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Livorno

Da Porca Vacca la protesta contro i licenziamenti fa il pieno - Video

Matteo Scardigli
Da Porca Vacca la protesta contro i licenziamenti fa il pieno - Video

Livorno, sindacati, lavoratori e tanti cittadini davanti all'ingresso del ristorante a Porta a Mare: «A Livorno serve occupazione, ma non quella cattiva»

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LIVORNO. Un’assemblea affollata – al grido di «a Livorno serve occupazione, non cattiva occupazione» – si è mobilitata ieri al fianco dei quattro ex dipendenti del ristorante Porca Vacca “accusato” di aver praticato abusi e licenziamenti illegittimi. «Abbiamo messo in piedi una vertenza per questi giovani che non hanno piegato la testa e sono il simbolo della lotta per il lavoro», tuona al microfono Monica Cavallini (Cgil), mentre il responsabile vendite del fast-food affida la propria risposta ad un comunicato stampa (che pubblichiamo in pagina). C'è una rappresentanza trasversale dei consiglieri comunali, ci sono i sindacati, il Coordinamento dei Lavoratori Livornesi, ma ci sono anche numerosi cittadini riuniti sulla camminata di via D'Alesio. E in tanti, spenti i microfoni, si avvicinano per stringere la mano e portare la propria solidarietà a Leonardo Zaru e ai suoi ex colleghi, che hanno appena finito di raccontare le loro versioni ora al vaglio dell'Ispettorato del Lavoro.

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«Da febbraio scorso abbiamo assistito a riduzione immotivata dell'orario di lavoro da full time a part time, inquadramento a livelli illegittimi di tutto il personale e licenziamenti mirati nei confronti delle persone sindacalizzate», elenca Pieralba Fraddanni (Cgil). Che poi prosegue: «Serve una mobilitazione a tutti i livelli per un protocollo che vincoli gli aspiranti imprenditori a regole certe». E Katia Sagretti, licenziata, rincara la dose: «Abbiamo subito intimidazioni, vessazioni, sfruttamenti e ricatti».

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Zaru poi, Rsa diventato con i suoi 28 anni il simbolo di questa vicenda, punta il riflettore su altri casi: «Ci hanno pagato la formazione a Grosseto in voucher, obbligandoci a spendere quei soldi per il pernottamento. A un dipendente è stata annunciata una nota di biasimo se si fosse assentato per la nascita del figlio, non ci hanno mai consegnato i dispositivi antinfortunistici, e per finire ci hanno mandato il messaggino di benservito su WhatsApp».

Poi spunta un altro caso: «Ho scoperto il licenziamento quando ho trovato il Tfr in busta paga», racconta Andrea Galluzzi, sostenuta dalla compagna di lotta Alice Roggiani: «Hanno calpestato diritti e dignità, con aggressioni verbali anche di fronte ai clienti». Il dito è puntato contro il responsabile vendite David Rigoli, che rimane defilato. «Abbiamo tenuto un comportamento lineare, deciderà il giudice», taglia corto, prima di essere bersagliato da qualche insulto da parte di contestatori subito allontanati dalla polizia.

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