Sicurezza
i numeri
Una quindicina di edifici pubblici e privati occupati in città
LIVORNO. I numeri dell’emergenza raccontano che oggi in città ci sono almeno una quindicina di medi e grandi edifici, sia pubblici che privati, occupati abusivamente da chi è rimasto senza casa....
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LIVORNO. I numeri dell’emergenza raccontano che oggi in città ci sono almeno una quindicina di medi e grandi edifici, sia pubblici che privati, occupati abusivamente da chi è rimasto senza casa. Sedici, se si considerano anche i locali sopra alla Coop in via Frank.
Sette sono del Comune: le ex circoscrizioni 1 e 3 in via delle Sorgenti e in via Corsica, la Caserma Del Fante in via Adriana, l’ex Atl in via Meyer, l’ex Cecupo in via degli Asili, gli ex asili Chayes e 4 Stagioni in via Cambini e in corso Amedeo. Poi beni dell’Asl, come gli ex distretti di via Ernesto Rossi e di via San Gaetano. E ancora edifici come l’ex stazioncina di via Firenze e il palazzo del Picchetto in via Grande (che risulta del demanio). È privata la Torre della Cigna, finita nelle mani della Bnl e all’asta (più di venti volte) dopo la liquidazione della società proprietaria. È delle suore Paoline la palazzina di via Corcos. In via Borra è stato occupato l’ex palazzo Cassa di Risparmi; sugli scali d’Azeglio il palazzo Maurogordato, di un fondo immobiliare. Quasi tutti chiusi da anni o in attesa di essere venduti. Cinque occupazioni risalgono a prima del 2013, il grosso a partire dalla primavera di due anni fa. Stando ai dati dei sindacati, in questi edifici vivono circa 200 famiglie, almeno 500 persone.
Pochi giorni fa l’assessora al sociale, tra le misure per far fronte all’emergenza, è tornata a citare la possibilità di usare case volano: anche i prefabbricati in classe A, ha confermato ieri, di cui si era già parlato nel 2015 in commissione, facendo l’esempio di Firenze. Ma in questa fase il sindaco sembra escludere come soluzione l’uso di moduli abitativi indipendenti e pensa piuttosto a edifici volano per favorire la rotazione negli alloggi pubblici. «L’idea baraccopoli – dice Nogarin – non mi trova d’accordo». (j.g.)
Sette sono del Comune: le ex circoscrizioni 1 e 3 in via delle Sorgenti e in via Corsica, la Caserma Del Fante in via Adriana, l’ex Atl in via Meyer, l’ex Cecupo in via degli Asili, gli ex asili Chayes e 4 Stagioni in via Cambini e in corso Amedeo. Poi beni dell’Asl, come gli ex distretti di via Ernesto Rossi e di via San Gaetano. E ancora edifici come l’ex stazioncina di via Firenze e il palazzo del Picchetto in via Grande (che risulta del demanio). È privata la Torre della Cigna, finita nelle mani della Bnl e all’asta (più di venti volte) dopo la liquidazione della società proprietaria. È delle suore Paoline la palazzina di via Corcos. In via Borra è stato occupato l’ex palazzo Cassa di Risparmi; sugli scali d’Azeglio il palazzo Maurogordato, di un fondo immobiliare. Quasi tutti chiusi da anni o in attesa di essere venduti. Cinque occupazioni risalgono a prima del 2013, il grosso a partire dalla primavera di due anni fa. Stando ai dati dei sindacati, in questi edifici vivono circa 200 famiglie, almeno 500 persone.
Pochi giorni fa l’assessora al sociale, tra le misure per far fronte all’emergenza, è tornata a citare la possibilità di usare case volano: anche i prefabbricati in classe A, ha confermato ieri, di cui si era già parlato nel 2015 in commissione, facendo l’esempio di Firenze. Ma in questa fase il sindaco sembra escludere come soluzione l’uso di moduli abitativi indipendenti e pensa piuttosto a edifici volano per favorire la rotazione negli alloggi pubblici. «L’idea baraccopoli – dice Nogarin – non mi trova d’accordo». (j.g.)
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