Il Tirreno

Livorno

Alluvione a Livorno

Quercianella e Chioma ferite

di Enrico Paradisi
Quercianella e Chioma ferite

Barche semi affondate, frane, danni a un porticciolo e alle strutture ricettive

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LIVORNO. Dai bagni Rogiolo, lo stabilimento balneare all’ombra del promontorio del Castel Sonnino che ha cambiato faccia dopo la piena dell'omonimo botro che gli ha spazzato via la spiaggia di ciottoli, fino alla foce del Chioma, che con la furia delle sue acque ha sradicato il ponte che portava al residence, strappando anche uno dei moli del porticciolo, Quercianella è uscita pesantemente ferita dall’alluvione che ha colpito la zona di Livorno.

Barche semi affondate e qualche gommone miracolosamente salvo galleggiano alla foce del Chioma che quest’estate era ridotto quasi a un rigagnolo, e ora sembra l’estuario di un fiume di medie dimensioni che si è scavato un’uscita diventata troppo stretta per la portata abnorme delle acque.

Da un lato un pezzo di strada è collassata e ora rimane la sbarra mezza divelta a segnalare quello che era l’unico collegamento con il residence. Il Romito (se si considera la strada e non alcune delle scogliere) ora è pulito, sembra che non sia accaduto nulla o quasi. E a Quercianella, vittime per fortuna non ce ne sono state, ma il paese in alcuni punti sembra uscito da una specie bombardamento.

Sempre nella angusta valle del Chioma, poco più a monte, il livello delle acque che alcuni dicono si è innalzato di quattro o cinque metri ha devastato il Villaggio Azzurro, la struttura ricettiva che ha subito i danni più seri: sommerso dal fango il giardino, il campetto di calcio e gli olivi, auto spazzate via come fuscelli, con gli ospiti che quella notte si trovavano nella struttura portati in salvo con un mezzo anfibio dopo essersi rifugiati ai piani più alti.

La frana all’altezza della stazione ferroviaria che ha invaso l’Aurelia, è stata ripulita con i ciottoli sparsi ancora qua e là un po’ dovunque che ricordano il passaggio di torrenti istantanei, gonfiati all’improvviso da quella pioggia torrenziale.

Un incubo che molti quercianellesi dicono di non aver mai visto e vissuto in vita loro.

L’odore dell’acqua stagnante è forte, ha impregnato l’aria, mentre molti degli abitanti, si danno da fare a svuotare cantine e garage dai depositi di limo e fango e dai detriti.

«Io stavo dormendo – racconta Stefano Musumeci, che abita vicino alla farmacia – Mi ha svegliato la mia vicina alle 4,30 preoccupata dell’acqua che le scendeva in casa dal tetto. Lì per lì non ho dato molto peso alla cosa anche se sentivo che l’intensità della pioggia non era normale. Solo la mattina, quando mi sono svegliato, ho cominciato a capire che era successo qualcosa di veramente grave».

Tutti i muretti delle prime villette alla base di via Kayser Parodi erano stati travolti dalla violenza dell’acqua finendo in mezzo alla strada.

La strada che porta al campetto di calcio era invece allagata e piena di detriti, tanto che non si poteva passare.

Ancora ieri, sporcizia e detriti che sono stati accumulati sotto i ponti e ai margini delle strade facevano da testimoni allo sfacelo, senza contare tutti i sottopassi che nel corso dell’inondazione si sono completamente allagati.

Tra la locanda Garzelli e la Spiaggetta, sfocia anche il botro Forconi, che per fortuna sembra abbia retto l’impeto della piena, anche se qui cumuli di detriti e fango hanno invaso la diga di protezione portandosi via alcune attrezzature della spiaggia dello stabilimento Cala Bianca.

Salvi i Paolieri, così come il circolo nautico non ha subito grossi danni, a parte una colonnina dell’Enel abbattuta, anche se nella darsena ci sono ancora molti detriti che galleggiano.

Tra domenica e lunedì sono state già recuperate una decina di barche che erano affondate per la pioggia.

Dopo il diluvio, la mareggiata. Ieri intanto si stava alzando il mare, per effetto del vento di Ponente con onde di color caffellatte che stanno cercando di riportare a terra detriti, rami e i tronchi d’albero scaricati al largo dai torrenti.

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