Il Tirreno

Livorno

Collisione sfiorata tra nave e barca a vela: «Salvi per miracolo»

di Federico Lazzotti
 Collisione sfiorata tra nave e barca a vela: «Salvi per miracolo»

Livorno, la denuncia del comandante della barca a vela Apache: «Il traghetto ci veniva addosso, a bordo anche tre bambini: ho pensato di morire»

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LIVORNO . «Mi sono voltato e ho visto un grattacielo alle nostre spalle, ho pensato: siamo morti. Solo grazie a una manovra incredibile siamo ancora tutti vivi». A diciassette ore dalla scampata collisione con il traghetto Moby Dada, Luciano Mazzei, 76 anni, titolare dell’omonima agenzia immobiliare e appassionato velista, ha ancora la voce che trema per lo spavento. Lunedì pomeriggio era timone della sua imbarcazione, Apache.

«Siamo partiti da Livorno intorno a mezzogiorno diretti all’isola di Capraia – racconta – a bordo eravamo in otto, tra cui anche tre bambini. Le condizioni meteo, tra l’altro, erano ottimali, c’era un vento di maestrale di dodici tredici nodi e una velocità di crociera intorno agli otto». Quello che è avvenuto intorno alle 16,30 quando la barca a vela è arrivata in prossimità dell’isola di Gorgona lo ha denunciato lo stesso Mazzei alla Capitaneria di porto di Capraia dove si è presentato ieri mattina. «Ho visto in lontananza una nave che faceva la nostra stessa rotta – ricorda – ma pensavamo che il capitano, o chi era in plancia di comando ci avesse visto. Avevamo mura a dritta e pensavamo cambiasse direzione in modo da riuscire a passarci a una certa distanza». I

nvece – secondo il racconto del velista – la Moby Dada, partita dal porto di Livorno e diretta in Corsica – ha proseguito nella medesima direzione, senza accorgersi della barca a vela che la precedeva. Pochi minuti dopo il primo avvistamento quello che si sono trovati di fronte Luciano e il figlio Leonardo, che in quel momento erano al timone, è un’immagine che nessun velista vorrebbe mai vedere. «Il traghetto – ricorda Luciano – era a poche centinaia di metri di distanza da noi. Cosa ho fatto? La sola cosa che potessi fare: una disperata manovra per allontanarci dalla sua rotta virando di circa quaranta gradi. La nave – va avanti Mazzei – resasi conto di quello che stava per accadere ha virato a sua volta di novanta gradi sulla sua sinistra».

È grazie a queste due manovre che è stato possibile evitare la collisione che avrebbe avuto conseguenze tragiche per l’equipaggio a bordo della barca a vela. «La nave – ammette ci è passata a circa quindici venti metri di distanza: un miracolo. Quello che non riesco a capire – prosegue – è come sia possibile che sulla plancia di comando nessuno si sia accorto prima della nostra presenza. In un periodo dell’anno come questo, dove in mare ci sono decine di piccole imbarcazioni il rischio è che un giorno possa davvero accadere qualcosa di irreparabile».

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