Il Tirreno

Livorno

Il consorzio di bonifica si difende

di Nicolò Cecioni
Il consorzio di bonifica si difende

«La manutenzione dei rii era stata fatta ed era terminata proprio sabato mattina» 

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LIVORNO. «La manutenzione ordinaria era stata fatta». La seconda ed ultima bonifica che ogni anno viene effettuata lungo gli argini dei fiumi livornesi era terminata proprio sabato mattina. A poche ore dall'inizio del nubifragio. A dirlo è il Consorzio di bonifica Toscana Costa, che si occupa della pulizia dei letti dei cinque rii che scorrono sul nostro territorio e di tutti i loro affluenti, operazioni per le quali spendiamo di tasse oltre mezzo milione di auro all'anno.

Un primo intervento viene fatto all'inizio della primavera, il secondo tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno: stavolta – si difendono dal Consorzio – seguendo il cronoprogramma del piano di attività approvato dalla Regione, i lavori sono partiti subito dopo ferragosto e si sono conclusi proprio il 9 settembre. «La manutenzione – spiega il direttore generale, Roberto Benvenuto – prevede lo sfalcio della vegetazione, soprattutto i canneti, la rimozione di detriti naturali, tronchi, immondizia e rifiuti di vario genere che possano intasare il flusso. Spesso togliamo nidi di nutrie e di altri animali. Durante la manutenzione controlliamo anche gli argini e se vediamo che ci sono dei problemi di tenuta interveniamo subito».

Eppure la violenza dell'acqua ha trascinato con sé di tutto. Da pezzi interi di bosco a rifiuti ingombranti, come lavatrici e mobili. Per non parlare di macchine e motorini. Com'è stato possibile? «Quando troviamo rifiuti ingombranti o scooter abbandonati li togliamo dal letto del fiume e poi ci coordiniamo con il servizio ambiente del Comune di Livorno per la loro rimozione. Ma in questa manutenzione ne abbiamo trovati pochissimi. Tutto ciò che è arrivato a valle, è arrivato perché i rii sono esondati e l’acqua è entrata nelle case e nei giardini. È da lì che ha portato via tutto. I rifiuti che sono arrivati in città e hanno causato l'intasamento dei ponti non venivano dai fossati, ma da fuori. Nei letti dei piccoli torrenti si era riversato un vero e proprio mare».

Secondo i vertici del Consorzio le cause di quanto accaduto sono da ricercare soprattutto nell’«onda anomala violentissima dovuta all'eccezionale quantità di pioggia caduta in tre ore: le rotture degli argini sono state causate dall'onda superiore alla portata dei torrenti. La furia dell'acqua ha innescato fenomeni erosivi che hanno allargato le sponde, portandosi dietro rocce, colline, fango, sottobosco, alberi e rifiuti. Abbiamo fatto un sopralluogo a monte, vicino alle fonti, e anche lì l'acqua ha allargato i letti dei fossati, significa che è colpa della pioggia».

Il dirigente parla insomma di un «evento eccezionale, assolutamente imprevedibile». «Anche – aggiunge – a livello strutturale e di progettazione. Casse di espansione, affluenti, argini e quant'altro vanno bene. Ma quando piove così tanto, le strade non ce la fanno a reggere e il versante fa venire giù tutto». Anche gli aspetti strutturali e di progettazione, a partire dalle casse di espansione fino ai tombamenti dei rii, potrebbero però essere oggetto degli approfondimenti di chi è chiamato a indagare su quanto è accaduto nella notte tra sabato e domenica in città e lungo le colline.

Intanto a spiegare le dinamiche dei vari interventi, fiume per fiume, è il dirigente della manutenzione, Roberto Pandolfi. «L'Ugione e i suoi cinque affluenti – spiega – sono stati puliti fino a dopo la via delle Sorgenti, passato il Cisternino. Inoltre abbiamo controllato i due impianti idrovori a Stagno, uno sul fosso del Cateratto e l'altro in località del ponte Ugione. Sul Rio Maggiore siamo intervenuti dall'intubamento fino al ponte della Cheddite. Più in alto, verso il Limoncino, l’ultimo interevnto è stato fatto due anni fa, con la rimozione di detriti e alberi pericolanti fino all'altezza del ponte di via delle Vallicelle (quello crollato, ndr). Più su non andiamo perché si entra nel bosco e il rischio è di creare problematiche ambientali perché togliendo la vegetazione, può aumentare la velocità dell'acqua». Anche il Rio Ardenza, prima di domenica, era stato oggetto del secondo intervento di manutenzione, così come i suoi principali affluenti, mentre a Quercianella e Chioma, i lavori – viene riferito – hanno riguardato anche il rifacimento di alcune sponde. «Che infatti hanno retto», sostiene Pandolfi, che poi spiega: «Il problema in quelle zone è stato il sottobosco. L'acqua è uscita fuori e ha trascinato via tutto. Lì sono stati fatti anche interventi straordinari, che vengo programmati nel corso degli anni».

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