Il Tirreno

Livorno

Alluvione a Livorno

Altro che giovani viziati, loro spalano insieme a noi

di ANTONIO BARDI

Questo è il messaggio postato ieri dal signor Antonio Bardi su Facebook: si tratta di alcune osservazione sui soccorsi dopo il disastroso nubifragio che ha colpito Livorno provocando nove morti. Sono...

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Questo è il messaggio postato ieri dal signor Antonio Bardi su Facebook: si tratta di alcune osservazione sui soccorsi dopo il disastroso nubifragio che ha colpito Livorno provocando nove morti. Sono dei pensieri scritti di getto ma abbiamo deciso di pubblicarli sul Tirreno come elemento di riflessione e come spunto per un dibattito sulla nostra città.

di ANTONIO BARDI

Il prossimo che dice qualcosa sui giovani viziati, dipendenti dai social, in infradito tatuati eccetera prende un pattone da me personalmente. L'80% del lavoro di soccorso lo stanno facendo ragazzi dai 16 ai 25 anni che vengono su in motorino, con la maglietta del gruppo sportivo. Nessuno tira fuori lo smartphone.

Tra i pochissimi che hanno tirato fuori lo smartphone una vecchia di 80 anni che voleva fotografare tutto. Epiteti ricevuti dall’anziana, dalla squadra con cui eravamo, che stava spostando macerie: "Signoraaaa, si levi di 'ulo!!!"

"Signora se un'e sta attenta il camion delle macerie porta via anche lei"

"Signora guardi, si metta lì (Il ciglio del burrone) così riprende bene tutto".

La ribalderia, si sorride delle disgrazie. Siamo con una squadra di portuali venuta a aiutare un collega che ha perso tutto. Siamo in quello che era il giardino a rimuovere frigorifero, divano, mobili, a un certo punto il padrone di casa si affaccia da sopra e guarda giù il giardino devastato. Uno della squadra dei colleghi da sotto gli urla: "Marioooo! Stasera, qui, e ti ci semino il pratino inglese!"

Nessuno parla di Nogarin e Rossi, delle polemiche non gliene frega niente a nessuno, zero. Una pratica che andrebbe coltivata anche quando invece della pala abbiamo in mano la tastiera del computer o dello smartphone. Lasciamo stare, davvero.

Tante altre cose ci sarebbero da raccontare ma basta che c'ho i dolori e mi muovo come Stephen Hawking, poveromo. Evviva Livorno e i livornesi, e chi gli vuol bene nonostante tutto.

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