Il Tirreno

Livorno

Turismo a Livorno, la città multiculturale (solo su prenotazione)

di Alfredo Faetti
il cimitero degli inglesi
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il cimitero degli inglesi

I siti storici narrano l’intreccio tra popoli, ma è difficile visitarli

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LIVORNO. Nascosta tra i vicoli del centro, le ombre degli alberi e le navate seicentesche, Livorno ha una storia bellissima da raccontare. È stata scritta agli arbori della città da tanti autori diversi: greci, armeni, ebrei, olandesi e qualsiasi altra cultura abbia attraccato in porto. Basta fare un salto in via della Madonna per rendersene conto, con le tre chiese (di San Gregorio Armeno, della Madonna e dei Greci Uniti) una accanto all’altra. Poco più in là poi c’è la sinagoga e ancora la chiesa degli Olandesi, fino al cimitero degli Inglesi in via Verdi. Un bagaglio multiculturale che può essere un’attrazione, ma solo se il turista se ne interessa per tempo: per visitare almeno metà di questi siti infatti serve prenotare la propria visita, altrimenti troverà il cancello chiuso. Per gli altri invece, ad esempio le tre chiese in via della Madonna, il problema è molto meno difficile da risolvere: a metà mattina in pieno agosto sono già chiuse.

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Il Comune di Livorno ne ha fatto anche un tour mirato, inserito nel suo portale del turismo. “Livorno: intreccio di culture diverse”, è il titolo del dépliant. “Un originale itinerario nel centro storico alla scoperta delle origini della Livorno dei Medici, città aperta e tollerante, crocevia di popoli e di culture diverse”. Il tour in sé è davvero interessante: parte dalla chiesa di San Gregorio Armeno e passo dopo passo arriva alla sinagoga, alla chiesa Valdese, al cimitero degli Inglesi e alla Chiesa di San Giorgio, costruita proprio davanti al Camposanto. Il Tirreno ieri mattina ha deciso di provare questo tour, vestendo i panni del turista occasionale che nelle ferie di agosto sceglie Livorno per le proprie vacanze fatte di mare e svago.

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Ma questo turista, ieri mattina, sarebbe rimasto deluso nello scoprire che il tesoro storico custodito in città è chiuso a doppia mandata nel forziere. Certo, il dépliant sul portale del Comune già mette in guardia i visitatori, spiegando che per diversi siti è necessario prima prenotare la visita. Al cimitero acattolico per iniziare, il più antico inglese-protestante d’Italia, nascosto tra gli alberi di via Verdi con le sue tombe monumentali. «Visitarlo è molto complicato - scrive Filippo in una recensione web - Il pomeriggio si può visitare solamente dopo aver fatto richiesta. Complicato, quando sarebbe veramente una bella visita».

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Un peccato insomma, che si ripete quando il turista cerca di visitare la chiesa di San Giorgio, dall’altra parte della strada, struttura neoclassica che racchiude una forte impronta anglicana. Senza avviso non è possibile neanche avvicinarsi alla profonda cultura ebraica livornese. La sinagoga, ieri mattina, aveva il cancello in ferro spesso ben chiuso. Il portone dietro sembrava dare accenni di apertura, ma era solo uno scherzo del vento. L’ingresso infatti è vietato, a meno che non ci sia una prenotazione. Idem per il museo ebraico in via Macali, dove non apre nessuno senza un preavviso.

Le tre chiese in via della Madonna invece dovrebbero, in teoria, essere aperte ogni giorni ad orari ben stabiliti: la mattina fino a mezzogiorno e il pomeriggio per due o tre ore. In teoria, perché ieri mattina, poco dopo le 11, erano tutte chiuse. A San Gregorio, anziché le tracce della cultura armena, occorre accontentarsi delle statue danneggiate dietro le inferiate; i vari altari nella chiesa della Madonna, perfetto riassunto del cosmopolitismo labronico, restano celati dietro un grande portone in legno; in quella dei Greci Uniti, poi, c’è proprio un cartello stampato in A4 con scritto: «chiusa per tutto il mese d’agosto». Ci sarebbe anche la chiesa degli Olandesi, affacciata sugli omonimi scali, ma quella è chiusa da tempo e ormai caduta in disgrazia, tra una facciata decadente e le erbacce che la circondano.

Pensare però quante storie si sono intrecciate in queste vie, quanti popoli, quante ricchezze culturali. Un patrimonio di cui il turista deve accontentarsi della sola facciata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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