Il Tirreno

Livorno

La crisi porta il mattone all’asta, in ballo immobili per 53 milioni - La mappa

Mauro Zucchelli
La crisi porta il mattone all’asta, in ballo immobili per 53 milioni - La mappa

Livorno, da aggiungere che nei tribunali di altre città sono in vendita un ex albergo di Capraia e un fabbricato in via Filzi. Grassi (Asppi): i piccoli proprietari in difficoltà con i mutui sono le vere vittime e pagano un prezzo altissimo

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LIVORNO. È arrivato a quota 265 il numero delle proprietà immobiliari finite all’asta al Tribunale di Livorno, secondo quanto risulta dal sito istituzionale: un pacchetto da oltre 53 milioni di euro come base d’asta. Ma in realtà le cifre effettive sono ancor più rilevanti. Basta guardare alle vendite giudiziarie di altri Tribunali ed ecco che ci si accorge che in cima all’elenco dovremmo mettere due grossi affari fuori dalla lista gestita dagli uffici giudiziari labronici: Firenze mette all’asta un complesso alberghiero 4 stelle da 50 camere nell’isola di Capraia (si parte da 4,9 milioni di euro) e Pisa si occupa invece di trovare un acquirente al fabbricato commerciale in via Filzi in zona ex Ginori (2,4 milioni). Senza contare la torre della Cigna, la cui messa a ruolo nelle vendite giudiziarie risale a undici anni fa...

Sì, ma nella lista del Tribunale – sotto i riflettori anche del portale web entietribunali.it del gruppo Espresso – le proprietà oltre il mezzo milione di euro non sono più di 22. Sono però soprattutto gli affari di piccola taglia a contrassegnare il mercato: più della metà delle aste (144) riguarda proprietà al di sotto dei 100mila euro., anzi in un caso su 12 si scende perfino al di sotto dei 10mila euro.

«È l’effetto della seconda ondata della crisi decennale che ha colpito tutto il mondo ma qui più che altrove», dice Sirio Grassi, numero uno dell’Asppi, l’organizzazione che raggruppa i piccoli proprietari. La conferma arriva dalle date di messa a ruolo delle procedure che stanno dietro alle vendite per via di tribunale: la concentrazione maggiore la troviamo nell’arco dei dodici mesi dello scorso anno (75) ma guai a dimenticare che ben 65 vendite sono sulla rampa di lancio fin dal 2012 e quasi il 12% delle procedure è iniziata più di cinque anni fa (in dieci casi prima dell’inizio del decennio).

«Sono colpiti gli imprenditori edili, talvolta anche operatori di grosso peso. Ma non soltanto loro», avverte Grassi. Non è affatto casuale il riferimento all’arcipelago di piccoli proprietari immobiliari di cui l’architetto si occupa quotidianamente. «Le associazioni dell’inquilinato dicono che l’emergenza casa travolge gli inquilini. Verissimo, ma capita sempre più spesso che la crisi la paghino anche i piccoli proprietari: basta un niente per rendere impossibile riuscire a tener testa alle rate del mutuo».

Ci si ritrova a bruciare anni e anni di risparmio familiare perché – ricorda Grassi – «quello che era stato acquistato con sacrificio a 120-150mila euro, poi finirà all’asta. Deserti i primi round, poi a prezzi su standard dimezzati si farà vivo chi rastrella le proprietà». È un ingranaggio che finisce per concentrare le proprietà nelle mani di chi ha le spalle finanziarie per reggere questa spinta all’acquisto. Il meccanismo rimodellerà il funzionamento del mercato immobiliare così come l’abbiamo conosciuto finora, dice Grassi: «Anche perché, impoverite e sconfitte, queste famiglie di ex piccoli proprietari indebitati non potranno far altro che premere sul mercato degli affitti e cercare lì il salvagente di fronte ai propri problemi abitativi.

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