Il Tirreno

Livorno

Bacci e Gazzetti, è scontro sul congresso

Alessandro Guarducci
Da sinistra: Lorenzo Bacci, Federico Bellandi e Francesco Gazzetti in una foto d’archivio che li ritrae sorridenti, alle loro spalle con la camicia azzurra il coordinatore della segreteria dell’Unione comunale Piero Tomei
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Da sinistra: Lorenzo Bacci, Federico Bellandi e Francesco Gazzetti in una foto d’archivio che li ritrae sorridenti, alle loro spalle con la camicia azzurra il coordinatore della segreteria dell’Unione comunale Piero Tomei

Botta e risposta su Facebook tra il segretario territoriale e il consigliere regionale: il partito si spacca

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LIVORNO. Si alzano i toni del confronto in casa del PD livornese, il Partito Delle continue rese dei conti. A darsele di santa ragione, stavolta, sono Lorenzo Bacci, segretario della Federazione, sindaco di Collesalvetti e renziano della prima ora, e Francesco Gazzetti, giornalista e consigliere regionale che - si sostiene negli ambienti politici cittadini - potrebbe essere il candidato sindaco per Livorno alle amministrative del 2019. Il ring scelto per affrontarsi è quello ormai di moda negli scontri politici, cioè Facebook, che ha preso il posto delle segreterie e delle sezioni. Il motivo del contendere è l’opportunità o meno di svolgere a ottobre un nuovo congresso del partito cittadino.

Sentite un po’ cosa scrive Bacci, che si oppone all’ipotesi di un congresso. «Chi vuole interrompere il nuovo corso avviato tra fine 2014 e inizio 2015, quando ci siamo dovuti occupare di raccogliere i pesanti cocci del fallimento registrato alle amministrative del giugno 2014, magari per restaurare la stessa scena così foriera di insuccessi, avrà modo se vorrà di dare seguito a questi propositi tristi e strumentali, avallati (e lo sottolineo con stupore misto ad amarezza) anche da Francesco Gazzetti, che pare essersi reso strumento, nella tradizione del peggiore politicismo, di chissà quale gioco di potere che con Livorno non ha niente a che fare, come si legge già da giorni sulla stampa regionale e locale».

E al segretario comunale Federico Bellandi – in carica fino al marzo 2019 – che non ha ovviamente gradito il documento sottoscritto da 51 appartenenti all’assemblea cittadina per chiedere la convocazione anticipata del congresso, Lorenzo Bacci dice: «Federico vai avanti. E lo dico anche a me. Abbiamo di fronte a noi programmi definiti e sfide decisive. Che senso ha tutto questo?».

Poche ore dopo, via social web, è arrivata la risposta di Francesco Gazzetti che sostiene invece la necessità di un confronto immediato e che per la prima volta esce allo scoperto nel dibattito interno al partito. «C'è un unico obbiettivo che sottende alla richiesta di far svolgere il Congresso del Pd di Livorno ad ottobre - scrive - e questo obbiettivo è prepararci per tornare a vincere le elezioni amministrative. Arroccarsi e trincerarsi dietro interpretazioni di norme e codicilli non sembra essere la strada giusta per arrivare a questo risultato. Dobbiamo aiutare la città a rialzare la testa e lo dobbiamo fare non con i veti ma con una proposta politica che offra opportunità e speranze. La linea ce l'ha indicata chiaramente il nostro segretario nazionale e l'ha fatto suonando la carica, interpretando così perfettamente il sentire dei livornesi».

Lo scontro è dunque aperto e nel PD, partito delle continue rese dei conti, non si vuol certo perdere un'occasione come questa. Così, che il congresso si faccia o meno, si registra già una netta spaccatura tra le due fazioni: su Fb chi sta con i segretari e chi contro. Dalla parte di Bacci e Bellandi: l'ex assessore comunale al sociale Alfio Baldi: «Mi sono impegnato, insieme a tanti altri, cercando di cambiare volto al Pd. Qualche cosa non sta andando per il verso giusto. Fanno bene alcuni miei amici a sottolineare alcuni miei errori di valutazione per un progetto che poteva essere credibile. Non mi resta che prenderne atto e di rinnovare il mio impegno per il Pd dei cittadini sostenuto dai miei segretari». Di segno opposto l'ex consigliere comunale Adriano Tramonti: scrive: «Più della metà del partito (assemblea, ndr) chiede il congresso contro il volere del segretario, se non è una sfiducia questa... C'è bisogno di ripartire, per costruire un’alternativa e di certo non si può rimettere in piedi un percorso se si vuol stare arroccati al proprio posto». E poi, a una precisa domanda («lo sfiduciate?») lui risponde: «Io sì, difatti chiedo un congresso per discutere una linea politica nuova».

Uno scontro che non sarà indolore. Anche se i promotori del documento negano che «la richiesta sia contro qualcuno» appare evidente – come ha detto chiaro e tondo Tramonti – che a rischiare di finire nel mirino sia la leadership di Federico Bellandi. E se dovesse saltare il segretario comunale, anche la posizione di Lorenzo Bacci diventerebbe meno stabile. Entrambi sanno che il “pericolo” è concreto.

Ma del resto è anche difficile dire no alla convocazione del congresso aspettando la naturale scadenza del marzo 2019 (in piena campagna elettorale, col candidato sindaco già scelto...), magari appellandosi all’interpretazione delle regole interne al partito: a firmare la richiesta sono stati elementi di spicco, tra i quali 6 segretari di sezione e vari esponenti dei vertici del Pd livornese. Nomi che hanno un peso specifico notevole nelle gerarchie “dem”, anche se eterogenei come schieramento: insomma, non si può far finta di non accorgersi che sia un corso un significativo riposizionamento che - di fatto - mette già in discussione la segreteria.

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