Il Tirreno

Livorno

Chi si dimette? Il portavoce ma il sindaco lo ferma

di Juna Goti
Chi si dimette? Il portavoce ma il sindaco lo ferma

Dal Comune diffuso un comunicato stampa incompleto sulla protezione civile Nogarin: «Solo un errore, hanno tutti la mia fiducia». Ma il clima nel palazzo è teso

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LIVORNO. Un cortocircuito. Uno sbandamento politico-amministrativo tutto interno al Palazzo. Scoppiato dopo il caos fatto di acqua e fango che nella notte tra sabato e domenica ha spazzato via mezza città e rapito nove vite. Difficile descrivere con parole diverse quello che è accaduto negli ultimi due giorni in Comune e che ieri mattina ha portato alle dimissioni del portavoce del sindaco, Tommaso Tafi, poi respinte nel pomeriggio da Filippo Nogarin.

Cosa è accaduto? A Palazzo Civico si sono annodati intorno alla ricostruzione di quanto è avvenuto quella notte. O meglio, alla ricostruzione di come e quando è scattata la macchina della prevenzione e dei soccorsi. E mercoledì sera – per un «errore tecnico», è stato poi precisato ieri – da uno degli uffici è partito un comunicato stampa incompleto sul lavoro fatto dalla protezione civile. Un comunicato che ha aperto il coperchio di una pentola bollente nel palazzo.

Andiamo per gradi. Tutto inizia mercoledì mattina, quando Il Tirreno rivela che sabato alle 21.39, quindi due ore e mezzo prima dell’inizio dell’allerta, il Comune era già stato informato dal Centro funzionale di monitoraggio della Regione che si stava verificando qualcosa di potenzialmente grave. Di fronte a questa notizia, alle 10.36 di mercoledì, il sindaco dirama una nota per dire che «è giunto il momento di fare chiarezza su quanto accaduto la notte del nubifragio» e fa sapere di avere chiesto agli uffici di «produrre un report sulle comunicazioni intercorse tra la protezione civile comunale e tutti gli organismi tecnici della Regione».

Il report arriva a giornali e agenzie di stampa alle 19.32 dello stesso giorno, mercoledì, dopo nove ore: viene inviato dall’ufficio stampa del Comune, l’ultima azione che viene descritta da parte della macchina della protezione civile è alle 22.13 di sabato, quindi ore prima della tragedia. Ma è un errore. Il report è tagliato a metà.

In Comune se accorgono solo dopo la pubblicazione sui giornali, ieri mattina. E alle 11.56 il portavoce del sindaco deve scrivere che «a causa di un errore tecnico il comunicato» diffuso il giorno prima «è risultato incompleto»: «Tutto il prezioso lavoro svolto dalla protezione civile dalla mezzanotte di domenica in poi – scrive – non è stato infatti pubblicato sul sito del Comune e non ha di conseguenza trovato spazio sui quotidiani, che hanno descritto la macchina comunale come immobile».

Così ecco il colpo di scena. Tafi si scusa pubblicamente con tutti e annuncia: «Mi assumo la piena responsabilità dell’errore commesso e, viste le gravi conseguenze che ha prodotto sulla macchina comunale nel suo complesso, ho deciso di rassegnare le dimissioni da portavoce». Perché «non posso accettare che il puntuale e coraggioso lavoro svolto dai referenti della protezione civile in servizio quella notte sia messo in discussione a causa di una mia negligenza, per non aver controllato a dovere il contenuto del comunicato stampa pubblicato e diffuso».

Insomma, poco importa chi ha inviato quella nota: è il portavoce ad assumersi la responsabilità di tutto e – per primo e unico fino a oggi – a scusarsi «con l’intera città».

Il punto politico, però, è delicato. Difficile credere davvero che Nogarin si privi anche del suo braccio destro, dopo che ad agosto la giunta di Virginia Raggi gli ha portato via l’assessore al bilancio, Gianni Lemmetti. Difficile immaginare che con tutto quello che è accaduto da sabato a oggi, la prima testa a saltare sia quella del portavoce, per non aver controllato un comunicato stampa.

È la ricerca di un capro espiatorio, come iniziano a chiedersi i primi osservatori politici? Oppure un tatticismo? O un momento di tensione affiorato da un clima avvelenato dentro al palazzo, in questo momento delicato?

Passano poche ore e Nogarin, quelle dimissioni da portavoce, le respinge «con decisione».

«In questi giorni difficili per la città e per i livornesi – scrive – l’intera macchina amministrativa ha lavorato sotto pressione come mai prima d’ora e un errore può capitare a chiunque. Tafi, che oggi ha compiuto un gesto nobile, dimostrando il massimo rispetto per Livorno e per la tragedia che sta vivendo, ha sempre dimostrato professionalità e affidabilità e gode della mia piena fiducia».

Così come «gode della mia più completa fiducia la protezione civile comunale, che ha saputo reagire prontamente di fronte a un evento eccezionale e dalla portata distruttrice». Su questo Nogarin non cambia linea: è stato, scrive, un evento che «non era possibile prevedere e nemmeno arginare».

L’aria che tira, però, la lascia intravedere lui stesso quando subito dopo ci tiene a «precisare» che «rispetto alla ricostruzione della protezione civile», «io sono stato avvertito del disastro per la prima volta dal mio capo di gabinetto, Massimiliano Lami, alle ore 6.46...».

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