Gioco
Un ex giudice tra i clochard di piazza Dante
Livorno, i giardini della stazione trasformati in un dormitorio tra materassi, cartoni, coperte e carrelli
LIVORNO. Il caldo, l'incessante suono delle cicale che fa da sottofondo, il rumore delle auto che sfrecciano in entrata ed uscita dalla città. E i senzatetto che bivaccano sotto gli alberi, cercando un riparo ombroso dal sole estivo e un posto dove trascorrere la notte. Questo il paesaggio che si apre agli occhi di chi entra o esce dalla stazione ferroviaria.
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Nei giardini di piazza Dante, sono sparsi qua è là dei piccoli accampamenti dove si possono notare materassi, cartoni, coperte, buste piene di non si sa che cosa, carrelli della spesa. Sono gli “alloggi” a cielo aperto dei clochard. In diversi prima bivaccavano sotto il tetto del parcheggio dei motorini, ma adesso la maggior parte si ritrova nel parco per via del caldo. Anche perché una decina di giorni fa i clochard sono stati mandati via da quella zona e, con la stazione che viene chiusa da mezzanotte alle 4.30 di mattina, l'unica alternativa sono i giardinetti. A metà mattinata si deve fare lo slalom tra i giacigli vuoti: almeno ieri c’era una sola persona che ha dormito indisturbato fino a tarda ora. «Sono sei o sette – hanno spiegato le forze dell'ordine – le persone che vivono in pianta stabile alla stazione. Prima che chiudesse di notte, erano più del doppio e c'erano anche tanti livornesi che non sapevano dove andare. Adesso no. Fa caldo e non potendo stare dentro la stazione di notte, hanno trovato riparo nei giardini».
C’è chi si è ritrovato in piazza Dante perchè ha perso tutto ma c’è anche chi lo ha fatto per scelta, e infatti tra coloro che popolano i giardini pubblici il Tirreno incontra un curioso personaggio, ormai noto a chi frequenta la stazione: si chiama Didier, vive da anni in questa zona ed è conosciuto per il suo copricapo di piume. Una sorta di istituzione che molti salutano prima di prendere il treno la mattina o dopo essere tornati a Livorno la sera. Provare a parlare con lui è praticamente impossibile perché è schivo e diffidente. A mala pena risponde alle domande. Inoltre è di origine belga e anche se l'italiano lo capisce e lo parla abbastanza bene, si esprime quasi sempre in francese. Ma tutti alla stazione hanno imparato a volergli bene. Passa le giornate girovagando per il parco e per i giardinetti del viale Carducci, porta con sé un carrello carico di roba (l'altro carrello lo lascia sotto il “suo” albero per marcare il territorio) e come unico compagno di vita ha il suo cane.
«Il cane lo tratta bene – spiega una signora proprio davanti all'ufficio postale – altrimenti glielo avremmo già tolto. Qualche volta gli ho anche regalato delle scatolette di cibo». Su Didier se ne sono dette e se ne dicono tantissime. Lui non vuole parlare di sé ma stando ai racconti di chi è riuscito a conoscerlo bene, Didier era un magistrato e lavorava in Belgio. Poi, una volta andato in pensione, ha deciso di lasciare tutto e tutti e di andare a vivere in strada. Il perché abbia deciso di trasferirsi a Livorno rimane un mistero. Così come sono un mistero quelle piume che porta in testa come ornamento della foltissima chioma castano scura. È sicuro, invece, che continui a percepire denaro, il che rende la storia ancora più incredibile.
«Riscuote la pensione ogni mese – racconta un'impiegata delle poste all'ufficio della stazione – e viene qui spesso, più volte al mese». Questa testimonianza conferma il fatto che Didier abbia lavorato - magari proprio in magistratura, come dice - e che sia forse l’unico clocahard della zona ad avere un'entrata economica fissa. Anche al bar è molto conosciuto. «Viene a fare colazione da noi molte volte – spiega il barista Simone Avanzati – e non ha mai creato alcun tipo di problema. Anzi, è una persona tranquillissima e molto gentile. Passa le giornate nel parco, con il suo cane. A volte scrive dei cartelli incomprensibili e li attacca ai cartelli stradali della rotatoria. Ma è molto schivo, perciò non gli ho mai chiesto per quale motivo lo faccia, anche se sono curioso». Il fatto che vada al bar e alle poste lo rende differente dagli altri.
Avendo poi dei soldi in tasca, raccontano che sarebbe vittima di furti. Ma generalmente è ben visto da tutti, anche da quelli che condividono la sua situazione, visto che è molto generoso. «Senza il suo cane non va da nessuna parte e non ha mai accettato nessun tipo di aiuto. La sua è una scelta ben precisa: vuole vivere così».
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