Il Tirreno

Livorno

«Abusi sessuali sul disabile», resta in carcere l’ambulante arrestato

di Federico Lazzotti
«Abusi sessuali sul disabile», resta in carcere l’ambulante arrestato

Livorno, il giudice ha sciolto la riserva dopo l’udienza di convalida. E intanto spuntano dei video hard sul telefono dell’uomo

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LIVORNO . Resta in carcere il venditore ambulante di origine nigeriana arrestato il giorno di Ferragosto dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di un ragazzo minorenne disabile. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Fabrizio Nicoletti al termine dell’udienza di convalida che si è tenuta giovedì scorso nel carcere delle Sughere. «Non ho nemmeno provato ad abusare di quel ragazzo», ha invece ripetuto il ventinovenne al giudice nel tentativo di difendersi, spiegando anche come e perché i due si sarebbero incontrati nella zona di via Goito lunedì 14 agosto.

Una versione, quella dell’indagato, che per buona parte corrisponde al racconto della vittima, ascoltato nei giorni successivi alla denuncia della madre sia dagli investigatori che da una psicologa. Ma dove e in che termini il racconto del disabile e quello del venditore ambulante sono sovrapponibili e dove invece si discostano l’uno dall’altro? Entrambi hanno confermato di conoscersi, almeno di vista, perché l’adolescente passa spesso da quella strada e il ventinovenne bazzica proprio quella zona.

Lunedì 14 agosto i due si sarebbero dunque incontrati e salutati come era avvenuto nei giorni precedenti. Ma il venditore ambulante, in quella occasione, avrebbe fermato il giovane con la scusa di fargli vedere il nuovo cellulare appena acquistato. All’interno dello smartphone anche alcuni filmati hard che i due avrebbero visto insieme e che gli agenti hanno trovato nel momento in cui hanno sequestrato il cellulare dell’indagato.

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A questo punto i due racconti cambiano completamente. Il ventinovenne arrestato ha raccontato di aver salutato il giovane, mentre il ragazzo disabile ha spiegato si essere stato convinto a seguire quell’uomo in via Bois per poi appartarsi all’interno del giardino delle scuole medie XI Maggio. È qui che si è consumato l’abuso (o comunque il tentativo di un approccio sessuale molto esplicito) dal quale la vittima si è liberato per poi fuggire e raggiungere la sua abitazione.

Quello che è avvenuto dopo lo ha spiegato la mamma del ragazzo agli agenti il giorno di Ferragosto quando si è presentata in questura per denunciare la violenza. La donna – come emerge dall’indagine coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo – ha anche aiutato gli investigatori a risalire al responsabile degli abusi che ha riconosciuto e fatto identificare.  «La cosa che mi stupisce – spiega l’avvocato Luca Mangini, difensore del ventinovenne che in sede di convalida ha chiesto una misura cautelare alternativa al carcere – è che il mio cliente nel caso fosse stato responsabile di quello che gli viene contestato credo che non sarebbe rimasto in zona aspettando di essere arrestato».

Un dubbio legittimo che gli agenti della squadra mobile stanno cercando di verificare nell’ambito di un inchiesta che in ogni caso va avanti. «Si tratta di una indagine delicata – spiegano gli investigatori – che avrà ancora bisogno di tempo per essere chiarita completamente».


 

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