Il Tirreno

Livorno

Così il sindaco vende il tesoretto del porto

di Mauro Zucchelli

Dietro le quinte delle grandi manovre sul bando-bis di Spil  

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LIVORNO. Nel “Monopoli” che si sta giocando sui grandi affari del porto il “Parco della Vittoria” è senz’altro la Darsena Europa ma c’è anche qualcos’altro in palio e, in termini di potere, vale quanto il “viale dei Giardini” o perlomeno quanto “Largo Augusto”: sono le “zolle d’oro” di Paduletta, 81mila metri quadri (con 18mila metri quadri di capannoni appena rifatti) a due passi dal viadotto della superstrada diretta in Darsena, a un palmo dalla Sponda Est.

È stato il precipitare della crisi di Spil – tanto patrimonio ma ricavi troppo bassi per reggere gli oneri dell’indebitamento (soprattutto per il parcheggio all’ex Odeon) e dribblare l’affanno della liquidità – a rendere sempre più pressante l’esigenza di inventarsi qualcosa per uscirne. Già da anni Il Tirreno ha richiamato l’attenzione sul fatto che ogni piano avrebbe messo al centro la cessione di Paduletta: in vendita o i terreni o la società che li avrebbe avuti in pancia.



L’AVVISO ESPLORATIVO

Dopo il bando bis per la Darsena Europa, anche per le aree Spil di Paduletta quest’estate è stata messa sulla rampa di lancio una nuova procedura rispetto a quella lanciata dodici mesi fa, con un «avviso esplorativo per manifestazione di interesse finalizzata ad interventi di valorizzazione del complesso immobiliare sito in Livorno, via Galvani, denominato “la Paduletta”».

Il consiglio d’amministrazione di Spil, nella seduta del 26 aprile scorso, indica i due operatori che si sono fatti avanti: la Fondiaria Saffi srl, sede a Milano ma di proprietà di due famiglie livornesi come i Cagliata e gli Spagnoli impegnate da decenni in attività immobiliari anche in porto (con Rodolfo Cagliata e Riccardo Spagnoli amministratori); il Palumbo Group, quartier generale a cento metri da Paduletta, che ha in plancia di comando Andrea Palumbo con il figlio Filippo vicepresidente e la figlia Veronica amministratore delegato.

Salta fuori anche qualcos’altro: in tre righe il verbale ricorda che all’ultimo tuffo si è fatta viva la Cilp guidata da Marco Dalli, la società della Compagnia portuale al 50% con big del calibro di Piero Neri e Luigi Negri, per eccepire qualcosa: del resto, la Cilp ha un contratto d’affitto fino al 2028.

Comunque sia, il vertice di Spil non ci gira intorno: l’ha spuntata Palumbo.

Neanche un mese prima il consiglio d’amministrazione di Spil è stato affidato a un nuovo presidente: il terzo nominato dal sindaco M5s Filippo Nogarin in tre anni, dopo aver messo il timone della società prima nelle mani di Luciano Guidotti (autunno 2014) e poi di Barbara Ferrone (novembre 2016). È Vincenzo Piscitelli, 38 anni, prof a contratto all’ateneo senese, arrivato da Recale, borgo di 7mila anime fuori Caserta dov’è stato assessore al bilancio. Lui e Massimiliano Ferretti sono gli ultimi ingressi in questo tourbillon di entrate e uscite che non conosce requie: l’ultimo addio, appena prima di ferragosto, è quello di Francesca Romana Mazzantini. L’undicesimo nome entrato o uscito dalle “porte girevoli” del vertice Spil negli ultimi dieci mesi.

Così come per la maxi-Darsena, ecco il bando-bis, dicevamo. Ma se per la Darsena Europa è in ballo il ridisegno del nuovo terminal e un ingranaggio procedurale completamente diverso, ecco che l’ “avviso esplorativo” viene rimpiazzato da un bando bis poco prima di ferragosto. Gestito direttamente dal Comune di Livorno: è agli uffici di Palazzo Civico che vanno inviate le offerte, è il sito municipale che annuncia il rinvio della scadenza (il 28 settembre anziché il 19) prima ancora che lo faccia la Spil.



QUEL TRIS DI NOVITÀ

C’è una sfilza di novità: 1) da una società sull’orlo del baratro (Spil) si prende l’unica “polpa” che c’è (Paduletta) e la si infila in una nuova società (Spil Strategic Contract Logistic srlu) messa in vendita per l’80% delle quote; 2) la cessione non è a chi offre di più bensì a chi annuncia un piano in linea con le attese del Comune, e dunque la valutazione riguarda solo per il 20% l’offerta economica mentre l’80% del punteggio è affidato alla discrezionalità della valutazione del progetto industriale; 3) non si parla di qualunque progetto, anzi il riferimento è a una idea specifica sulla quale il Comune di Livorno punta.

L’identikit è descritto nello statuto della futura Spil 2 da costituire. Il “mestiere” che farà è già indicato: «la logistica di stabilimento, il packaging industriale, le piattaforme logistiche, i trasporti, l’engineering, il custom planning/project forwarding, l’assistenza e costruzione moduli» (oltre a un surreale accenno ad «altre attività a valore aggiunto»).



AFFARI LOW COST

La base d’asta è 13,7 milioni di euro. Il “metro” per misurarlo lo dà la vendita di quattro anni prima all’Authority di una striscia di terreno lì accanto: 18mila metri quadri a 3,5 milioni di euro, cioè a un prezzo attorno ai 190 euro al metro quadro, come precisa la scheda fornita da Spil. La Paduletta ancora oggi in mano a Spil arriva a 81.261 metri quadri: dunque, per il solo terreno si supera quota 15 milioni (e senza contare 18.521 metri quadri di capannoni ristrutturati pochissimo tempo fa). Non è chiaro se, com’è accaduto per il terreno attiguo, coinvolgendo una proprietà pubblica la valutazione sia stata fatta dall’Agenzia delle Entrate o no.

È lampante invece che ,fra prezzo conveniente e “peso” del piano industriale nel giudizio finale, il Comune voglia utilizzare questa mossa non solo per far cassa (benché pare di capire che la proroga dei termini non riguardi il pagamento da poter girare ai creditori per dare un po’ di sollievo alle esauste casse di Spil). Persegue un disegno strategico per far contare le proprie scelte dentro gli equilibri di potere in porto. La riprova? Il bando taglia fuori l’interlocutore istituzionale numero uno: l’Authority guidata da Stefano Corsini non può fare offerte. Eppure proprio l’Authority aveva acquistato l’area accanto e da anni dice che lì traslocherà il Tco di Roberto Alberti (che si occupa di sabbie e feldspati) per portarlo via dagli accosti accanto all’Alto Fondale, dove il Prg portuale vuol allargare il porto crociere.

Ma perché il trasferimento del Tco non è ancora avvenuto? Forse perché quest’anno le crociere non hanno avuto il vento in poppa, ma soprattutto per via di un ingranaggio della procedura. Detto un po’ troppo sbrigativamente, potremo riassumerla così: il Tco aveva la concessione alla calata Orlando in scadenza a fine 2016, non gli è stata rinnovata pensando che tanto presto si sarebbe spostato sulla Sponda Est. Ma quella banchina non è pronta e dunque il terminal di Alberti resta provvisoriamente lì dov’era finora. Però il fatto che il Tco sia titolare sì di traffici ma non abbia più la concessione attiva fa sì che quel tassello sulla Sponda Est non gli spetti con certezze: va aggiudicata con una gara. In lizza per la comparazione delle offerte c’è anche la proposta di Livorno Terminal Toscano in cui Andrea Palumbo è socio al 75% con Federico Barbera, ex presidente dell’Interporto.

Il fatto che il nome di Andrea Palumbo compaia ufficialmente tanto nell’acquisizione dei terreni di Paduletta che nella comparazione sulle aree della Sponda Est lascia intravedere il progetto di un terminal dedicato all’impiantistica industriale, considerando la specializzazione di Palumbo in questo campo.



GIÀ VENTI MESI FA...

Del resto, la svolta su Paduletta prende la rincorsa da lontano: il 29 gennaio 2016 nell’assemblea ordinaria di Spil il socio Comune di Livorno illustra «una iniziativa industriale che avrebbe individuato in Livorno una ideale piattaforma di smistamento delle merci» puntando a una «partnership con un socio industriale da ricercarsi nel settore specifico».

Ce n’è abbastanza per dire che, oltre all’“affaire” Darsena Europa e al duello fra i big dei ro-ro, è qui che scoppierà la prossima “guerra” dei grandi poteri in porto. Eppure dalla sede dell’Authority ci si limita a dire: «Vedremo, stiamo studiando la situazione». Dai portuali niente di più: «Stiamo tenendo d’occhio la vicenda», passo e chiudo Diplomazia e bocche cucite: segno che forse è già stata trovata una “pax portuale”.

La manovra però cambia gli equilibri di potere anche fra le istituzioni: il sindaco Nogarin sembra volersi ritagliare uno spazio di manovra dentro il porto con una sorta di “Authority municipale” che, tramite mercato e diritti di proprietà, punta a contare sul ring di Palazzo Rosciano dove spesso è alle corde perché in minoranzanell’angolo. Resta il fatto però che è l’Authority ad avere in mano la matita del Prg sulle banchine: e ora in quell’area sono previsti soprattutto traffici auto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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