Toscana
Porto, smog dalle navi Tocca agli armatori ora ridurne l’impatto
Al via la campagna di rilevazioni di Arpat per l’Authority Il Comune: collaborazione positiva fra le istituzioni
4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Occhi puntati sui fumi delle navi durante la sosta a banchina: se all’inizio d’agosto l’Authority aveva annunciato che sarebbe partita una campagna di rilevazione dei dati ambientali in zona portuale e nelle aree limitrofe, dall’incontro di ieri mattina a Palazzo Civico ha fatto emergere che il via all’operatività concreta arriverà «nelle prossime settimane» (sulla base di una convenzione con Arpat nata da un accordo con la Regione).
Ma soprattutto è stato concordato di coinvolgere le compagnie di navigazione perché – è stato sottolineato – adottino «in tempi brevi» misure tali da «controllare e ridurre le emissioni durante l'accesso e lo stazionamento delle navi nel porto». Alla riunione hanno partecipato Giuseppe Vece (assessore comunale all’ambiente), Claudio Vanni (dirigente dell'Autorità Portuale), il capitano Salvatore Bordonaro (Capitaneria di Porto), Gaetano Licitra (coordinatore Arpat area vasta costiera).
Il riferimento? Quel che è stato fatto in altri scali italiani per contenere quanto possibile questo genere di impatto ambientale: a cominciare dalla ricerca condotta sulle emissioni nel porto di Genova e il protocollo Blue Flag attuato nel porto di Venezia – viene spiegato da Palazzo Civico – «in attesa dell'entrata in vigore nel 2020 della nuova disciplina europea, che prevede limiti molto più restrittivi di quelli attuali sull'uso dei carburanti».
È un tema che sta emergendo anche all’attenzione dell’opinione pubblica: si pensi alla nascita del coordinamento che si batte contro lo smog delle navi, all’iniziativa dell’associazione Oltre («a Livorno e nei porti ci sono le navi che inquinano più delle industrie») e al dibattito del gruppo Futuro in cui si chiese al sindaco di incalzare le compagnie di navigazione sull’uso di strategie meno inquinanti. Non è tutto: l’Authority ha realizzato una apparecchiatura per fornire elettricità da terra alle navi (e consentir loro di spegnere i motori) ma finora è di fatto inutilizzata.
Tornando alla campagna di rilevazioni, l’idea indicativa, come precisano dal quartier generale dell’Arpat, è quella di dar vita a «due campagne all'anno, per un totale di 60 giorni ciascuna, suddivisi in periodi di 15 giorni per ciascuna stagione». L’Authority parla in particolare di due precisi punti del porto: l’area del Terminal Darsena Toscana nei pressi della Torre del Marzocco e, all’opposto nella geografia dello scalo e nella tipologia del servizio, la zona del porto passeggeri nelle adiacenze della calata Sgarallino.
Al di là degli scontri su altri piani, in questo campo si dev’essere registrato un clima positivo fra le parti se Vece ha messo nero su bianco un pubblico ringraziamento a «tutti i partecipanti alla riunione» per la «fattiva collaborazione, ciascuno nell'ambito delle proprie specifiche competenze, e per l'attenzione agli obiettivi di tutela ambientale che devono essere portati avanti nell'interesse della città».
Non c’è solo questo nel menù della convenzione Authority-Arpat. L’istituzione portuale, in vortù dell’accordo con la Regione, mira a mette in gioco le competenze scientifico-professionali di Arpat per avere conoscenze più approfondite riguardo al riassetto del porto che arriverà soprattutto da quattro fronti aperti: 1) la realizzazione della Darsena Europa; 2) il potenziamento della viabilità ferroviaria e stradale; 3) la trasformazione del Porto Mediceo e della Darsena Nuova in porto turistico; 4) la riprogettazione della stazione marittima; 5) lo spostamento della piccola nautica nella zona della Bellana. L’Arpat fa riferimento al fatto che sarà necessaria «un’attenta valutazione anche dei possibili impatti ambientali determinati dalle modifiche sulla rete stradale e ferroviaria». In fatto di inquinamento acustico, l’Arpat ha annunciato che fisserà lo sguardo su: 1) il traffico di mezzi pesanti connesso con l’attività svolta nella “Piattaforma Europa”; 2) il rumore prodotto in area portuale; 3) l’attività del Porto turistico mediceo; 4) le attività nel nuovo porto di Bellana.
All’origine delle rilevazioni c’è, come confermato dall’Authority, l’esigenza di «rispondere alle prescrizioni del Nurv, l’organismo tecnico di supporto alla giunta regionale per le attività di valutazione, monitoraggio e verifica degli investimenti pubblici ed Autorità competente per la Vas (valutazione ambientale strategica) sul Prg portuale».
Da Palazzo Rosciano è stato riferito che è stato affidato al pool composto dall'Istituto di Biometeorologia del Cnr e da Arianet, l’incarico di realizzare un sistema modellistico a scala regionale sulle emissioni in porto. Con un obiettivo: produrre «mappe dettagliate di concentrazione al suolo in modo da valutarne la distribuzione spaziale e individuare se necessario possibili soluzioni mitigatrici». Sul fronte acustico, i campionamenti saranno fatti dall’Istituto di fisica dell’Università di Pisa e dalla società Ipool, mentre delle emissioni veicolari lungo la viabilità di cintura del porto si occuperà il laboratorio Logit del Polo di logistica dell’Università di Pisa.
Ma soprattutto è stato concordato di coinvolgere le compagnie di navigazione perché – è stato sottolineato – adottino «in tempi brevi» misure tali da «controllare e ridurre le emissioni durante l'accesso e lo stazionamento delle navi nel porto». Alla riunione hanno partecipato Giuseppe Vece (assessore comunale all’ambiente), Claudio Vanni (dirigente dell'Autorità Portuale), il capitano Salvatore Bordonaro (Capitaneria di Porto), Gaetano Licitra (coordinatore Arpat area vasta costiera).
Il riferimento? Quel che è stato fatto in altri scali italiani per contenere quanto possibile questo genere di impatto ambientale: a cominciare dalla ricerca condotta sulle emissioni nel porto di Genova e il protocollo Blue Flag attuato nel porto di Venezia – viene spiegato da Palazzo Civico – «in attesa dell'entrata in vigore nel 2020 della nuova disciplina europea, che prevede limiti molto più restrittivi di quelli attuali sull'uso dei carburanti».
È un tema che sta emergendo anche all’attenzione dell’opinione pubblica: si pensi alla nascita del coordinamento che si batte contro lo smog delle navi, all’iniziativa dell’associazione Oltre («a Livorno e nei porti ci sono le navi che inquinano più delle industrie») e al dibattito del gruppo Futuro in cui si chiese al sindaco di incalzare le compagnie di navigazione sull’uso di strategie meno inquinanti. Non è tutto: l’Authority ha realizzato una apparecchiatura per fornire elettricità da terra alle navi (e consentir loro di spegnere i motori) ma finora è di fatto inutilizzata.
Tornando alla campagna di rilevazioni, l’idea indicativa, come precisano dal quartier generale dell’Arpat, è quella di dar vita a «due campagne all'anno, per un totale di 60 giorni ciascuna, suddivisi in periodi di 15 giorni per ciascuna stagione». L’Authority parla in particolare di due precisi punti del porto: l’area del Terminal Darsena Toscana nei pressi della Torre del Marzocco e, all’opposto nella geografia dello scalo e nella tipologia del servizio, la zona del porto passeggeri nelle adiacenze della calata Sgarallino.
Al di là degli scontri su altri piani, in questo campo si dev’essere registrato un clima positivo fra le parti se Vece ha messo nero su bianco un pubblico ringraziamento a «tutti i partecipanti alla riunione» per la «fattiva collaborazione, ciascuno nell'ambito delle proprie specifiche competenze, e per l'attenzione agli obiettivi di tutela ambientale che devono essere portati avanti nell'interesse della città».
Non c’è solo questo nel menù della convenzione Authority-Arpat. L’istituzione portuale, in vortù dell’accordo con la Regione, mira a mette in gioco le competenze scientifico-professionali di Arpat per avere conoscenze più approfondite riguardo al riassetto del porto che arriverà soprattutto da quattro fronti aperti: 1) la realizzazione della Darsena Europa; 2) il potenziamento della viabilità ferroviaria e stradale; 3) la trasformazione del Porto Mediceo e della Darsena Nuova in porto turistico; 4) la riprogettazione della stazione marittima; 5) lo spostamento della piccola nautica nella zona della Bellana. L’Arpat fa riferimento al fatto che sarà necessaria «un’attenta valutazione anche dei possibili impatti ambientali determinati dalle modifiche sulla rete stradale e ferroviaria». In fatto di inquinamento acustico, l’Arpat ha annunciato che fisserà lo sguardo su: 1) il traffico di mezzi pesanti connesso con l’attività svolta nella “Piattaforma Europa”; 2) il rumore prodotto in area portuale; 3) l’attività del Porto turistico mediceo; 4) le attività nel nuovo porto di Bellana.
All’origine delle rilevazioni c’è, come confermato dall’Authority, l’esigenza di «rispondere alle prescrizioni del Nurv, l’organismo tecnico di supporto alla giunta regionale per le attività di valutazione, monitoraggio e verifica degli investimenti pubblici ed Autorità competente per la Vas (valutazione ambientale strategica) sul Prg portuale».
Da Palazzo Rosciano è stato riferito che è stato affidato al pool composto dall'Istituto di Biometeorologia del Cnr e da Arianet, l’incarico di realizzare un sistema modellistico a scala regionale sulle emissioni in porto. Con un obiettivo: produrre «mappe dettagliate di concentrazione al suolo in modo da valutarne la distribuzione spaziale e individuare se necessario possibili soluzioni mitigatrici». Sul fronte acustico, i campionamenti saranno fatti dall’Istituto di fisica dell’Università di Pisa e dalla società Ipool, mentre delle emissioni veicolari lungo la viabilità di cintura del porto si occuperà il laboratorio Logit del Polo di logistica dell’Università di Pisa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
