Il Tirreno

Livorno

l'aggressione

Lite in zona Garibaldi, «Quella pistola era scarica»

di Gianni Tacchi
Lite in zona Garibaldi, «Quella pistola era scarica»

Livorno, parla l'avvocato dell'orologiaio che è intervenuto per difendere una donna e i suoi bambini dal marito

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LIVORNO. «Stefano è una persona perbene, si è occupato di bambini portatori di handicap per anni e non ha mai perso il controllo. Inizialmente è intervenuto per difendere una donna e i suoi bambini, poi si è sentito minacciato ed è andato a prendere la pistola, che comunque era scarica. Sicuramente dovrà rispondere di quanto fatto e subirà un processo, ma la città deve sapere chi è veramente Stefano Russo». Chi è Stefano Russo prova a spiegarlo il suo avvocato difensore, Massimo Gambacciani, che va oltre il suo mandato ed entra nella vita dell’orologiaio, finito nei guai per essere intervenuto durante la presunta aggressione di un uomo nei confronti della moglie in piazza Garibaldi. «Stiamo parlando di un uomo di 53 anni incensurato, senza alcun reato alle spalle. È una persona equilibratissima, pacata e con un cuore immenso, altrimenti non si sarebbe dedicato per anni a chi si trova in difficoltà: io e lui, insieme ad alcuni istruttori federali, siamo riusciti anche a portare un gruppo di bambini portatori di handicap su una barca a vela. Insomma, non è mica un pazzo scatenato che va a giro con una pistola...».

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Intanto l’aggressore, un tunisino di 33 anni che era ai domiciliari ma poteva uscire nella fascia oraria in cui avrebbe picchiato la moglie, prima è stato denunciato per minacce aggravate dall’uso di un sasso contro il commerciante e successivamente è stato portato in carcere: la nuova misura è stata disposta dal magistrato di turno dopo la revoca dei domiciliari. «In tutto questo bisogna considerare anche il contesto in cui si trova Stefano - sottolinea Gambacciani - in zona Garibaldi ci sono risse ed episodi di violenza dalla mattina alla sera, mentre di notte è diventato quasi impossibile uscire: commercianti come Russo si trovano a combattere con questa realtà ogni giorno. Questa non è una giustificazione per il suo gesto, anche perché la magistratura farà regolarmente il suo corso, però si è creata una situazione mentale di estrema insicurezza. Sia chiara una cosa, però: Stefano non voleva sparare e infatti quella pistola era scarica».

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