Sicurezza
Giovani assassini di giovani
Guardi le foto e resti smarrito. Sorridono, anche nelle “segnaletiche”, i ragazzi assassini dell’Isis. L'editoriale del direttore de Il Tirreno, Luigi Vicinanza
Giovani che uccidono altri giovani. Come nelle guerre del passato. Come nella guerra asimmetrica condotta dal terrorismo islamico contro i Paesi occidentali.
Guardi le foto e resti smarrito. Sorridono, anche nelle “segnaletiche”, i ragazzi assassini dell’Isis; il capo del gruppo che ha insanguinato l’estate di Barcellona, Moussa Oukabir, ha solo 17 anni. Ne aveva 25 Luca Russo e dieci anni in più Bruno Gulotta, i due italiani travolti sulle Ramblas “colpevoli” di girare il mondo perché lo ritengono libero. Come tanti coetanei. Perché l’Europa senza frontiere né muri è una conquista degli ultimi venticinque anni. Perché la fine della Guerra Fredda ci ha illuso su un nuovo ordine mondiale pacificato e fondato sul benessere economico diffuso. Giramondo per divertimento, cultura, passione, ma anche per necessità di lavoro. Ecco perché ogni volta piangiamo vittime italiane negli attentati che insanguinano la nostra Europa da quel tragico novembre 2015 di Parigi. Una capitale dell’estate mediterranea, un mercatino di Natale, un aeroporto, un concerto rock: non colpisce mai a caso il terrorismo religioso in nome di un dio senza pace né misericordia. Sono città a noi care; nell’apparente banalità quei luoghi frequentati in modo spensierato dai nostri giovani sono il distillato di un lungo travagliato processo storico, culturale, sociale, economico.
Noi occidentali abbiamo avuto il Secolo dei Lumi, la Rivoluzione francese, gli “ismi” con le tragedie immani del Novecento, l’emancipazione femminile, la concezione laica dello Stato. Le nostre libertà. Che fanno paura ai barbari dell’Isis più di quanto noi siamo disposti ad apprezzarle. È uno strano cortocircuito: più siamo liberi, più siamo odiati da chi ha in odio le nostre libertà. Non dobbiamo consentire al fondamentalismo religioso di strapparcele pezzo dopo pezzo. Ancora di più, dunque, buona domenica.
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