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Alluvione a Livorno

Sulle strade del fango: «Lasciati soli per ore dopo l'alluvione, salvi grazie agli angeli» - Foto e Video

Federico Lazzotti
Sulle strade del fango: «Lasciati soli per ore dopo l'alluvione, salvi grazie agli angeli» - Foto e Video

Livorno, da Collinaia a Montenero viaggio nelle zone del nubifragio: «Abbiamo perso tutto ma vogliamo tornare alla nostra vita»

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LIVORNO. Il fango ha sporcato tutto, i corpi e le anime. Ma non ha macchiato la speranza. Lo ripete Susanna Nigiotti che nel nubifragio ha perso quasi tutto, ma non il sorriso. Cammina in mezzo alle macerie, all’angolo tra via di Monterotondo e via Sant’alò, a pochi passi dalla casa rosa dove è morto Roberto Vestuti, una delle otto vittime, rimasto prigioniero dell’esondazione del Rio dell’Arena, un affluente del Rio Ardenza. In mano ha un thermos di caffé, nell’altra una confezione di bicchieri di plastica. È il suo modo di dire grazie a chi, intorno a lei, da un giorno e mezzo, sta spazzando via acqua mista a terra dalle case inondate, taglia i tronchi piovuti in strada, porta via mobili sporchi e sposta i macigni che un tempo erano muri, ponti, pareti. «È bello vedere la bontà della gente, spontanea, gratuita: ti riconcilia con il mondo nonostante la disperazione». Alle sue spalle la sorella Patrizia e il marito Loriano, aprono la porta della loro villetta, costruita lungo l’argine: «Se non era per il cane che ha iniziato ad abbaiare e ci ha svegliati – spiegano – a quest’ora saremmo morti anche noi. Invece quando è esplosa la bomba d’acqua siamo riusciti a salire tutti al primo piano e siamo sopravvissuti. Cosa abbiamo visto? Uno tsunami al contrario, una mareggiata che arrivava dalla collina e non dal mare».

Sulla parete al piano terra della palazzina c’è ancora il segno del fango. «Arrivava fino a qui», racconta Loriano che abita qui da trent’anni, indicando un punto più scuro a circa un metro di altezza. La taverna al piano inferiore, invece, è stata completamente inondata. «C’era la roba di nostra figlia che l’aveva sistemata qui in vista del trasloco, ora è tutta da buttare, come le tre auto, i due scooter e il furgone del lavoro, spazzati via dalla piena del fiume». Fuori, in quelli che un tempo erano giardini all’inglese e che adesso si sono trasformati in sabbie mobili, la meglio gioventù continua a lavorare, in silenzio. Ci sono i tifosi della curva nord con le magliette “Diffidati Liberi”, i pugili che si allenano alla palestra Fortitude, i ragazzi dei centro sociali, i richiedenti asilo accanto ai giocatori del Basket Fides. E poi decine di ragazze, per lo più studentesse che si muovono in motorino o in autobus. Come Beatrice. «Vivo in piazza Mazzini, mi sono svegliata e ho detto: vado a dare una mano». Quando arrivano nelle zone ferite chiedono come possono essere utili: portano via secchi pieni fango, ammucchiano suppellettili e non hanno paura. «Spesso – dice Patrizia – si sente parlare di una generazione senza valori. Questo è l’esempio contrario, se non era per questi angeli saremmo ancora in mezzo alla melma. I primi soccorsi dopo il nubifragio sono arrivati domenica alle 17, a dodici ore dall’esondazione».

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Per capire cosa vuol dire basta parlare con Surian, 19 anni, tatuatore che abita nel quartiere Corea. «Abbiamo creato un gruppo su Facebook e andiamo dove c’è bisogno», dice mentre pulisce uno degli appartamenti travolti dall’acqua a Montenero, a due passi da piazza delle Carrozze. Per muoversi sulle strade del fango e dei lutti serve tempo e pazienza. Lungo via della Fontanella, la strada che da Monterotondo scende verso l’Ardenza costeggiando il fosso Forcone, è un via vai di auto e camion che si sfiorano. Maurizio Paoli, insieme al figlio, è fuori da quello che fino a sabato era il loro garage: pulito e ordinato. Con la testa china su due scatoloni fanno la conta di cosa si può salvare, pulire riutilizzare e cosa, invece, è da buttare in un sacco nero da allineare alla sfilza di quelli che sono già stati riempiti.

«L’acqua – racconta indicando una casa su due piani dietro un cancello alle sue spalle – è arrivata ai gradini dell’abitazione di mia sorella, noi viviamo sopra. Dall’altro lato, dove stava Raimondo Frattali con la famiglia, il muro d’acqua è salito ancora più in alto, tanto da sollevare il tetto con la pressione, scollarlo per poi appoggiarlo di nuovo al suo posto originario. Il ricordo di quella notte? Sentivamo urlare i vicini, abbiamo chiamato tutti i numeri di telefono dell’emergenza ma non rispondeva nessuno». Lungo l’argine si vedono gli alberi e i detriti trascinati a valle e che molto probabilmente hanno ridotto la portata del corso d’acqua innescando il sospetto che se si fosse fatta prevenzione i danni sarebbero stati inferiori. Bianchi è uno di quei cittadini che al Consorzio di Bonifica lo conoscono bene. «Scrivo d anni sollecitando la pulizia del fiume, gli anni scorsi l’ho fatto e i tecnici sono venuti,stavolta – va avanti chinando la testa su uno scatolone – non ho fatto in tempo».

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Così è successo anche sulla sponda opposta della collina, lungo via Garzelli, nella zona di Collinaia. «Guardi la spianata – spiega Alessandro Mataresi, storico proprietario della paninoteca ai Tre Ponti – adesso sembra una risaia». In ginocchio, in mezzo al fango cinque ragazze che non arrivano a 20 anni puliscono quello che fino a sabato era un vialetto d’accesso a una delle villette a schiera alle spalle del Rio Ardenza. Un ragazzo con la maglietta gialla distribuisce panini con il prosciutto e bottiglie d’acqua a tutti i volontari. È con lui che arriviamo fino al retro del complesso dove una fettuccia bianca e rossa indica il terratetto dove vivevano Filippo Meschini e Martina Bechini, sopravvissuto il primo, inghiottita dal fango la moglie.

«Per salvarsi – racconta il vicino – hanno aperto la porta che dà sull’argine – ma sono stati travolti dalla piena del fiume, l’acqua in quel momento era alta almeno tre metri, noi ci siamo salvati perché abbiamo anche il primo piano: ho preso mia moglie e mia figlia e siamo saliti aspettando che l’acqua lentamente si ritirasse». Ora è rimasto il dolore e il fango, il primo non si pulisce, il secondo lo stanno già lavando via.
 

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di Redazione web