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Il Comune sgombererà ex Atl e Chayes

juna goti
Il Comune sgombererà ex Atl e Chayes

Il sindaco: «Dobbiamo iniziare le procedure». Da definire tempi e modi. In via Meyer e nell’ex asilo una trentina di famiglie

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LIVORNO. Il Comune ha deciso di avviare le procedure per arrivare a liberare due degli edifici di sua proprietà che sono stati occupati mesi fa da famiglie rimaste senza casa. Stiamo parlando della struttura che per una vita ha ospitato gli uffici dell’ex Atl in via Meyer, dietro al viale Italia (dove ora vivono una ventina di famiglie, in tutto cinquanta persone), e della palazzina che si affaccia su via Cambini (altre sette-otto famiglie), che era sede dell’asilo villa Chayes. La conferma arriva dal sindaco Filippo Nogarin. Lo abbiamo contattato ieri, dopo che la giunta ha preso in esame un rapporto del settore Entrate e Patrimonio che ha per oggetto le “occupazioni senza titolo di immobili di proprietà comunale”. È stato redatto poche settimane fa, ma è il frutto di un approfondimento iniziato da tempo, almeno da quando, nell’aprile dello scorso anno, Il Tirreno titolò: “Il Comune vuol riprendersi gli immobili occupati”. Nell’ultimo rapporto gli uffici segnalano “nuovamente l’opportunità di porre all’ordine del giorno del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica la questione relativa all’avvio delle procedure di liberazione degli immobili comunali occupati da soggetti non aventi titolo”. Nella lista figurano l’ex sede dell’Atl, le ex circoscrizioni 1 e 3, le ex scuole 4 Stagioni e Chayes, l’ex Cecupo in via degli Asili. L’amministrazione ha intenzione di sgomberare uno o più di questi edifici? «Visto il quadro e la natura degli occupanti (legittimità, residenza, eccetera) – è la risposta del sindaco –, siamo nelle condizioni di dover iniziare alcune di queste procedure. Per questo, in ottemperanza anche a quanto concordato ai Cosp, abbiamo dato seguito a quel rapporto». A quali edifici si riferisce, lo chiarisce subito dopo: «Ex Atl e villa Chayes». Il primo occupato nell’aprile del 2016, il secondo nel luglio successivo. Va detto però che per ora non c’è niente di definitivo, o almeno di ufficiale, su tempi e modi delle procedure. «Un passo alla volta, cominciamo con queste strutture, poi vediamo», si limita a dire per ora il sindaco, considerando la delicatezza della situazione.

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Ma perché questi due edifici? Certo si tratta di strutture da tempo al centro di progetti: per l’appetibile palazzina di via Cambini in passato si è parlato sia di vendita che di uso temporaneo per l’emergenza. Gli ex uffici sono invece in un’area strategica, tra il museo, il nuovo parcheggio e il lungomare. Perché questi due? «Per i numeri» e anche per «la residenza» degli occupanti, risponde Nogarin, facendo capire che: 1) le famiglie da inserire nel percorso legale dell’emergenza sarebbero meno che in altre realtà; 2) ci sarebbero occupanti arrivati da fuori Livorno che dovrebbero essere presi in carico dai servizi di altri Comuni. Un anno fa, secondo gli uffici di Palazzo Civico, in via Meyer c’erano ad esempio più di venti famiglie, una cinquantina di persone, molti migranti e residenti tra Pontedera e Ponsacco. Un dato in parte contestato anche oggi dai sindacati che assistono gli occupanti. «Ma questa non è l’unica ragione», sottolinea il sindaco: «Ci sono anche situazioni legate alla sicurezza per le quali abbiamo la necessità di riprendere in mano l’immobile e di dare un’accelerata». «Oltretutto la Procura – chiosa – sulla questione delle occupazioni chiede a tutti, nell’ambito del comitato in prefettura, un cambio di passo. Ben consapevoli del quadro generale, abbiamo anche la necessità di ottemperare a queste richieste».

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Ok, però solo pochi giorni fa, parlando della Torre della Cigna, sia i vertici della prefettura che il sindaco, di fronte alle richiesta di invio della forza pubblica fatta dalla proprietà e dal custode giudiziario, hanno dichiarato che non c’erano le condizioni per sgomberare. Qui non si ripresenterebbero gli stessi problemi? «Non esattamente – controbatte – perché in questi casi, visti i numeri, siamo nelle condizioni di dare delle risposte alle persone che possono legittimamente avere la necessità di un’emergenza abitativa». «Ma non posso – ripete – rispondere io per i residenti in altri comuni, saranno le rispettive amministrazioni a farlo, altrimenti alla fine vengono tutti a Livorno».


 

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