Il Tirreno

Livorno

Ex, espulsi e nuovi strappi: così a Livorno il M5S ha perso pezzi

di Juna Goti
Ex, espulsi e nuovi strappi: così a Livorno il M5S ha perso pezzi

Con l’uscita di Marchetti e Batini il gruppo in consiglio comunale non avrà più da solo la maggioranza. Dal 2014 si sono moltiplicati in aula gli schieramenti, anche all’opposizione

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LIVORNO. Vestiti a festa, un po’ emozionati, circondati dai flash e dalle telecamere di mezza Italia. Osservati, quasi un po’ studiati, si misero a sedere ai loro banchi come pesci in un acquario. Era il 30 giugno del 2014 e i consiglieri comunali dell’era Cinque Stelle presero posto per la prima volta nel salone di Palazzo Civico. Erano quasi tutti debuttanti, ad accezione di Marco Cannito (Città Diversa) e del candidato sindaco del Pd appena sconfitto, Marco Ruggeri. Ed erano in larga maggioranza del Movimento: 20 su 32 (sindaco escluso). Una maggioranza che però oggi vacilla: mese dopo mese il gruppo stellato si è infatti ritrovato a tenere in piedi il governo della città con appena un voto di scarto, e tra pochi giorni – con l’uscita annunciata da Edoardo Marchetti e Alessio Batini in polemica con i vertici nazionali per lo “scippo” di Lemmetti – non sarà più, di fatto, autosufficiente. Anche se la maggioranza dovrebbe comunque continuare ad essere assicurata.

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Ma è la fotografia di tutto il consiglio ed essersi trasformata in tre anni, tra forze scoppiate, espulsioni e gruppi che si sono fatti gruppini, moltiplicandosi come i pani e i pesci.

Il consiglio al debutto. Con poco più del 19% al primo turno ma la vittoria al ballottaggio (53%), nel 2014 il Movimento si è assicurato 20 sedie su 32 nel parlamentino livornese. Il consiglio al debutto, per la prima volta non guardato negli occhi da un sindaco comunista o di centrosinistra, ha iniziato la sua attività con cinque gruppi: M5S (20 consiglieri più il primo cittadino), Pd (7), Buongiorno (3), Città Diversa (1), Forza Italia (1).

Il Movimento perde pezzi. Ma sul monolite pentastellato le crepe si sono formate in fretta. L’episodio più clamoroso è stata l’espulsione dei tre consiglieri che si erano messi di traverso al concordato per Aamps: Giuseppe Grillotti, Sandra Pecoretti e Alessandro Mazzacca sono usciti ed è nata Livorno Libera. Nel frattempo il gruppo M5S ha dovuto affrontare anche due lutti, piangendo la scomparsa di Giuseppe Vitiello e di Serena Simoncini. E nell’aula ha fatto il suo ingresso Marco Valiani, ex grillino, in plateale rotta con Filippo Nogarin e con il M5S, oggi non solo consigliere di Livorno per tutti, ma nello staff fiorentino di un’altra ex grillina diventata consigliera regionale, Monica Pecori (Toscana per tutti).

Scoppia anche Buongiorno. Divisioni in maggioranza e terremoto a sinistra: è il giugno del 2016 quando Andrea Raspanti e Giovanna Cepparello annunciano l’uscita dal secondo gruppo di opposizione, Buongiorno Livorno, che resta rappresentato solo da Marco Bruciati. Battezzando la formazione Futuro, confluiscono nel gruppo misto, dove formalmente si trova anche Livorno per tutti (perché da regolamento non è possibile costituire un gruppo autonomo, non eletto, con meno di tre membri). Lo spacchettamento è servito.

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Lo strappo di Batini e Marchetti. I numeri oggi dicono che la maggioranza si regge già sul filo, su un solo consigliere: 17 quelli del M5S (sindaco compreso), 16 quelli delle opposizioni. Senza contare che Federico Agen si divide tra l’Italia e la Spagna e sale sull’aereo ogni volta che deve assicurare il suo voto in aula.

È in questo equilibrio già precario che si sono infilati la sindaca di Roma, Virginia Raggi, e il Movimento nazionale, che con una mossa da calciomercato hanno portato l’assessore al bilancio, Gianni Lemmetti, nella capitale. Dando a molti l’impressione di essere anche pronti a sacrificare Livorno sulla strada del governo nazionale. L’hanno data alla stessa base. Tanto che Marchetti e Batini ieri hanno confermato al Tirreno la volontà di uscire dal gruppo M5S (che resterà in 14 più Nogarin) per entrare con un loro nome in quello misto: messaggio di fuoco al M5S, ma non una stoccata alla giunta livornese, visto che hanno assicurato che continueranno a sostenere la maggioranza per portare in porto il programma elettorale. Per Nogarin, a un anno e mezzo dalla fine, rischia però di aprirsi una stagione di equilibri complicatissimi.

La solitudine dei numeri 5. L’uscita dei due sarà formalizzata nel consiglio del 12, e da quel momento il gruppo pentastellato non sarà di fatto più autosufficiente. E in un contesto molto diverso da quel 30 giugno del 2014: invece del “tutti contro il Pd” del fronte del ballottaggio, in aula oggi si respira un “tutti contro il M5S” da pre 2019.

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