Gioco
Porto in frenata: giù i contenitori, ok i camion
Tra i passeggeri si inverte la tendenza di crescita degli ultimi anni: giù le crociere, ma aumentano i traghetti
LIVORNO. «Aumentano i rotabili e le auto nuove a Livorno, crescono i traghetti a Piombino». Dal quartier generale di Palazzo Rosciano l’Authority ce la mette tutta per provare a dipingere di rosa i dati statistici relativi all’andameto del porto nella primo semestre di quest’anno. In realtà lo sono tutt’al più a metà: e a pesare in negativo è proprio la “polpa” dei traffici – la movimentazione dei container – che è da tutti riconosciuta come il “metro” per valutare il peso politico-economico nella geografia dei porti.
È una “febbre” che non riguarda solo il porto: alla crescita dei traffici non corrisponde (per ora?) un aumento dei posti di lavoro, ma le banchine sembrano essere l’unico settore dell’economia che finora tirava: sentire che ora c’è un arretramento anche qui non è un bel segnale.
Alla fine di giugno siamo tornati al di sotto della soglia dei 400mila teu sfondata dodici mesi prima: 382.067 i teu movimentati, oltre 41mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2016 (con una diminuzione del 9,7%). Ha fatto dietrofront il fenomeno dei trasbordi, cioè delle compagnie che fanno arrivare un container sulla banchina e poi, per smistarlo altrove secondo le proprie direttrici di traffico, lo reimbarcano su un’altra nave senza che esca dal recinto del porto. Era questo il boom che ha gonfiato per quasi due anni la crescita record delle statistiche del nostro porto, adesso si è registrata la frenata che ha portato a un calo del 21,2% di questo genere di traffico (che, detto per inciso, a Livorno riguarda più di un contenitore su quattro).
Non basta però per giustificare tutta la flessione dei traffici di container, ad ammetterlo è la stessa Authority. Ma se togliamo dal conto i trasbordi il calo si dimezza (4,8%). Si riduce ancor di più se il grafico riguarda solo i contenitori pieni: neanche 4mila teu in meno valgono un calo al di sotto dei due punti percentuali. E se distinguiamo fra import e export, ecco che a trascinare giù la percentuale sono gli sbarchi (meno 7,5%). Al contrario, ecco che, in tutto questo guazzabuglio di segni “meno”, i contenitori pieni all’imbarco risultano l’unico dato positivo (più 3,3%). È un indizio che per il porto varrà come buon auspicio per il futuro ma già adesso attesta che qualcosa si muove nel sistema industriale italiano che si serve del porto di Livorno per spedire all’estero i propri prodotti: segnale embrionale di ripresina che emerge dal campo anziché dalle chiacchiere in tv o da astratti algoritmi econometrici.
Dati da doccia gelata: i primi dell’era di Stefano Corsini al timone dell’Authority Livorno-Piombino. A dire il vero, però gli indizi di una perdita di velocità dei traffici container l’avevamo già segnalata riguardo agli ultimi mesi di Giuliano Gallanti a Palazzo Rosciano: è dall’autunno dello scorso che, come segnalato dal Tirreno già a febbraio, che si è invertita la fase di sviluppo iniziata verso la fine del 2014 cominciando a recuperare qualcosa del tonfo post-crisi.
Ancora non è stato reso noto il dato complessivo dei milioni di tonnellate di merci movimentate, sta di fatto che ha fatto pesantemente segnare il passo un’altra merce di punta come i prodotti forestali destinati alle cartiere: si resta al di sotto delle 800mila tonnellate nella prima metà dell’anno mentre nell’analogo periodo del 2016 si era andati al di là di quota 935mila (con un flop pari al 15,5% che relativamente ai soli imbarchi non va lontano dal 23%).
Ma l’Authority fa bene a mettere l’accento sull’andamento delle “autostrade del mare”. È una tipologia doppiamente da primato a Livorno: 1) è per il nostro porto il primo traffico da almeno una decina di anni; 2) è Livorno il primo porto in Italia in questo campo. Le cifre parlano di 23.353 camion e trailer in più: quanto basta per arrivare a quasi 215mila mezzi imbarcati o sbarcati, il 12,2% in più a confronto di dodici mesi prima. E in questo caso sono propriogli ultimi due mesi “fotografati” dalla statistica – cioè maggio e giugno – a mettere a segno l’aumento maggiore: più 17,5% nell’uno e più 15,2% nell’altro.
L’ultima sottolineatura riguarda il traffico passeggeri, sul quale il Prg del porto punta tanto (al punto da prevedere il trasloco del Tco e l’allargamento del terminal passeggeri fino all’Alto Fondale). Sul versante delle crociere le previsioni segnavano “orizzonte nero” già dall’autunno scorso: forse stanno andando perfino peggio, se è vero che nella prima metà 2017 sono arrivate 12 navi in mano rispetto al 2016, più piccole del passato (vista la diminuzione un milione e mezzo di tonnellate nella stazza complessiva), e con 38mila croceristi in meno. All’opposto, però, c’è il destino dei traghetti: anche in periodo di crisi i passeggeri in arrivo e partenza da e per le isole arrivano a 738mila (più 9,8%).
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