Il Tirreno

Livorno

M5s, Buongiorno e destra nessuno si salva dalle spaccature

di Mauro Zucchelli
M5s, Buongiorno e destra nessuno si salva dalle spaccature

La maggioranza ha perso 4 pezzi e ora si regge su un solo voto, da Bl se ne sono andati due consiglieri su 3 e nella Lega (già al 14%) si susseguono i commissari. Ma alla fine tutto dipende dalle alleanze decise a Roma 

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LIVORNO. Le firme in calce alla richiesta di congresso messa nero su bianco da un arcipelago di spezzoni del Pd raccontano che la geografia interna alla galassia “dem” è più frastagliata di un fiordo norvegese: occhi puntati sulla lunga corsa che probabilmente da qui a un anno e mezzo chiamerà i vari schieramenti politici a sfidarsi in tutti i “campionati” possibili: il Parlamento nazionale, il governo regionale e la conquista del Comune.

Detto ieri della tempesta interna che agita le acque in casa Pd, sbaglia di grosso chiunque si immagini che negli altri accampamenti politici sia tutto un feeling di amorosi sensi. A cominciare dal M5s: non c’è bisogno di stare a misurare la differenze di accenti fra le varie anime di una “squadra” in cui convivono esponenti che hanno alle spalle sensibilità differenti, talvolta radicate a destra, talvolta in campo del tutto opposto. Ma qui non si tratta di “distinguo” sui “se” e sui “però”: la maggioranza M5s resta aggrappata a un solo voto perché dal gruppo consiliare sono fuoriusciti in quattro. Stiamo parlando di Alessandro Mazzacca, Sandra Pecoretti e Giuseppe Grillotti (che hanno dato vita a “Livorno Libera”) e di Marco Valiani (che ha chiamato la propria formazione “Livorno Bene Comune”). Quest’ultimo ha poi ribattezzato il proprio schieramento “Livorno per Tutti”: l’ha fatto dopo essersi raccordato con l’altra grillina dissidente Monica Pecori che, con le insegne di “Toscana per Tutti”, è subentrata nel maggio scorso in consiglio regionale a Enrico Cantone, che si è dimesso dopo che una giornalista dell’Espresso gli aveva chiesto conto delle sue due società maltesi non dichiarate.

Ad ogni votazione importante in consiglio comunale il M5s ha da fare i conti con i numeri risicati e il rischio di finire “sott’acqua”: basti ricordare il caso della modifica statutaria che avrebbe introdotto il consigliere extra delle comunità straniere senza diritto di voto. Nient’altro che un incidente di percorso, ribadiscono i diretti interessati: ma il movimento si è presentato in ordine sparsissimo fra dubbiosi, assenti, astenuti, favorevoli e chissà cos’altro.

Ma il problema non è solo il rischio di logoramento nell’aula di Palazzo Civico. I numeri dicono anche qualcos’altro: resta storica la svolta con la conquista del Comune da parte dei Cinque Stelle, tuttavia non è stato brillante l’exploit elettorale della lista guidata da Filippo Nogarin al primo turno. Nella scheda per il Comune Nogarin ottiene 16.216 voti, oltre 3mila in meno (19.390) rispetto a quante nello stesso giorno hanno visto gli elettori fare la croce sulle Cinque Stelle nella scheda. E pensare che appena 15 mesi prima, alle elezioni politiche erano stati più di 27mila elettori a scegliere il movimento di Beppe Grillo.

Nell’elettorato in rotta contro il Pd il M5s ha sofferto da sinistra la concorrenza di Buongiorno Livorno e dintorni: 19,0% Nogarin, 16,4% Andrea Raspanti. Anzi, se immaginiamo la parabola dell’elettorato ex vendoliano (Sel) e ex dipietrista (Idv) finita a sinistra del Pd, salta fuori che il candidato buongiornino ha mancato di appena 250 voti la possibilità di prendere il posto di Nogarin al ballottaggio.

Guai a dimenticarsi che nel ’95 con Edda Fagni Rifondazione era il secondo partito a Livorno con oltre 17mila voti: la dote si è poi assottigliata ma alla fine dello scorso decennio l’arcipelago alla sinistra del Pd poteva contare ancora su 11-12mila voti, più della metà dei quali con l’emblema esplicito della falce e martello. Tuttavia anche Buongiorno non rimane indenne da spaccature. Anzi, nel giugno dello scorso anno l’ex candidato sindaco Andrea Raspanti insieme a Giovanna Cepparello, presidente dell’assemblea consiliare e guida dell’associazione che ha dato vita alla lista, escono dal gruppo consiliare («non era più casa nostra»). Resta solo Marco Bruciati. A meno di non incaponirsi a credere che siano mal di pancia del tutto individuali, ecco che si schianta anche l’interessante esperienza di Buongiorno, che forse col suo civismo nel segno dei beni comuni potrebbe avere qualche punto di contatto in più con la lunga traversata di Marco Cannito (e, prima della scissione, valere dunque quasi un quarto dell’elettorato).

Mai così poco centro-destra a Palazzo Civico: negli scranni dell’aula consiliare c’è solo l’ex provveditore Elisa Amato (Forza Italia). Eppure è sufficiente ficcare il naso dentro le urne del voto regionale di due anni fa per accorgersi che la costellazione rappresentata da Fratelli d’Italia, Alleanza nazionale, Lega, Forza Italia e Lega Toscana sfiora il 22% dei consensi. Exploit una tantum? E’ vero che la Lega in precedenza arrivava a stento al 2%, ma anche nel voto 2014 le varie facce di destra o centrodestra mettono insieme qualcosa come 11-13mila voti (superando quota 15mila alle politiche 2013 con sei differenti liste).

E se a sinistra c’è chi teme che “la prossima volta la destra di Matteo Salvini sarà in doppia cifra anche qui a Livorno”, è solo perché si è dimenticato che quella soglia-simbolo il Carroccio l’ha già superata proprio l’ultima volta che noi livornesi abbiamo scelto un partito: 7.666 schede per la Lega, con un 13,8% che ne fa il terzo partito nell’ex rossa Livorno. Con qualche apparente sorpresa anche nel radicamento territoriale: solo in un seggio su dieci raccoglie meno di 30 schede. Di più: in 52 seggi (su 172) il Carroccio ottiene più di 50 voti e in cinque casi si tratta di zone ex rosse come San Marco (tre seggi) o Sorgenti (due). Nelle quattro sezioni elettorali di Shangai Salvini porta a casa 35 voti in media, idem nei tre in Corea. Pochi anni fa in ciascun seggio i consensi alla destra si contavano sulle dita delle mani o poco più.

Ma c’è un “ma” anche su questo lato dello schieramento. C’è Forza Italia che, oltre al volto di Elisa Amato in consiglio comunale, ha al timone Maristella Bottino come coordinatrice. C’è Fratelli d’Italia che schiera Andrea Romiti come coordinatore a Livorno e Paola Nucci come dirigente regionale. C’è Marcella Amadio, per due volte la consigliera comunale più votata in passato, dopo la rottura della contenitore-Pdl si è prima presentata con una propria lista al voto comunale (4,6%) e ora è alla testa in Toscana del movimento sovranista di Gianni Alemanno. C’è la Lega che, dopo un gran tourbillon di commissari l’uno dopo l’altro, ha ora ai vertici Pietro Carella (comunale) e Manuel Vescovi (provinciale), contando anche come responsabile sicurezza e immigrazione su Costanza Vaccaro (in lizza come leader degli alfaniani di Ncd alle comunali nel 2014 dopo esser stata capogruppo Pdl a Palazzo Granducale nella legislatura precedente), oltre ad aver come dirigenti ex consiglieri comunali Pdl come Bruno Tamburini e Massimo Ciacchini.

Ma questo è un match che non si gioca qui. Tutto dipende dallo scenario nazionale (e dalle alchimie della riforma elettorale): se cioè Silvio Berlusconi si alleerà a Salvini-Meloni oppure se ascolterà la sirene del Nazareno per unirsi a Renzi e tagliar via Grillo e Salvini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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