Gioco
Corallo a Calafuria, la biologa Ispra: «Fermare subito questo disastro»
Livorno, nella vita fa la biologa marina ed è presidente dell'associazione: ecco che cosa rischiano i nostri tesori
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Nella vita fa la biologa marina per conto dell’Ispra, dopo una lunga esperienza in un centro di ricerca di Napoli. Ma anche nel tempo libero Isabella Buttino si dedica interamente al mondo marino e a tutte le meraviglie che custodisce, attraverso il suo impegno come presidente dell’associazione costiera Calafuria. C’è la sua firma – a nome di tutti i soci – nelle due lettere inviate a Comune di Livorno e a Capitaneria di Porto per chiedere un’ordinanza che vieti la pesca con le reti nel “miglio magico”, così da tutelare il corallo rosso e tutte le altre biodiversità.
Ha avuto qualche tipo di riscontro da Comune e Capitaneria?
«No, ancora nessun riscontro. Ma siamo nel ponte di ferragosto e spero di poter avere delle risposte la prossima settimana, perché l’intervento è necessario adesso».
Voi chiedete anche l’istituzione di un Sic (sito d’interesse comunitario) nella zona di Calafuria.
«Sì, ma per questo procedimento i tempi sono lunghi. Sei mesi se va bene, altrimenti un anno. Invece occorre intervenire subito sul disastro che stanno facendo le reti fantasma con un’ordinanza. Anche perché ad ora è l’unico strumento per permettere la salvaguardia del “miglio magico”: il corallo rosso, di per sé, non è ritenuto neanche una specie protetta».
Un’ordinanza simile però potrebbe avere delle resistenze, non crede?
«Ma alla fine parliamo di un solo miglio, nulla di più. I pescatori avrebbero comunque tutto lo spazio a disposizione per la propria attività, contro cui nessuno ha qualcosa da ridire. Inoltre, l’ordinanza che chiediamo vuole interdire soltanto le reti, senza intralciare tutte le altre attività, da quelle didattiche ai subacquei. Insomma, per noi le acque di Calafuria devono restare sempre fruibili per tutte».
Per quanto riguarda il Sic invece a che punto è la discussione?
«Ferma di fatto. La settimana scorsa abbiamo inviato una lettera al Comune illustrando le nostre proposte organizzative su come avviare il percorso con amministrazione e Regione e con gli studi scientifici sulle biodiversità del nostro mare. Vedremo. Certo, è quello il nostro obiettivo, ma i tempi per l’istituzione di un Sic, come ho detto, sono lunghi: dalla proposta della Regione all’ok definitivo dell’Unione Europea trascorrono molto mesi».
Ma ci sono possibilità concrete che questo progetta possa concretizzarsi?
«In effetti i Sic a mare in Toscana sono davvero pochi: le isole di Giannutri, Capraia, Gorgona e qualche scoglio all’isola d’Elba. Non sono molte. Non saprei dire quante possibilità ci sono in effetti, ma noi la porteremo avanti fino all’ultimo la nostra proposta. Anche gli studi scientifici che abbiamo allegato alle due lettere inviate a Comune e Capitaneria di Porto dimostrano come sia importante l’intervento delle autorità per permettere una vera salvaguardia delle biodiversità marine. Servono regole e controlli perché certi comportamenti vengano disincentivati e non si ripetano. La nostra proposta è quella di aprire un tavolo di confronto con tutti i soggetti coinvolti, dal mondo istituzionale a quello dell’associazionismo, così che si possa dare il via ad un percorso condiviso che permetta da una parte la piena fruizione delle acque per tutti e dall’altra la tutela e la conservazione delle ricchezze che ci sono a Calafuria».
Qual è il prossimo passo adesso?
«Aspettare che le istituzioni rispondano al nostro appello». (al. f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Ha avuto qualche tipo di riscontro da Comune e Capitaneria?
«No, ancora nessun riscontro. Ma siamo nel ponte di ferragosto e spero di poter avere delle risposte la prossima settimana, perché l’intervento è necessario adesso».
Voi chiedete anche l’istituzione di un Sic (sito d’interesse comunitario) nella zona di Calafuria.
«Sì, ma per questo procedimento i tempi sono lunghi. Sei mesi se va bene, altrimenti un anno. Invece occorre intervenire subito sul disastro che stanno facendo le reti fantasma con un’ordinanza. Anche perché ad ora è l’unico strumento per permettere la salvaguardia del “miglio magico”: il corallo rosso, di per sé, non è ritenuto neanche una specie protetta».
Un’ordinanza simile però potrebbe avere delle resistenze, non crede?
«Ma alla fine parliamo di un solo miglio, nulla di più. I pescatori avrebbero comunque tutto lo spazio a disposizione per la propria attività, contro cui nessuno ha qualcosa da ridire. Inoltre, l’ordinanza che chiediamo vuole interdire soltanto le reti, senza intralciare tutte le altre attività, da quelle didattiche ai subacquei. Insomma, per noi le acque di Calafuria devono restare sempre fruibili per tutte».
Per quanto riguarda il Sic invece a che punto è la discussione?
«Ferma di fatto. La settimana scorsa abbiamo inviato una lettera al Comune illustrando le nostre proposte organizzative su come avviare il percorso con amministrazione e Regione e con gli studi scientifici sulle biodiversità del nostro mare. Vedremo. Certo, è quello il nostro obiettivo, ma i tempi per l’istituzione di un Sic, come ho detto, sono lunghi: dalla proposta della Regione all’ok definitivo dell’Unione Europea trascorrono molto mesi».
Ma ci sono possibilità concrete che questo progetta possa concretizzarsi?
«In effetti i Sic a mare in Toscana sono davvero pochi: le isole di Giannutri, Capraia, Gorgona e qualche scoglio all’isola d’Elba. Non sono molte. Non saprei dire quante possibilità ci sono in effetti, ma noi la porteremo avanti fino all’ultimo la nostra proposta. Anche gli studi scientifici che abbiamo allegato alle due lettere inviate a Comune e Capitaneria di Porto dimostrano come sia importante l’intervento delle autorità per permettere una vera salvaguardia delle biodiversità marine. Servono regole e controlli perché certi comportamenti vengano disincentivati e non si ripetano. La nostra proposta è quella di aprire un tavolo di confronto con tutti i soggetti coinvolti, dal mondo istituzionale a quello dell’associazionismo, così che si possa dare il via ad un percorso condiviso che permetta da una parte la piena fruizione delle acque per tutti e dall’altra la tutela e la conservazione delle ricchezze che ci sono a Calafuria».
Qual è il prossimo passo adesso?
«Aspettare che le istituzioni rispondano al nostro appello». (al. f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
