Gioco
Accoltellato in piazza Cavour: «Era una vendetta, voleva colpire me»
Livorno, parla la fidanzata di uno dei dipendenti del kebab dove giovedì 17 agosto è avvenuta l’aggressione: poche ore prima era stata offesa e molestata da due stranieri
LIVORNO. Marina ha 23 anni e da tre convive con un ragazzo di origini turche che ora lavora al bar “Mezzo pieno, mezzo vuoto”, chiuso venerdì 18 agosto dal questore per ragioni di sicurezza dopo l’accoltellamento avvenuto la notte precedente. Accetta di parlare dopo essersi sfogata su Facebook. «Io mi domando – scrive – se sia giusto far perdere quindici giorni di lavoro per un pazzo criminale che viene in negozio ad accoltellare la gente». Ma il suo racconto, decisivo per capire ciò che avvenuto intorno alle una, parte da prima, alle 19,30 di mercoledì, in quello che è stato archiviato come l’episodio di mezzo della striscia di violenze che nell’ultima settimana ha fatto del centro la zona più calda della città.
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Che cosa è successo?
«Sono stata aggredita verbalmente e molestata da due stranieri mentre andavo a prendere il mio compagno al lavoro. Uno di loro ha tirato fuori anche un coltello ma è scappato prima dell’arrivo della polizia».
Si spieghi meglio...
«Io lavoro fino alle 18 e il mio ragazzo stacca alle 20. E spesso lo vado a prendere. Così ho fatto anche mercoledì, ma invece di parcheggiare più vicino al bar, ho lasciato l’auto sugli scali Saffi perché dovevo passare da negozio e prendere un appuntamento. È mentre camminavo che sono stata avvicinata da questi due tizi stranieri. Hanno cominciato a fare delle avances: “Dove vai? Cosa fai?”. Poi sono passati alle offese, l’appellativo più dolce che mi hanno rivolto è stato: “Vacca, vieni qui”».
E lei che cosa ha fatto?
«Non ho risposto e ho continuato a camminare pensando di raggiungere il prima possibile il negozio. Invece quando sono arrivata davanti all’ingresso ho scoperto che era già chiuso. E allora ho cominciato ad avere paura. Mi sono detta: se mi prendono per un braccio e mi trascinano in uno di questi vicoli possono fare di me quello che vogliono perché non c’è nessuno in giro».
Come si è salvata?
«Ho detto a quei tizi che avrei chiamato il mio ragazzo. E così ho fatto. Ho ancora la chiamata registrata: erano le 19,13. Pochi minuti dopo sono arrivata in piazza Cavour con loro sempre alle calcagna e ci siamo trovati gli uni di fronte agli altri».
È nato un litigio?
«All’inizio un confronto, il mio compagno e i suoi colleghi gli hanno detto che ero fidanzata e che dovevano lasciarmi stare. Poi si sono allontanati e dietro all’edicola uno di loro ha tirato fuori il coltello cercando di colpire il mio ragazzo».
E la polizia?
«L’ho chiamata, ma quando è arrivata erano già scappati».
Qualche ora dopo però quello straniero, un tunisino di 26 anni, è tornato al bar?
«Sì, alle 1,30 ho ricevuto la chiamata del titolare del bar. Io e il mio ragazzo eravamo a casa. Mi diceva di chiamare la polizia perché essendo italiana sarebbero arrivati prima. Il motivo? Lo stesso del pomeriggio era tornato per vendicarsi. Aveva in mano una busta piena di bottiglie e le stava lanciando contro l’ingresso del negozio. Clienti e personale si sono barricati dentro. Ma appena hanno aperto lui ha tirato fuori il coltello e ha ferito la prima persona che si è trovato di fronte».
Stavolta però lo hanno fermato.
«Sì, per fortuna. Però in tutta questa storia ci ha rimesso il cliente rimasto ferito e il titolare del bar. È nei loro confronti che mi sento in colpa».
Si è data una spiegazione di quello che è successo?
«Ho tanti dubbi, ho anche il sospetto che i due che mi hanno avvicinato sapessero che sono la ragazza di uno del bar. Purtroppo quel negozio ha la colpa di restare aperto fino alle quattro del mattino e di essere il teatro di questa guerra tra bande. L’ho detto anche alla polizia: imponetegli di chiudere a mezzanotte oppure mettete una camionetta tutta la notte in piazza Cavour, forse così qualcosa cambierà».
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