Gioco
Sospesa la riunione, la nomina non arriva
di Mauro Zucchelli
Il rebus del segretario generale: Provinciali nel limbo
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LIVORNO. Ce l’hanno messa tutta ma proprio tutta perché il sindaco Filippo Nogarin fosse costretto ieri a tagliare in fretta e furia la torta con 47 candeline: al mattino a Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale, la riunione di insediamento del comitato di gestione; nel pomeriggio a Firenze, con la regia del governatore Enrico Rossi, il debutto della task force che ha preso in mano le redini della riscrittura del bando per richiamare grandi investitori privati a realizzare in tandem con la parte pubblica la maxi-Darsena Europa (in extremis il forfait per rinchiudersi in conclave sull’Aamps alle prese con il dopo-Lemmetti e la seduta congiunta di tre commissioni consiliari).
REGALO DI COMPLEANNO:
IL DECRETO DEL TAR
In realtà, però, nessuno avrebbe potuto fare al sindaco un regalo di compleanno più gradito del decreto del Tar che all’ultimo tuffo ha stabilito di riaprirgli le porte della prima seduta del comitato di gestione. Era stato il presidente dell’Authority Stefano Corsini a chiudergliela davanti al naso la convocazione dell’insediamento di questa sorta di nuovo “consiglio d’amministrazione” di Palazzo Rosciano prevedendo lo “strappo” di farlo in assenza del rappresentante del Comune di Livorno. L’aveva fatto, beninteso, dopo che la direzione ministeriale gli aveva dato l’ok: sì, il comitato può insediarsi anche in mancanza di un componente.
Non è un segreto che Corsini avesse respinto per la seconda volta l’auto-designazione del sindaco Nogarin: a suo giudizio, lo spirito della riforma del ministro Graziano Delrio stabilisce che in tale consesso possano sedere non esponenti politici bensì solo esperti e tecnici (ovviamente di fiducia degli enti che li indicano, mentre il potere di nomina definitiva è per legge solo nelle mani del presidente dell’Authority).
IN FRIGO LA NOMINA
DEL NUMERO DUE
Ma la prima seduta del comitato di gestione balza agli occhi soprattutto per quel che non è accaduto: niente nomina del segretario generale. Con un paradosso da burocratese italiano: l’incarico al segretario uscente Massimo Provinciali era stato prorogato fino all’insediamento del comitato di gestione. Dunque, fino a ieri. Però, prima di arrivare all’esame del punto in questione, la seduta è stata sospesa «a causa degli impegni istituzionali già assunti da parte di alcuni dei componenti», dice la stringatissima nota dell’Authority che in poche righe si limita sostanzialmente a dire che la riunione c’è stata e che in prima battuta sono state «approvate le nuove regole sul funzionamento dell'organo». E poi: l'esame del resto dell'ordine del giorno «riprenderà tra qualche giorno». Tutto qui, se non che in quel “resto dell’ordine del giorno” c’è proprio la “polpa”: la mancata nomina.
Mancata ma non saltata. Semplicemente è finita nel freezer la riunione, e perciò anche la stessa situazione del segretario generale. La seduta di insediamento non si è ancora conclusa e neanche si sa quando si concluderà. E’ un po’ il bis di quel che è accaduto con l’ultima fase di Giuliano Gallanti: per dribblare la legge Bassanini anti-prorogatio si sono susseguiti in tutta Italia gli incarichi da commissario e, nell’ultima fase, a incarico scaduto non c’era più neanche la proroga formale.
LANCETTE FERME,
INCARICO NEL LIMBO
Ll’incarico del numero due, insomma, si concluderebbe con la seduta di ieri, ma si sono fermate le lancette dell’orologio e il tempo di questo “ieri” si dilata e Provinciali resta lì in questo limbo temporale.
C’è da mettere nel conto che il provvedimento del Tar mette Nogarin dentro il comitato di gestione ma lo fa indicando solo la riunione di ieri: dunque, non in eterno. Al tempo stesso, i giudici amministrativi fiorentini hanno già fissata per il 20 settembre la trattazione in camera di consiglio. Si giocherà sulle date? E’ tuttavia politicamente arduo immaginare che Corsini possa sbatter fuori il sindaco pentastellato dal consesso prima che la giustizia amministrativa si pronunci finalmente non solo in extremis sull’urgenza.
È BASTATO FARE
UN PO’ DI MELINA
Benché anche a Palazzo Rosciano non sia mancato chi ha visto nell’atteggiamento di Nogarin impegno e spirito costruttivo, difficilmente il sindaco pentastellato livornese avrebbe potuto raccogliere di più: è riuscito ad aver disco verde su alcuni emendamenti alle regole di funzionamento e, contando sull’impegno a Firenze alle ore 15, è bastata un po’ di melina a centrocampo sulle procedure per riuscire a evitare che per il ruolo di braccio destro di Corsini si votasse, come prevedibile, l’affidamento a Massimo Provinciali (contro il quale Nogarin ha spesso inviato siluri e attacchi). Prevedibile fino a un certo punto, perché non erano mancate tensioni.
NOGARIN STRIZZA
L’OCCHIO A PIOMBINO
Il sindaco livornese aveva provato a far breccia nel mugugno in arrivo dal mondo portuale e istituzionale di Piombino: ha fatto fuoco e fiamme per mettere una propria figura come segretario generale in nome del fatto che Livorno aveva il presidente e Piombino avrebbe avuto il segretario generale. Ma Corsini, come ha ripetuto più volte, è stato messo in campo dall’ “intesa fra il ministro e il presidente della Regione”: lui, romano di San Saba, è difficile etichettarlo come livornese. Idem per Provinciali, romano della Garbatella.
Il tentativo di Nogarin era la quadra dei rappresentanti delle due città portuali: Piombino sembra aver resistito puntando semmai su una intesa – benedetta dal governatore Enrico Rossi - che garantisca gli interessi della portualità piombinese: un ticket con Provinciali segretario e un dirigente dell’Authority come una sorta di plenipotenziario aggiunto di direttissima fiducia dell’accoppiata presidente-segretario generale.
Ma le garanzie non bastano mai: siccome la nomina di questa “poltronissima” è nelle mani del segretario generale (da nominare anch’egli), c’è qualche giorno di differenza fra l’una e l’altra o sono contestuali? Come? Intanto da Firenze, è il governatore Rossi ad alzare la voce e «stigmatizzare la mancata elezione del segretario».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
REGALO DI COMPLEANNO:
IL DECRETO DEL TAR
In realtà, però, nessuno avrebbe potuto fare al sindaco un regalo di compleanno più gradito del decreto del Tar che all’ultimo tuffo ha stabilito di riaprirgli le porte della prima seduta del comitato di gestione. Era stato il presidente dell’Authority Stefano Corsini a chiudergliela davanti al naso la convocazione dell’insediamento di questa sorta di nuovo “consiglio d’amministrazione” di Palazzo Rosciano prevedendo lo “strappo” di farlo in assenza del rappresentante del Comune di Livorno. L’aveva fatto, beninteso, dopo che la direzione ministeriale gli aveva dato l’ok: sì, il comitato può insediarsi anche in mancanza di un componente.
Non è un segreto che Corsini avesse respinto per la seconda volta l’auto-designazione del sindaco Nogarin: a suo giudizio, lo spirito della riforma del ministro Graziano Delrio stabilisce che in tale consesso possano sedere non esponenti politici bensì solo esperti e tecnici (ovviamente di fiducia degli enti che li indicano, mentre il potere di nomina definitiva è per legge solo nelle mani del presidente dell’Authority).
IN FRIGO LA NOMINA
DEL NUMERO DUE
Ma la prima seduta del comitato di gestione balza agli occhi soprattutto per quel che non è accaduto: niente nomina del segretario generale. Con un paradosso da burocratese italiano: l’incarico al segretario uscente Massimo Provinciali era stato prorogato fino all’insediamento del comitato di gestione. Dunque, fino a ieri. Però, prima di arrivare all’esame del punto in questione, la seduta è stata sospesa «a causa degli impegni istituzionali già assunti da parte di alcuni dei componenti», dice la stringatissima nota dell’Authority che in poche righe si limita sostanzialmente a dire che la riunione c’è stata e che in prima battuta sono state «approvate le nuove regole sul funzionamento dell'organo». E poi: l'esame del resto dell'ordine del giorno «riprenderà tra qualche giorno». Tutto qui, se non che in quel “resto dell’ordine del giorno” c’è proprio la “polpa”: la mancata nomina.
Mancata ma non saltata. Semplicemente è finita nel freezer la riunione, e perciò anche la stessa situazione del segretario generale. La seduta di insediamento non si è ancora conclusa e neanche si sa quando si concluderà. E’ un po’ il bis di quel che è accaduto con l’ultima fase di Giuliano Gallanti: per dribblare la legge Bassanini anti-prorogatio si sono susseguiti in tutta Italia gli incarichi da commissario e, nell’ultima fase, a incarico scaduto non c’era più neanche la proroga formale.
LANCETTE FERME,
INCARICO NEL LIMBO
Ll’incarico del numero due, insomma, si concluderebbe con la seduta di ieri, ma si sono fermate le lancette dell’orologio e il tempo di questo “ieri” si dilata e Provinciali resta lì in questo limbo temporale.
C’è da mettere nel conto che il provvedimento del Tar mette Nogarin dentro il comitato di gestione ma lo fa indicando solo la riunione di ieri: dunque, non in eterno. Al tempo stesso, i giudici amministrativi fiorentini hanno già fissata per il 20 settembre la trattazione in camera di consiglio. Si giocherà sulle date? E’ tuttavia politicamente arduo immaginare che Corsini possa sbatter fuori il sindaco pentastellato dal consesso prima che la giustizia amministrativa si pronunci finalmente non solo in extremis sull’urgenza.
È BASTATO FARE
UN PO’ DI MELINA
Benché anche a Palazzo Rosciano non sia mancato chi ha visto nell’atteggiamento di Nogarin impegno e spirito costruttivo, difficilmente il sindaco pentastellato livornese avrebbe potuto raccogliere di più: è riuscito ad aver disco verde su alcuni emendamenti alle regole di funzionamento e, contando sull’impegno a Firenze alle ore 15, è bastata un po’ di melina a centrocampo sulle procedure per riuscire a evitare che per il ruolo di braccio destro di Corsini si votasse, come prevedibile, l’affidamento a Massimo Provinciali (contro il quale Nogarin ha spesso inviato siluri e attacchi). Prevedibile fino a un certo punto, perché non erano mancate tensioni.
NOGARIN STRIZZA
L’OCCHIO A PIOMBINO
Il sindaco livornese aveva provato a far breccia nel mugugno in arrivo dal mondo portuale e istituzionale di Piombino: ha fatto fuoco e fiamme per mettere una propria figura come segretario generale in nome del fatto che Livorno aveva il presidente e Piombino avrebbe avuto il segretario generale. Ma Corsini, come ha ripetuto più volte, è stato messo in campo dall’ “intesa fra il ministro e il presidente della Regione”: lui, romano di San Saba, è difficile etichettarlo come livornese. Idem per Provinciali, romano della Garbatella.
Il tentativo di Nogarin era la quadra dei rappresentanti delle due città portuali: Piombino sembra aver resistito puntando semmai su una intesa – benedetta dal governatore Enrico Rossi - che garantisca gli interessi della portualità piombinese: un ticket con Provinciali segretario e un dirigente dell’Authority come una sorta di plenipotenziario aggiunto di direttissima fiducia dell’accoppiata presidente-segretario generale.
Ma le garanzie non bastano mai: siccome la nomina di questa “poltronissima” è nelle mani del segretario generale (da nominare anch’egli), c’è qualche giorno di differenza fra l’una e l’altra o sono contestuali? Come? Intanto da Firenze, è il governatore Rossi ad alzare la voce e «stigmatizzare la mancata elezione del segretario».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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