Il Tirreno

Livorno

IL WELFARE FONDATO SUI NONNI È IL SALVAGENTE (MA PER POCO)

di Mauro Zucchelli
IL WELFARE FONDATO SUI NONNI È IL SALVAGENTE (MA PER POCO)

Benché la Costituzione dica che la nostra è una repubblica fondata sul lavoro, il dossier del centro studi della Camera di Commercio precisa semmai che l’economia livornese ha un sistema di welfare...

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Benché la Costituzione dica che la nostra è una repubblica fondata sul lavoro, il dossier del centro studi della Camera di Commercio precisa semmai che l’economia livornese ha un sistema di welfare basato sulla famiglia, anzi sui nonni. Il passaggio non potrebbe essere più esplicito: «Il sistema pensionistico ha in qualche modo sopperito alla mancanza di una sorta di reddito sociale di cittadinanza di cui si parla da tempo».

Poi lo studio dell’ente camerale spende una sottolineatura per dire che è la pensione della nonna a fare da “cassa integrazione” per l’inadeguatezza del reddito delle generazioni successive che hanno messo su famiglia: una sorta di salvagente che tenga a galla gli spezzoni di reddito derivanti da lavoretti e lavoricchi di ciascuno dei pezzetti della famiglia facendo lo slalom fra rate, mutuo e bollette. Tradotto: «È noto come, all’interno di una famiglia, il soggetto percettore di pensione spesso funga da “ammortizzatore sociale” dividendo il suo reddito con figli e nipoti non occupati o sotto occupati».

Talvolta è proprio l’identikit dell’anziano a dire se e quanto potrà farcela una famiglia della generazione dei quaranta-cinquantenni a galleggiarse in mezzo alla tempesta. Certo, la possibilità di un tirocinio o d’un servizio civile svolto dai figli può portare 400-500 euro al mese al bilancio familiare, così come la disposnibilità di auna casa popolare anziché esser costretti a risolvere i propri problemi abitativi rivolgendosi al mercato privato della compravendita o degli affitti equivale a un mezzo reddito perché fa risparmiare centinaia di euro al mese. Ma basta dare un’occhiata alle doppie (e alle triple pensioni) per capire che in buona misura l’iniezione di reddito extra arriva dai nonni. Le cifre dicono che «nel 2015 a Livorno percepiscono due pensioni di tipo diverso ben 14.902 pensionati, mentre altri 718 ne percepiscono contemporaneamente tre».

Potremmo tirarla in lungo chissà quanto per mostrare a suon di cifre quanto sia rilevante il peso delle pensioni. Ed è vero che questo la dice lunga sulla sostenibilità del nostro sistema economico sul lungo periodo.

Per capirci, nella mappa dei redditi denunciati al fisco la montagna di 1,71 miliardi di euro che arrivano nella nostra provincia da redditi da pensione non sono poi così lontani dai 2,41 miliardi di euro dati dalla somma di tutti gli imponibili Irpef per redditi da lavoro dipendente e assimilati. Otto volte di più di tutti i redditi da attività imprenditoriale (196,8 milioni) o da fabbricati (194,9 milioni).

Anziché mugugnare per quanto pesano le pensioni nei conti delle famiglie, bisognerebbe ringraziare i nonni perché senza le pensioni la situazione sociale sarebbe ben più drammatica di quanto già non sia.

Occhio, però: è indispensabile tener d’occhio anche la tendenza perché si tratta di un fiume di denaro destinato ad assottigliarsi. Insomma, questa storia non andrà avanti per sempre: non c’è manovra che non punti a erodere la spesa previdenziale e quella sanitaria. Come dire: i nonni avranno pensioni sempre più ridotte e dovranno pagarsi sempre più medicine. Possiamo ancora contare su questo “ammortizzatore” ma non per molto: meglio sarebbe se ne fosse utilizzato strategicamente per un atterraggio meno choc intanto che la città si dà un nuovo modello di sviluppo economico. Ma qui stiamo già a parlare di qualcos’altro.

Mauro Zucchelli

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