primo bacio. Scorrono nelle lacrime, nella disperazione, nel dolore di centinaia di amici. Scorrono mentre le note di Wake me up when September ends stritolano il cuore di tutti: la voce è un pianto, le parole accompagnano la salma nell’ultimo viaggio. Svegliami quando settembre finisce, svegliateci quando settembre finisce. È un incubo. Diteci che no, non è vero. Non può essere vero. Diteci che possiamo ancora abbracciarlo, scrivergli qualcosa su WhatsApp, chiedergli come sta. Diteci che Matteo è ancora qui, a fare e disfare quella valigia che stava per portarlo in giro per tutto il mondo. Summer has come and passed, l’estate è arrivata ed è finita. The innocent can never last, l’innocenza non può mai durare. Ma non può neanche finire così presto.

Il funerale di Matteo Nigiotti è l’ennesima pugnalata a una città colpita e ferita a morte, a una generazione di ragazzi che è uscita da Facebook e Instagram per spalare, aiutare, ricostruire. Sono in più di mille a dargli l’ultimo saluto, l’ultimo abbraccio. Ci sono i parenti, gli amici di sempre, i ragazzi della curva Nord che Matteo frequentava. È una lunga processione nella camera mortuaria che ospita la bara prima della cerimonia, tra volti rigati dalle lacrime e sguardi fissi nel vuoto. Pianti e applausi rimbombano tra gli echi del camposanto, mentre in sottofondo passa ancora quella canzone che fa vibrare il cuore. Poi l’omelia. «Le parole di Dio - dice il diacono Carlo - invitano a meditare per capire cosa il Signore vuole da noi in tutti i momenti, lieti o tristi che siano. Siamo qui per affidare alla sua misericordia la breve esistenza di Matteo, in modo tale che il germe ricevuto al battesimo fiorisca subito nei cieli. E a chi soffre per il distacco, non venga meno la speranza di rivederlo in futuro».

“Nigio”, come lo chiamavano tutti, se n’è andato a neanche 22 anni dopo un incidente stradale sulla via Emilia, all’altezza dell’incrocio per Santa Luce, mentre stava tornando a casa da una serata di lavoro a Cecina. Era stato chiamato per il catering di un matrimonio, poi qualche brindisi in più degli invitati e il ritardo. «Dobbiamo ancora smontare tutto, non aspettarmi sveglia», la chiamata delle 6 alla mamma. Due ore dopo, il tragico incidente in auto. La strada impazzita, lo scontro frontale, la macchina uscita di lato e finita nella scarpata. È morto così, quando l’alluvione aveva già devastato la sua città. È morto così, dopo aver progettato tutto per il trasferimento a Londra: biglietto di sola andata già comprato e stampato, primi contatti con qualche livornese che vive laggiù, tanta voglia di partire per una nuova avventura e un nuovo lavoro. Cercava la vita, ha incontrato la morte. E Livorno continua a piangere.

Ai funerali ci sono anche gli amici della Siesta di Tirrenia, dove aveva lavorato durante l’ultima stagione estiva come cameriere ed era entrato nel cuore di tutti. Hanno una maglietta nera con il suo volto stampato sopra, un raggio di sole in mezzo alla disperazione. L’arcobaleno è invece quello degli ultrà della curva del Livorno, con palloncini bianchi e amaranto. “Ciao Matteo, fratello della Nord”, è il loro striscione. “Nei nostri cuori, Matteo nei nostri cuori”, la loro voce. Gli amici di sempre tengono invece in mano un lenzuolo bianco con la scritta “Il tuo sorriso avrà già conquistato il paradiso”. Il carro funebre passa da qui, in mezzo a lacrime, dolore e mille ricordi. La cerimonia finisce. Si piange ancora. Settembre non finisce.

Matteo è una delle nove vittime dell’infernale domenica di pioggia, disastro e devastazione che ha sconvolto la nostra città. Inserito o meno nel conto dei morti per l’alluvione, è una giovane vita spezzata che fa sanguinare ancora di più il cuore. Ci sono infatti ragazzi che, piangendo ieri pomeriggio, si porteranno dietro quelle lacrime per sempre. Quando si è giovani è strano poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano, quando si è giovani la spensieratezza prende sempre il sopravvento su tutto. Ma adesso niente ha più senso. Le immagini continuano a scorrere su quel computer, la musica continua a stritolare il cuore. Wake me up when September ends. Svegliami quando settembre finisce, svegliateci quando settembre finisce. No, non basterà neanche questo.

@gianni tacchi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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