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Ecco il sistema “Hoasy”: sparito un milione di euro
Livorno, dall'indagine sul crac delle due società di abbigliamento emerge un disegno per alterare i bilanci e raggirare il Fisco
LIVORNO . Due indizi non fanno ancora una prova, ma danno comunque il senso di un disegno che si ripete, soprattutto quando permette ai registi dell’operazione di far sparire in due anni un milione di euro tra soldi contanti e capi d’abbigliamento. Come? Intestando le quote di una società a un prestanome oppure alterando i bilanci dell’altra e cedendo a titolo gratuito il marchio. Il tutto continuando a gestire direttamente entrambe le attività, leader nel settore dell’abbigliamento.
È questo il sistema che emerge dagli atti dell’inchiesta sul crac di due società storiche livornesi la S.D.L (Succo di Lana) Lab Srl, fallita il 2 aprile 2014, e la Hoasy Lab Srl, legata allo storico negozio di surf, fallita il 3 dicembre 2014. Secondo il nucleo tributario della finanza, al centro del raggiro tre imprenditori livornesi. A cominciare da Enzo Bargagna, 70 anni, padre del marchio con la palma stilizzata, arrestato il 27 ottobre 2016 e trasferito ai domiciliari. Il pubblico ministero Daniele Rosa ha chiesto per lui e per altri due indagati il processo con l’accusa di bancarotta fraudolenta in concorso. Nei guai anche Gerardo Angioli, 60 anni, e Patrizia Picchi, 66, moglie di Bargagna. Due le contestazioni, separate l’una dall’altra, da parte della Procura.
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CRAC SDL. La prima riguarda la gestione della S.D.L. Lab Srl. Per la bancarotta di questa società sono indagati, in qualità di soci e amministratori, Angioli, Picchi e Bargagna. L’accusa è di aver distratto un attivo di bilancio rappresentato da merce pari a 700 mila euro. Per lo più capi d’abbigliamento che risultano dalla situazione contabile al 31 marzo 2012 ma che non sono mai stati trovati tra i beni societari inventariati dal curatore fallimentare. Inoltre i tre indagati – secondo l’accusa – avrebbero cercato, vista la brutta parata, di sottrarsi ad eventuali responsabilità intestando quote della società a un soggetto e utilizzando un prestanome come liquidatore. Ma non solo perché – sostiene la procura – i tre amministratori hanno anche fatto sparire buona parte delle scritture contabili societarie rendendo impossibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari.
CRAC HOASY. Il secondo capo d’imputazione riguarda invece la presunta bancarotta fraudolenta legata al crac della Hoasy Lab Srl per la quale sono indagati in concorso i soli Bargagna e Picchi. Dagli accertamenti effettuati dagli investigatori, i due amministratori hanno fatto sparire poco meno di 270 mila euro attraverso il trasferimento di merce scontata comprensivo del diritto di utilizzare il marchio, a titolo gratuito nel 2013, alla società Hoasy Tech Limited. Ma dalle verifiche delle fiamme gialle si tratterebbe di una società fittizia con sede operativa a Malta e soprattutto riconducibile allo stesso Bargagna che attraverso questo sistema si è messo nelle condizioni di gestire la società avvalendosi di un amministratore apparente. Infine tra il 2007 e il 2013 gli amministratori della Hoasy Lab avrebbero alterato i bilanci alla scopo di ingannare i creditori ed evitando allo stesso tempo ai soci un esborso per ripianare le perdite ma aggravando in questo modo il dissesto della società, fino al suo fallimento.
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