Gioco
Bagnetti del Poccianti, giù anche il solaio
Livorno, nuovi crolli al gioiello ottocentesco della Puzzolente: era uno stabilimento termale di prestigio
LIVORNO. Il gigante ottocentesco della Puzzolente è ferito, oramai, a morte. Neppure il solaio ha retto al peso dell’abbandono e, dietro alle imponenti colonne, ha deciso si arrendersi. Tra le erbacce e gli scalini quasi invisibili ci sono le macerie di un bene cittadino firmato da uno dei massimi architetti del Granducato di Toscana. Fa male vederli ridotti così i bagnetti del Poccianti, inaugurati nel 1844 e mini-stabilimento termale di successo dell’epoca.
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Ai cartelli di pericolo già da tempo affissi all’edificio fagocitato dalla vegetazione, ecco che negli ultimi tempi la situazione è nettamente peggiorata. Praticamente irrecuperabile. «Prendo atto con grandissima tristezza della fine che sta facendo un bene così importante a livello storico e culturale per la città: è un tesoro della collettività che, è opportuno sottolineare, è di proprietà di un privato», è il commento a caldo dell’assessore alla Cultura Francesco Belais. In passato, insieme al collega ai Lavori Pubblici Alessandro Aurigi hanno fatto un sopralluogo con il proprietario, Uberto Morozzo Della Rocca, al timone dell’azienda agricola Il Limone, proprietaria di tutta l’area.
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L’obiettivo era quello di trovare un possibile accordo per “rianimare” la carcassa storica. Insieme. Così non è stato. Il futuro è nero per quelle vasche dove ancora arriva l’ acqua della Puzzolente, conosciutissima da generazioni di livornesi. In quelle vasche sulfuree anche il chimico Giuseppe Orosi si faceva i trattamenti; così nel 1876 erano circa 10mila le persone che usufruivano dei bagni termali, chiusi al pubblico nel 1897.
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La famiglia che fino a pochi mesi fa abitava in uno dei tre appartamenti al primo piano non c’è più. La struttura è troppo precaria. Nel giardino insieme a quel che resta dei fasti passati, ci sono aimé anche tanti rifiuti gettati a terra. C’è la scaletta di una piscina, ci sono bidoni, resti di sedie, sacchetti. Chissà che direbbe oggi Luigi Comencini nel vedere quell’edificio così bello nel 1960, tanto da essere immortalato nel celebre film “Tutti a casa” con due mostri sacri del cinema italiano, Alberto Sordi e Eduardo De Filippo.
Un tempo nei due corpi semicircolari laterali c'erano proprio i bagni per i trattamenti, otto per area, come si racconta nel volume del 1911 "Dell'acqua minerale sulfurea della La Puzzolente". I due semicerchi oggi si intravedono sotto tonnellate di verde.
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